Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Omid Hashemi , Life and Death of Marina Abramović

La Galleria Weber & Weber ospita la mostra fotografica “The Life and Death of Marina
Abramović” ad opera di Omid Hashemi, fotografo ufficiale del progetto operistico e
stretto collaboratore della celebre artista performativa Marina Abramović.
L’idea di questa pièce teatrale, meditazione generale di vita e di morte, inizia nel 2007
quando l’Abramović telefona al noto regista teatrale Robert Wilson affinché lui mettesse
in scena la sua morte -“ Solo se posso anche mettere in scena la tua vita” rispose.
All’incrocio tra teatro, opera e arte visiva, il regista d’avanguardia Robert Wilson dirige e
racconta la straordinaria vita e il prolifico lavoro dell’artista Marina Abramović partendo
dalla sua difficile infanzia in una Belgrado controllata dai sovietici. L’opera ha come
protagonista l’artista che recita nei panni di sé stessa e della madre, e vede come coprotagonista
l’attore Willem Dafoe, il tutto accompagnato dalla splendida colonna sonora
e canzoni del cantante e compositore Antony Hegarty.
I racconti di vita dell’Abramović si alternano così a intime canzoni, significativamente come
in “Santi Ascendono”: “Dio condanna / Coloro che feriscono gli altri / Ma cosa pensa / Di
una donna che affligge il dolore / Su sé stessa? La performance ebbe la sua prima
mondiale negli Stati Uniti, al Manchester International Festival nel 2011, e da allora è
stato replicato numerose volte sul palcoscenico con un grande successo di pubblico.
Per la mostra sono state selezionate 12 fotografie dell’artista iraniano Omid Hashemi che
da anni collabora con l’artista serba e insegna la sua Méthode. Omid, osservando dal suo
angolo durante le esibizioni, è riuscito a catturare e restituire ritratti intimi di questo
incredibile pezzo poetico di teatro biografico. Gli elementi macabri dei ricordi di Marina
sono trasformati, capovolti, in qualcosa di meraviglioso e dalle tinte umoristiche. Su sfondi
dai chiaroscuri cangianti si stagliano le figure che, seppur reali visivamente, sembrano
appartenere a un rituale misterico in un affondo nel dramma e durezza dell’esistenza.
L’atmosfera è onirica dove dimensione umana e ultraterrena si confondono acquisendo un
effetto ipnotico – sulle note di Antony: “That is my destiny. I became a Volcano of Snow”.
Omid Hashemi attraverso inquadrature frontali dà vita a sequenze di scatti leggeri e
visionari, fissando abilmente il dramma di una delle più celebri e controverse personalità
dell’arte contemporanea dalla sua nascita fino alla sua ipotetica fine, in un continuo gioco
dove il protagonista resta il proprio corpo e i propri limiti. La rassegna narra i racconti
sopravvissuti di questa “quasi opera”.

Eleonora Tartarelli

Weber & Weber


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