Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Collettiva – L’ altra meta’ le signore dell’arte in mostra

Galleria d’Arte Contemporanea
“STUDIO C”
Via Giovanni Campesio, 39
29121 Piacenza
cell: 348-8703060
E mail: studio.c.immagine@gmail.com

RASSEGNA NAZIONALE D’ARTE

L’ALTRA META’
LE SIGNORE DELL’ARTE IN MOSTRA

26 FEBBRAIO – 10 MARZO 2022

A grande richiesta di collezionisti ed appassionati d’arte, la Galleria d’Arte Contemporanea “STUDIO C” con sede a Piacenza in via Giovanni Campesio 39 organizza, dal 26 febbraio al 10 marzo 2022, una prestigiosa Rassegna Nazionale d’Arte interamente dedicata alla donna dal tiolo “ L’altra metà, le signore dell’arte in mostra”. Come risaputo l’8 marzo è un giorno importantissimo, è la festa delle donne, di tutte le donne. Ma parlare di “festa” è però improprio e riduttivo: questa giornata è infatti dedicata al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, economiche e sociali del genere femminile. E tra queste conquiste, una parte non secondaria è prorio quella riferita al ruolo della donna nel vasto e articolato panorama artistico contemporaneo. Se nel passato la donna artista ha vagato in un lunghissimo oblio, dagli anni “6o” in poi è iniziato un intenso e profondo cammino di studio e rivalutazione della sua azione e della sua ricerca.
A ragione possiamo oggi affermare che la donna, in campo artistico, ha raggiunto una grande maturità, uguagliando, e in moltissimi casi superando, la qualità e la forza dei colleghi uomini.
Questa mostra, che si inaugura il 26 febbraio ed arriva fino al 10 marzo, intende proprio offrire un ampio periodo di riflessione sull’argomento e proporre all’attenzione del pubblico, degli appassionati d’arte e dei collezionisti un gruppo di artiste dal sicuro avvenire. Questi i nomi delle artiste invitate e le province di provenienza: Alondra Dali (PO), Paola D’Antuono (MO), Isabella D’Ortona (PC), Fiorella Manzini (BO), Fiorella Noci (FI), Feny Parasole (CN), Clotilde Rinella (MI), Liliana Scocco Cilla (RA), Fedora Spinelli (FG), Nadia Tognazzo (MI), Laura Zilocchi (R.E).
Alondra Dali (PO): artista messicana che attualmente vive e lavora a Prato, Alondra Dali presenta un curriculum critico-espositivo di grande rilievo con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di Italia, Messico, Francia, Turchia e Stati Uniti d’America.
Attratta fin da bambina dal magico mondo dell’arte, ha frequentato prima l’Istituto di Cultura “Cabanas” di Guadalajara Jalisco e successivamente, per approfondire i suoi studi artistici, le botteghe dei più importanti artisti messicani. Di particolare interesse anche il suo percorso formativo che, partito dal “figurativo”, si è in seguito avvicinato alla Avanguardie Storiche e in modo particolare all’Espressionismo Astratto dove l’intensità emotiva ed espressiva, tipica degli Espressionisti, si unisce all’estetica anti-figurativa e gestuale dei pittori astratti. Di grande forza espressiva le due opere presentate in questa Rassegna. Nella prima (Bipolare), predomina il gesto pulito e sicuro dell’artista, mentre nella seconda, (Limbo), esplode tutta la “vis cromatica” di Alondra e la sua straordinaria capacità di sentire, interpretare e dirigere il colore. Una visione pittorica, quella della nostra artista, che tende sempre alla sintesi di opposte tensioni, che appare nello stesso tempo analitica ed emozionale, progettuale e decostruttiva, comunque aperta sempre, ed in ogni caso, all’intervento e alle incursioni dell’istinto e dell’imprevedibile.
Paola D’Antuono (MO): Nata a Sassuolo, dove anche oggi vive e lavora, Paola D’Antuono è un’artista dal lungo e articolato curriculum critico-espositivo con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia. Poliedrica e comunicativa, interessata a varie e diversificate espressioni creative, ormai da diversi anni è seriamente impegnata a dare corpo e voce a colori e materia che, nelle sue mani, acquistano valori e significati intensi, diventano simbolo e metafora dei nostri giorni, si fanno linguaggio estetico nuovo e contemporaneo. Dopo un avvio figurativo, caratterizzato da un’espressione di carattere prevalentemente naturalistico, la nostra artista ha incominciato a sentire il fascino delle Avanguardie Storiche, dell’Espressionismo lirico e dell’Informale, soprattutto, iniziando quindi una profonda metamorfosi tecnico-espressiva, una fase di straordinario mutamento estetico-formale fatto di colore, gesto e materia. Pittura non più descrittiva, dunque, non più legata alla narrazione del reale, ma tutta d’emozione, tutta concentrata sull’ascolto delle intime pulsioni, dei sentimenti e delle sensazioni. E tutto questo è ben rappresentato nelle due opere che l’artista presenta in questa mostra. Si tratta di opere intense, pulsanti e materiche e sono percorse da crettature, percorsi, solchi, squarci e ferite. Sono simbolo e metafora dell’animo umano, delle ansie e delle paure che affliggono l’uomo contemporaneo, delle insicurezze individuali e collettive che sono alla base dei grandi disagi esistenziali dei nostri giorni.
Isabella D’Ortona (PC): atteso e gradito ritorno di Isabella D’Ortona allo “Studio C” dopo le belle mostre che qui ha tenuto in precedenza. Nata a Cremona, attiva per lunghi anni a Roma e attualmente residente a Piacenza, Isabella D’Ortona è un’artista dal lungo curriculum e dall’intensa attività, con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia e di molte capitali d’Europa.
Numerose anche le sue opere entrate a far parte di importanti collezioni ed Enti Istituzionali: tra queste è senza dubbio da segnalare una grande “Deposizione” collocata a Montecitorio, sede del Parlamento Italiano.
Di tutto riguardo anche il suo bagaglio critico con nomi di rilevanza nazionale: Elda Fezzi, Mario Monteverdi, Giorgio Mascherpa e poi l’indimenticabile Mario Ghilardi, il mio più stretto collaboratore degli anni settanta e ottanta. Nomi che hanno lasciato una traccia indelebile e che, con le loro critiche e i loro saggi, hanno profondamente inciso sul percorso dell’arte moderna e contemporanea. Bellissime e fortemente coinvolgenti le due opere che l’artista presenta in questa mostra. Ancora una volta, dunque, Isabella D’Ortona, con questi lavori ci porta a riflettere sulle grandi tematiche della vita e dell’esistenza, sulla visione di una società in profonda e continua trasformazione, sulla condizione attuale della donna e delle sue quotidiane vicissitudini.
Fiorella Manzini (BO): Nata a Bologna, dove anche attualmente vive e lavora, Fiorella Manzini è un’artista dal lungo curriculum, con mostre personali tenute in prestigiosi spazi pubblici e privati di tutta Italia. Già conosciuta al pubblico piacentino per alcune precedenti esposizioni che hanno sempre riscontrato ampi consensi sia di pubblico che di critica, l’artista bolognese, da sempre convinta ambientalista, in questa rassegna, presenta due opere di particolare intensità, raffinate ed eleganti che, ancora una volta, ci rimandano al tema ambientale, alla salvaguardia della natura e del suo equilibrio. In questa particolare dimensione si viene dunque a collocare la ricerca di Fiorella Manzini che, attraverso quarant’anni di impegno costante, intenso e costruttivo, ha elaborato un proprio indiscutibile linguaggio, un proprio inconfondibile stile. Appassionata del suo lavoro, ha sempre proceduto con metodo e rigore quasi scientifici affrontando varie tematiche, entrando direttamente, con coraggio e determinazione, nelle grandi e urgenti problematiche del tempo e dello spazio. Ha sempre proceduto per “cicli” Fiorella, ( l’albero, le orme, i muri della città, natura silente, rocce ecc. ecc. ) seguendo sempre il suo stile, il suo linguaggio, il suo modo di intendere e concepire la comunicazione artistica, un modo di procedere libero e autonomo, non succube delle mode e del mercato. Da queste osservazioni e da questi dati, raccolti e meticolosamente selezionati, nascono così opere di grande suggestione, leggere e sospese, fortemente attuali e contemporanee dove ogni elemento archiviato, vegetale e non, diventa memoria e ricordo, traccia di vissuto, fossile moderno da inventariare e anche la sua espressione, quando esegue questi dipinti, si fa più segnica e ricercata, quasi un delicato ricamo di derivazione astratta fatto di trame accostate e sovrapposte, di tocchi cromatici appena accennati, di sfumature soffuse e coinvolgenti.
Fiorella Noci (FI): nata a Firenze, ma residente a Impruneta (sempre in provincia di Firenze), Fiorella Noci è un’artista di vasta esperienza e dal lungo e interessante curriculum. Polidrica ed eclettica, è interessata alla sperimentazione di molte e diversificate tecniche che sviluppa attraverso lo studio continuo di nuovi materiali e linguaggi espressivi. Ne sono una chiara ed evidente dimostrazione le sue ormai rinomate “stele” con le quali da’ vita a vere e proprie stratificazioni di vissuto, proponendo elementi arcaici come narrazioni moderne e contemporanee. Partita da una ricerca figurativa, ha poi sentito il fascino delle Avanguardie Storiche ed è così approdata ad un’espressione che potremmo senza dubbio definire Astratto-Informale anche se, in certe occasioni, permangono ancora tracce e memorie di figurativo. Fiorella Noci è altresì impegnata in acampo culturale: è stata socia fondatrice e presidente, fino al 2012, dell’Associazione “Art-Art”, e poi docente di materie artistiche per un lungo periodo. Interessanti e suggestive le opere presentate in questa rassegna: si tratta di due “stele” di grande eleganza estetica e formale. La stele, monumento votivo o commemorativo usato dagli antichi popoli, per mezzo della sua straordinaria fantasia e creatività, diventa mezzo e strumento fortemente moderno e contemporaneo rivestendosi di nuova simbologia e significati.
Feny Parasole (CN): artista che vive e lavora a Cherasco, in provincia di Cuneo, vanta un lungo e interessante curriculum critico-espositivo unito ad un’attenta e proficua attività di ricerca tecnico-espressiva. Poliedrica ed eclettica, pittrice, ma anche scultrice, ceramista e designer, dopo un periodo dedicato prevalentemente al “figurativo” ha sentito il bisogno di una maggiore libertà espressiva e di calarsi, anima e corpo, in dimensioni più intime e raccolte. Così, gradualmente, l’artista si è staccata e allontanata dalla pura e semplice figurazione per indirizzarsi verso una pittura di tipo astratto e informale, concentrandosi in modo particolare sullo studio dello spazio e del segno in una poetica e rarefatta atmosfera simbolica tutta ispirata alla vita, all’esistenza e alle problematiche della nostra complessa e difficile contemporaneità. Colpisce, nell’espressione di Feny Parasole, l’essenzialità della rappresentazione, ma, soprattutto, l’eleganza e la raffinatezza dell’esecuzione e del “prodotto finito” che si riveste sempre di una magica e straordinaria leggerezza anche quando l’artista ricorre all’uso di svariati e diversificati materiali come corde, fili o pietre. Così le sue opere, pur nell’uniformità cromatica e nella sintesi espressiva, riescono a portare l’osservatore verso una dimensione ideale e ponderata dove, in perfetta armonia, lo spazio fisico si unisce a quello mentale, la realtà al sogno e alla poesia, il libero pensiero alla riflessione e al mistero esistenziale.
Clotilde Rinella (MI): nata a Termini Imerese (PA), ma residente a Milano, Clotilde Rinella è docente di disegno e storia dell’arte. Intenso e variegato il suo curriculum critico-espositivo fatto di mostre, personali e collettive, tenute in prestigiosi spazi pubblici e privati di tutta Italia. Sue opere figurano inoltre nel Museo Internazionale di Cupramontana (AN) e nel Civico Museo “Parisi-Valle” del comune di Maccagno (VA). Ciò che a prima vista colpisce, nell’espressione di Clotilde Rinella, sono le immagini femminili che si stagliano, nette e pulite, tra terra, cielo e mare facendosi gradualmente storia, memoria e racconto. In esse troviamo la leggerezza della poesia, la freschezza dell’invenzione, ma anche, e soprattutto, la forza del mito o dei vari miti che nel tempo hanno compreso e trattato il mondo e la tematica femminile. Donna come bellezza estetica e spirituale, fonte ispiratrice di sogni e avventure, inesuribile ricerca di perfezione e autoaffermazione. Espressione intensa e sentita e percorsa sempre da una forte simbologia dove anche i vari paesaggi che fanno da sfondo alle opere, mare, alberi, animali subacquei, piccoli volatili, diventano specchio e immagine di forza generatrice. Clotilde Rinella, come giustamente osserva la giornalista Alessia Delisi “imita l’armonia della natura creando proporzioni dove non appaiono che differenze, persegue nella materialità di quei corpi erotizzati un fine quasi metafisico, di creazione universale.” Allora anche il tempo, “che nella realtà scorre inesorabile verso la sua fine, nella finzione dell’arte può venire sospeso, se non addirittura fatto retrocedere…”.
Liliana Scocco Cilla (RA): Nata a Pola, nell’Istria italiana, ma residente a Ravenna dall’età di undici anni, Liliana Scocco Cilla è ormai un’artista di rilievo internazionale e vanta un curriculum critico-espositivo di grande rilievo fatto di mostre, personali e colletive, tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa e in svariati Paesi extraeuropei. E’ inoltre universalmente riconosciuta come caposcuola del “Digitismo”, l’arte di dipingere solo ed esclusivamente con le dita, senza l’ausilio degli ormai noti e tradizionali strumenti quali spatole e pennelli; dipingere, cioè, entrando direttamente in contatto con la materia, i colori e il supporto senza avere la mediazione di alcun mezzo artificiale. Lo scopo è quello di dare vita ad un rapporto totale e diretto tra le forme create e la forza interiore dell’artista, di unire anima, corpo e mente al soggetto che si sta realizzando fino a diventare, con esso, una sola ed unica cosa. Ecco perchè l’espressione di Liliana Scocco Cilla, come più volte mi è capitato di sottolineare, è soprattutto arte di emozione e dunque immediata e spontanea, varia nell’ispirazione e nello stile, capace di dare vita ad opere dal carattere differente, che possono spaziare dal Figurativo all’Astratto per giungere fino all’Informale come ben dimostrato dalle due opere che l’artista ha scelto per questa mostra di Piacenza: qui infatti l’artista ravennate sembra aver ridotto al minimo ogni riferimento figurativo per concentrarsi quasi unicamente sull’espressione Informale, sul gesto libero e deciso, sul colore usato in libertà e steso a masse compatte che sono state poi addomesticate, incise e scavate dalle mani e dalle dita. Espressione sempre libera e istintiva, quella di Liliana Scocco Cilla, e ancor di più nelle opere informali in quanto non imbrigliate da forme e confini, da elementi descrittivi e/o limiti spaziali.
Fedora Spinelli (FG): artista pugliese che vive e lavora a San Severo (FG), Fedora Spinelli vanta un variegato e interessante curriculum critico-espositivo fatto di innumerevoli mostre, personali e collettive, tenute in tutta Italia e nelle principali capitali d’Europa. Da segnalare inoltre un lungo e costruttivo periodo dedicato al Metaformismo di Giulia Sillato e il suo impegno nell’aderire alle mostre e alle varie iniziative del gruppo. Articolato e complesso anche il suo percorso artistico che, dopo il traguardo accademico, ha conosciuto vari momenti e ha spaziato dall’insegnamento alla pittura con periodi di forte lirismo dedicati anche alla poesia. Gradualmente e attraverso un’approfondita opera di studio e ricerca, la nostra artista è così pervenuta ad un’espressione originale ed autentica al cui interno convivono diversificate tecniche espressive (olio, smalto e affresco). Espressione senza dubbio Astratta, quella di Fedora Spinelli, con evidenti richiami all’Informale soprattutto quando, con libertà gestuale e freschezza di tocco, libera sulla tela emozionate e suggestive pennellate, morbidi tracciati, reticoli e percorsi. Con le sue opere Fedora attira così lo sguardo dell’osservatore all’interno della sua trama visiva e dentro l’illusoria dimensione dello spazio della rappresentazione in una scansione geometrica senza fine e in una prolungata vertigine prospettica capace di stupire e creare magiche e straordinarie sensazioni. Fortemente attuali le due opere che l’artista ha scelto per questa mostra piacentina “femminicidio” e “filo rosso”. Ancora una volta, dunque, Fedora Spinelli si dimostra vera e grande artista, entrando con cultura e sensibilità in una delle più sentite ed urgenti problematiche dei nostri giorni.
Nadia Tognazzo (MI):: nata a Milano, dove anche oggi vive e lavora, Nadia Tognazzo è un’artista di lunga e provata esperienza, con mostre prestigiose tenute in spazi pubblici e privati di tutta Italia e di molte capitali europee. Dopo varie esperienze con la pittura ad olio rimane affascinata dalla tecnica dell’acquerello che approfondisce e perfeziona sotto la guida dei maestri Angelo Gorlini e Anna Pavesi. Da allora l’acquerello è rimasto la sua tecnica preferita in quanto più congeniale alla sua sensibilità artistica. Attualmente tiene corsi di acquerello a Milano presso la sede dell’A.I.A. e durante l’estate in Svezia in uno stage organizzato dall’Akvarellcenter (centro per l’acquerello) di Stoccolma. Bravissima acquerellista, dunque, Antonella Bertoni, che, con questa mostra, mi riporta a parlare della “pittura ad acqua” dopo un lungo periodo di pausa, quando, negli anni ottanta, curavo le mostre di Aldo Raimondi, Alfredo Zecca, Alvaro Mairani ed altri ancora.
Anche l’artista lombarda si esprime con sicurezza e personalità in una tecnica, quella dell’acquarello appunto, difficilissima e piena di insidie, dove non è possibile commettere errori o avere pentimenti. Nadia Tognazzo ha oggi raggiunto una piena maturità professionale che rivela nei tagli compositivi, nelle essenzialità delle composizioni, nelle proiezioni lunghe dei suoi paesaggi che si presentano puri e inondati di luce. Ma quello che più colpisce, nell’espressione di questa bravissima artista, sono proprio le atmosfere e cioè la sua straordinaria capacità di entrare in sintonia con la natura, con i suoi silenzi, i suoi ritmi e le sue pause. Un linguaggio intenso, quello di Nadia Tognazzo, che rivela indubbiamente tanta esperienza, tecnica e abilità, ma anche e soprattutto, tanta partecipazione, anima e sentimento.
Laura Zilocchi (R.E): nata a Guastalla e residente a Brescello, Laura Zilocchi è personaggio di vasta cultura e dai molti e diversificati interessi. Oltre che artista, infatti, è anche scrittrice e coltiva in modo particolare la passione per la storia, l’archeologia e la storia della gastronomia. Dopo un avvio figurativo, con opere rivolte per lo più alla descrizione del paesaggio padano, Laura ha sentito il fascino
delle Avanguardie Storiche ma ha avuto una naturale e indubbia predilezione per l’Astrattismo: non l’Astrattismo Geometrico di Piet Mondrian, piuttosto freddo e matematico, ma per quello più libero e spontaneo, più lirico e musicale di Joan Mirò e Vasilij Kandiskij. A tutto questo, però, la nostra artista ha saputo aggiungere intuito e invenzione, novità e freschezza affrancandosi con decisione da ogni condizionamento culturale e proponendo un’espressione autentica e vera, un linguaggio ed una cifra stilistica che sono solo ed esclusivamente suoi.
Così, attraverso la forma astratta, Laura Zilocchi ha trovato la propria strada, il proprio codice espressivo: una pittura fatta di creatività e fantasia, di luce e colori sulla quale inserisce i suoi segni, le sue traiettorie, le sue scritture. Pittura segnica, quella della nostra artista, ma arricchita da felici intuizioni spaziali, da un innato e prorompente gusto cromatico che, sovente, lascia intravedere un certo divertissement esecutivo, quasi una forma di liberazione interiore quando la sua sintesi grafica riesce a farsi talmente immediata e istintiva da rasentare, come nelle due opere presentate in questa rassegna, la dimensione dell’Informale, dove tutto diventa luce e colore, fantasia ed emozione.
La Rassegna, che sarà illustrata dal gallerista e critico d’arte Luciano Carini, chiuderà il 10 marzo.

ORARI: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30
Lunedì, giorno di chiusura

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