Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Studio aperto

Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti.
Noi non possiamo, ad esempio, avere la sensibilità e la vita interiore degli antichi Greci. E se in scultura tentassimo di adottare i loro principi non faremmo che produrre forme simili alle loro, ma prive di anima.
La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo, e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta.
L’anima, tramontata l’epoca della tentazione materialista (a cui stava per cedere, ma che ha superato proprio come si supera una tentazione), si risolleva, temprata dai conflitti e dalla sofferenza.
L’artista cercherà di suscitare sentimenti più delicati, senza nome. La sua è una vita complessa, relativamente aristocratica e le sue opere daranno allo spettatore sensibile emozioni sottili, inesprimibili a parole.
In ogni quadro è misteriosamente racchiusa un’intera vita, una vita piena di dolore e di dubbi, di ore d’entusiasmo e di luce.” Così scriveva, all’inizio del novecento, della sua arte e dell’arte in generale Wassily Kandinsky nel suo “Lo spirituale nell’arte”. Corsi e ricorsi storici all’inizio del 2000 la situazione si ripresenta con maggior “virulenza”…
Il mio lavoro è giunto ad essere un viaggio all’interno della mia anima attraverso l’utilizzo di tecniche che spaziano dall’analogico al digitale. Tecniche da me definite “ibride” già nella mia mostra personale al PAN di Napoli del 2009 (catalogo ELECTA). Il “come” di Kandinsky. La tecnica ibrida mette in collegamento l’artista con il contemporaneo anche digitale e tecnologico. Le tecniche sono il mezzo per intraprendere questo viaggio all’interno della mia anima. Questo processo crea delle mappe, le opere, che danno sia a me che agli spettatori la possibilità di accedere alla propria anima.
Il mio viaggio avviene lentamente attraverso la realizzazione delle mie opere. Il rapporto tra le forme e i colori che metto sulla tela mi spingono a creare altre forme e altri colori che permettono un viaggio sensoriale attraverso le immagini indistinte che sento dentro di me. Mentre realizzo il quadro si avvicendano colori e forme che sono il film che una telecamera il cui obiettivo, rivolto verso il mio spazio interno, riprende. Questo spazio particolare interno, non materiale, che viene fuori man mano che la realizzazione dell’opera procede è appunto la mia anima che appare in immagini che definisco, dunque, spirituali. Ne sono convinto. Molto spesso mi sembra di aver ripreso sulla tela tutto ciò che vive si muove e ha senso nel mio spazio interno, quello spazio che ho definito “anima”. Allora mi fermo e comincia un lungo periodo di studio dell’opera. Cè uno strano, silenzioso, misterioso colloquio che avviene tra me ed essa. Una forma di ri-conoscenza, uno sdoppiamento che cerca l’empatia tra la mia anima e l’opera. Questo lavoro fermo, immoto, silenzioso, misterioso si esplica attraverso una infinità di dati che hanno accresciuto nel tempo la mia consapevolezza riguardo l’esistenza di questo meraviglioso e pericoloso spazio interno. Il viaggio diventa a questo punto un’avventura e gli attrezzi a disposizione sono la cultura, gli avvenimenti della vita vissuta nel rapporto con altri attraverso i più svariati sentimenti che potrebbero andare dall’amore all’odio, dal bene al male; sentimenti, emozioni, passioni, dolori, ferite, gioie, erotismi, delusioni, speranze, esaltazioni, aspirazioni, entusiasmi, depressioni, sconforti, acredini, allegria, egoismi, sensazioni, paure, piaceri, dispiaceri, offese, tagli, cure, azzardi, giochi, follie, ricordi, sforzi, riposi, sogni, amori, morte… tutto si avvicenda e si muove dentro lasciando orme, segni, colori, materie, luci, ombre, misteri, miti, favole, racconti, storie, avvenimenti, armonie, rotture, cadute, salite, discese, chiaroscuri, penombre, albe, tramonti…
Un viaggio lungo il tempo di un’opera. Un viaggio che alla fine è l’immagine della mia anima. Tutto ciò coinvolge lo spettatore, il quale attraverso la vista ri-conosce cose, immagini, colori, sentimenti e tutto un bagaglio di materiali spirituali propri: abbandono, affetto, agape, amarezza, amicizia, amore, angustia, angoscia, ansia, appagamento, inquietudine, apprensione, calma, commozione, compassione, confusione, delirio, delusione, dignità, disgusto, disperazione, dispiacere, eccitazione, estasi.
Lo spettatore affronta un viaggio “animografico” che lo coinvolge interamente.
Questo è il mio lavoro.

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Lello Masucci Art Studio


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