Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Progetti bruciati di Baran. A cura di Melania Ruggini

L’architettura italiana versa in un stato generale di crisi: la politica si inserisce prepotentemente nella filiera; la meritocrazia è scarsamente premiata; la progettualità non è abbastanza tenuta in considerazione dal sistema. Con il nuovo ciclo di opere dal titolo Progetti bruciati Baran esprime questo disagio personale e professionale mediante la mise en abyme dei suoi progetti su carta. La denuncia parte dalla vicenda autobiografica e diventa urgenza di condivisione: ne esce una versione anticonformista e coraggiosa, partendo dalla profonda e sofferta riflessione sullo stato di salute dell’architettura contemporanea italiana.
I Progetti bruciati ricordano i lacerti di tanti affreschi salvati da Baran durante la sua attività di architetto nei vari restauri di edifici storici; sono i cruciali e preziosi frammenti della cultura italiana sui quali affondare le radici per una rinascita collettiva. Taluni hanno le sembianze di antiche mappe geografiche o di isole emerse, in cui i bordi consumati assomigliano a lembi di terra che si affacciano sul mare. L’intero percorso espositivo all’interno del Septem Maria Museum può essere paragonato alla mappatura di un cambiamento radicale e praticabile, che prende vita dalle macerie culturali e storiche della nostra civiltà per sopravvivere alla mediocrità generalizzata.
La ricerca di Baran parte dal principio secondo cui il progetto è l’espressione di un articolato concetto, frutto di un’analisi profonda della storia, dei luoghi e del paesaggio, interpretati mediante forme e materiali. Da qui l’artista preleva i propri progetti e li rende vitali attraverso i principi fondatori dell’architettura vitruviana: l’aria, la terra, il fuoco e l’acqua. In pratica, l’elaborato progettuale è ossidato all’aria, strisciato a terra, bruciato dal fuoco e spento dall’acqua. Il risultato finale è costituito dai brandelli di un progetto deturpato dall’azione dell’artista e dai fenomeni naturali primari per i quali era stato pensato. Dall’interpolazione materiale il progetto bruciato passa al vaglio della tela bianca, simbolo del vuoto generato dalla società contemporanea, in cui i progetti sono relegati ai margini, confinati nel non luogo dell’oblio per impedire alla creatività di spingersi più in alto, di osare, di giocare a dadi con l’universo. In questo procedimento creativo, Baran si confronta con la transitorietà del suo tempo e i Progetti bruciati ne riflettono la fugacità fisica e concettuale: la carta invecchia per effetto della luce e dell’aria, parimenti ad un’architettura esposta alle intemperie e al deperimento dei materiali.
Per la mostra personale presso il Septem Maria Museum l’artista creerà un’installazione site specific in dialogo con gli spazi dell’ex idrovora.

Nota biografica
Baran nasce a Venezia nel 1964. nel 1992 si laurea in Architettura presso la Facoltà IUAV di Venezia. Il ventennio dedicato alla professione lo conduce a maturare un’architettura artigianale fatta di dettagli, matericità ed equilibrio; progetta nuove architetture tra ville, alberghi, teatri, residence, impianti sportivi. Si occupa anche di restauro monumentale, approfondendo tematiche storiche e archeologiche. Nel 2011 si ritira nella campagna ferrarese e decide di cambiare rotta: rendere pubblica la sua espressione intellettuale e culturale, la sua arte, personale ed intimista, che era rimasta latente dietro il mestiere palladiano. Dopo lunghe ricerche ed elaborazioni nel campo della pittura e della scultura concettuale, Baran riflette sulla sua professione di architetto e decide di parlarne con “Progetti Bruciati” e “Progetti scavati ai margini del mondo”. Nel 2013 le sue opere iniziano ad essere esposte presso importanti fiere e gallerie con buoni riscontri di critica e pubblico, in particolare a Roma, Padova, Vienna e Budapest. Nel 2014 espone con successo a Londra.

Col patrocinio di: Comune di Adria, Consorzio di Bonifica Adige Po, Pro Loco

www.baranart.it
Info: 349 2595271; melaniaruggini@gmail.com

MeRu

Melania Ruggini è curatrice e storica dell’arte. Si laurea con il massimo dei voti in Storia dell’Arte Contemporanea, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Esordisce come assistente di galleria presso importanti gallerie d’arte italiane, come Studio d’arte Cannaviello di Milano, galleria Estro di Padova, Vecchiato New Art Gallery di Padova, galleria Studio Legale di Caserta. Successivamente si perfeziona nel settore della comunicazione in qualità di capo ufficio stampa presso Studio Pesci di Bologna, specializzati nell’arte contemporanea; diventa giornalista pubblicista e scrive per alcune riviste. Dal 2010 diventa freelance nel settore dell’organizzazione eventi/mostre e nel settore della comunicazione. Dal 2012 è ideatrice e curatrice del festival DeltArte, il Delta della creatività, kermesse annuale itinerante dedicata agli artisti under 35 e alla loro valorizzazione.


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