Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Codici umani: Se mi dichiari guerra io t’amerò lo stesso

Nelle opere di Alfonso Auriemma si incentrano le ricerche interiori che nella ricerca di un bello struggente, si dedica ai codici delle umane vicende, e con le loro credenze e allo stesso tempo verità da seguire, sono le pietre miliari per la sua ricerca, dove santità e senso dello spazio/tempo si incrociano con giardini fluttuanti dove l’ambiente è solo un contenitore dove gli specchi e le aperture sono fuggevoli aliti di vita che l’artista tratteggia con il desiderio di rappresentarne l’essenza piuttosto che la materia. I colori sono rarefatti come le figure che nel senso stretto dell’armonia trovano posto nello spazio di memoria e memorie, che sono figlie dei secoli passati, e dove le leggi del tempo portano nell’infinito, il racconto dei cavalieri e le scene familiari in un contesto di racconto provenzale. Il segno è pellegrino, e nelle opere di Alfonso Auriemma è la congiunzione tra i tanti segni degli artisti passati e l’onirico che nell’artista si traduce nella catarsi in cui rielabora il tempo passato, e ne consegna una personale visione surreale, dove se in Egon si compie il senso della vita trattato da Freud; in Auriemma la scissione tra reale e santità è ricercata e voluta proprio per rappresentare la differenza tra il pensiero della ragione e quello trascendentale, e lui che nella razionalità scientifica ricerca le carte migliori e le contamina con la tela, dove le nature diverse dei materiali corrispondono alle nature diverse dei racconti, dei sogni stessi, che son fatti del nulla, se non poi ritrovarci nella memoria esperienziale che li rende possibili letture di un bimbo alla ricerca delle bugie della realtà. Opere istintive, che istintivamente piacciono, per la loro natura romanzata, dove l’illustrazione e il senso della memoria familiare, sono l’aia e il cortile, le stanze e gli eserciti bambini, dove tutti si incontrano in campagna, e i cavalieri con le loro insegne sono la rappresentazione di tempi epici, dove i re e le regine avevano la bellezza come riferimento di elevata condizione, ma che nella ricerca pittorica dell’artista sono segni di un tempo che non lo prenderà mai, prendendo spunto dal titolo di una sua opera. Insomma, un sogno surreale che è ricerca di una condizione umana che ne codifica il senso di bellezza da raggiungere. Ma Auriemma propugna l’amore come tema umano, porgendo l’altra guancia come lui stesso scrive: ““Se mi dichiari guerra io t’amerò lo stesso” …..che vuole essere una sfida, una provocazione, una denuncia di ciò che accade nel mondo ma anche una speranza, un incoraggiamento, un modo di comportarsi insolito ed eroico”.

Gianni Nappa

artgyz

Ideatore e curatore dell'artperformingfestival, unico al mondo a proporre 15 giorni continui di performance. Si è svolto per le prime due edizioni a Napoli. Critico d'arte e curatore di arti visive e incentrate sulla sperimentazione.


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