Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Carlo Alberto Cozzani – Free Animal

Galleria d’Arte Contemporanea
“STUDIO C”
via Giovanni Campesio, 39
29121 Piacenza
cell: 348-8703060
e mail: studio.c.immagine@gmail.com

MOSTRA PERSONALE DI CARLO ALBERTO COZZANI

FREE ANIMAL

9 – 21 NOVEMBRE 2019

Alla galleria d’Arte Contemporanea “Studio C” di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato 9 novembre, alle ore 18, la mostra personale di Carlo Alberto Cozzani dal titolo “Free Animal”.
Ritorna dunque a Piacenza Carlo Alberto Cozzani, dopo la fugace ma significativa apparizione nella rassegna “Sei Maestri del Contemporaneo in mostra” dove le sue opere avevano profondamente colpito e interessato critici d’arte, esperti e collezionisti.
Vi ritorna, questa volta, con un’intera mostra personale dedicata all’ultimo periodo della sua produzione, ponendo sul tappeto nuove domande, nuovi input, nuovi e avvincenti interrogativi su vita, arte e cultura.
Architetto, pittore e docente universitario, Carlo Alberto Cozzani possiede da sempre una viscerale passione per l’arte, passione che non lo ha mai abbandonato e che continua a coltivare con rinnovato interesse. Espressione intensa, questa di Cozzani, sostenuta sempre da grande rigore e grande cultura, che trova linfa e nutrimento nelle pieghe complesse della nostra contemporaneità ma che si sviluppa e realizza attraverso la conoscenza e l’approfondimento delle Avanguardie Storiche con particolare riguardo per l’Espressionismo e l’Informale. Nell’atmosfera di sperimentazione permanente che caratterizza l’arte contemporanea, il materiale scelto, ma soprattutto la metodologia d’impiego di tale materiale, diventa spunto fondamentale difficilmente separabile dal concetto. Ai nostri giorni infatti, e specialmente da Duchamp in poi, l’idea è considerata essa stessa “materiale” prezioso e fondamentale. Nel caso di Cozzani, il materiale scelto è, senza dubbio, la pittura ad olio o ad acrilico, ma ciò che colpisce e lo differenzia dagli altri è proprio il suo utilizzo, il modo di farlo comunicare e interagire con l’artista e il tempo, con l’artista e lo spazio. Le sue opere, infatti, nascono da un particolarissimo rapporto con la materia, sottoposta a stress continui e calcolati, voluti e controllati, pressata e distorta fin quasi al suo dissolvimento: è la tecnica del calco e dell’impronta eseguita e ripetuta fino ad ottenere, dello stesso soggetto, più copie e versioni, ma tutte diverse, ognuna con un proprio timbro, una propria intensità, una propria, inconfondilbile anima. Così ogni opera di Carlo Alberto Cozzani è figurativa e al tempo stesso non lo è. La realtà che vi troviamo non è quella riconoscibile, ma la sua anima alterata, modificata non soltanto dalla spinta o dalla pressione effettuata, ma anche dal trattamento pittorico e dal modo in cui l’immagine viene collocata sul supporto scelto e voluto dall’artista. Pittura che diventa fotogramma del divenire in quanto la sua strategia compositiva crea di continuo nuove e inaspettate potenzialità espressive, situazioni dinamiche dove colore e segno costruiscono accordi, corrispondenze, equilibri instabili. Al massimo livello di concentrazione i ritmi si accentuano, le tensioni si fanno più acute, i colori passano dal chiarore all’offuscamento e i segni provocati dalle sovrapposizioni creano forti interferenze tra luce e ombra. Questa stringente dialettica e questo modo di procedere rafforzano nel nostro artista la convinzione che l’atto pittorico non risponde affatto a vincoli prefissati, ma segue piuttosto l’inquietudine del presente, la voce intima e segreta dell’emozione.
Allora il gesto ripetivo e artigianale del pittore rende percepibile nell’opera la sua dimensione temporale, la durata dell’azione oltre che la sua ampiezza nel tempo e nello spazio. Carlo Alberto Cozzani, insomma, ha fatto della fragilità e del mutamento un vero e proprio linguaggio e tutte le sue opere portano dentro un qualcosa di effimero e delicato, rispecchiano la realtà dell’esistenza, l’incessante e naturale trasformarsi di una cosa in un’altra e l’dea, fortissima, che ogni lavoro non sia congelato nel tempo, ma viva e muti attraverso di esso. Proprio per questo, allora, le sue figure e le sue vibrazioni cromatiche ci appaiono come leggerissime ed eteree apparizioni, quasi non avessero il coraggio di emergere da una dimensione onirica e immaginativa, ma pronte per spiccare nuovi voli, nuove e impensabili metamorfosi.
La rassegna, che sarà introdotta dal critico d’arte Luciano Carini, chiuderà il 21 novembre.

ORARI: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30.
Lunedì, giorno di chiusura

lucianocarini


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