Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Andrea Astolfi – DSCF9275 a cura di Antonio Zimarino

Entriamo improvvisamente in un luogo dove ci troviamo immersi in una bolla percettiva fatta di sonorità, immagini distorte e colori irrazionali; ci poniamo di fronte alla difficoltà di interpretare brandelli e intuizioni di realtà dentro quest’esperienza estetica pressoché totale, immaginando il progetto concettuale dell’artista, tentando di interpretarla valutando l’effetto, la differenza con il reale, la dissociazione tra vissuto e percepito e quant’altro di concettualmente o fisicamente riusciamo a cogliere. Cosa ci vuole o ci può dire tale esperienza?
Tutto questo, la condizione in cui ci troviamo non è in realtà un “progetto” ma una sorta di scoperta-rivelazione legata ad un evento casuale che l’artista ha colto come contraddizione dal logico, come inattesa rivelazione di una anormalità “generativa” di displacement e quindi, di necessaria ricerca di compensazione.
Nasce tutto dalla casuale scoperta di una macchina da ripresa ormai difettosa, che riesce solo a distorcere luce e forme, quando invece il suo compito, il senso e la funzione dell’oggetto, sarebbe stato quello di provvedere alla registrazione tecnica della realtà oggettiva. Il difetto, il guasto trasforma l’oggetto “logico” in un produttore inconsapevole di straniamento, in un generatore indeterminato di effetti potenzialmente “artistici”, in una epifania di imprevedibile dissociazione rispetto a quel reale che avrebbe dovuto documentare.
L’artista rimane folgorato concettualmente da qualcosa che non si poteva prevedere o progettare come espressione, ma qualcosa di estetico che si è “dato da sé”, generato da un errore tecnico, da un guasto nella procedura prevista e progettata, dalla deviazione incontrollabile del “telos”, della finalità stessa dell’oggetto elettronico.
Ciò che genera nell’artista la domanda sul “significato” ovvero sul possibile “senso” di questa epifania “fuori luogo” è dunque l’“anomalia”, l’aporia della logica della macchina, la deviazione imprevista del flusso ordinario delle cose. L’errore, l’imperfezione trasformano il nostro modo di guardare, da “logico” ad “estetico”. L’errore tecnico ci porta nell’area delle domande sul “perché”, sulla percezione, sulla sospensione del senso. L’artista non riesce a reagire all’imprevisto, abbandonando l’oggetto ma si trova costretto a ragionare o a gestire il paradosso dell’oggetto: esso non “registra” le cose ma ne cambia la percezione.
Il “caso” che Andrea Astolfi ha coltoci spiega qualcosa di profondo di noi: ci animiamo di fronte all’imprevisto, di fronte a ciò che le procedure non comprendono e non sanno gestire. La “domanda” sul senso è esattamente la condizione che apre a percezioni e approcci differenti; l’imprevedibile manifestazione del non-senso richiede rilettura, riordino, compensazione e riadattamenti.
Il bambino fa lo stesso gioco con le nuvole: per lo stupore di veder apparire qualcosa di insolito ed indeterminabile nella sua costante trasformazione (noi non sappiamo, il bambino non sa nulla del vapore acqueo e del vento) vuole (e noi vogliamo o crediamo di poter) dare una forma determinata a ciò che costantemente si trasforma.
Il potere “generativo” e creativo delle domande e delle ipotesi non va però cercato negli oggetti o nelle nuvole ma piuttosto, “altrove”, nel rapporto che noi poniamo con essi e con esse: l’incanto, il desiderio di leggere qualcosa che è impossibile leggere e definire è in noi, non nelle nuvole. L’imprevisto e l’immaginazione sono le nostre risposte alla domanda che l’Inatteso ci pone. Senso e non senso sono nelle nostre percezioni di fronte all’apparire delle cose. Il gioco del conoscere, scoprire e riconoscere continuo e inarrestabile, sta in noi, anzi, noi siamo quel gioco. Nuvole e macchinette fotografiche difettose “generano” il cambiamento di stato di chi ha a che fare con esse perché spezzano la logica, il flusso d’uso chiedendo così di essere ri-usate, ri-lette da altri punti di vista, magari metaforici, quindi, creativamente più aperti e interpretabili.
Andrea Astolfi non si è però limitato a cogliere il passaggio dal “previsto all’imprevisto” che il difetto ha evidenziato ma poiché artista, ha inteso riproporlo e condividerlo per far entrare anche noi nel “gioco” provocato dalla domanda che si genera in noi, su che senso abbia questa esperienza che siamo chiamati a condividere in questo spazio. Il reale “atto creativo” di Andrea è accettare la provocazione al senso che la casualità offre, scegliere la casualità come “pro-vocazione” (ovvero una “chiamata a favore di”) a cambiare approccio nei confronti del reale che continuiamo assurdamente a presumere come costantemente tale.
L’installazione è il reale atto creativo, l’aver pensato che il glitch¹, la deformazione anomala di un flusso prevedibile non sia un “errore” di malfunzionamento ma l’accesso ad un diverso funzionamento della nostra percezione, l’elemento che può cambiare l’approccio dal logico all’estetico, la condizione che ci dispone a vedere le cose “domandandoci” sul loro “senso”, spostandoci mentalmente dal logico all’analogico. L’errore, il difetto spingono a superare le logiche procedurali, scardinano la certezza degli usi, dei significati e delle funzioni (di una macchina fotografica soltanto?) e ci fanno spostare dall’abitudine del banale “riconoscere” funzioni, all’imprevedibile interpretazione delle percezioni.
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¹ termine onomatopeico che in elettronica, indica genericamente i disturbi di breve durata che si manifestano in un impulso teletrasmesso, deformandone la forma d’onda (Enciclopedia Treccani)

IN BREVE:

Andrea Astolfi

DSCF9275 a cura di Antonio Zimarino

vernissage sabato 22 ottobre ore 18.00

Associazione Spazio Inangolo
con il Patrocinio del Comune di Penne

Inangolo

Largo San Giovanni Battista 1, Penne PE

dal 22.10.2022 al 05.11.2022

venerdì e sabato dalle 18.00 alle 20.00

www.inangolo.it
info@inangolo.it

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