Contemporary Art Magazine
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Amanda Lear e Bruno Benfenati sono i protagonisti al “Milano Art Gallery” di Venezia

Sabato 13 giugno si è tenuto, con grande affluenza di pubblico, il vernissage della prestigiosa mostra d’arte “Passioni”, che raccoglie le opere della straordinaria Amanda Lear, artista poliedrica, conosciuta in tutto il mondo per la sua carriera di cantautrice, attrice, pittrice e presentatrice televisiva, e di altri artisti. La mostra è allestita presso la “Milano Art Gallery”, situata nel cuore di Venezia, proprio sul Canal Grande, tra il Ponte dell’Accademia e Ca’ Rezzonico, in Calle dei Cerchieri, 1270, e resterà aperta al pubblico con ingresso libero fino al 14 luglio.

Tra le opere esposte in mostra, anche quelle dell’artista contemporaneo Bruno Benfenati.

Emilio Contini, in un suo testo critico, scrive di lui: «L’incontro con la pittura di Bruno Benfenati, un repertorio di nature morte d’impianto tradizionale, giocato con effetti chiaroscurali marcati, di gusto secentesco, è frutto di un convincimento critico e cioè “che la presenza del passato ci aiuti a vivere i giorni nostri” come egli sostiene. […]Ci sono immagini che fanno pensare come la pittura, per Bruno Benfenati, sia una rapsodia di luoghi chimerici, di cose e situazioni da reinterpretare assecondando il potere della luce e del colore. A volte, soprattutto nei valori degli ultimi tempi, sembra che la geografia del sentimento s’imbatta in solitarie emozioni, sicché silenzio e solitudine disegnano una sorta di atlante sospeso a un’immaginifica attesa».

«Nature morte,- scrive poi Franco Basile – oggetti che si stagliano su fondi bruni, campiture dal sapore antico, libri, lembi di stoffa dove il gioco chiaroscurale simboleggia un abbandono, tavole su cui trasmettere la sensazione del visto e del sentito, il senso di un esistere trascorso fermato nelle pagine del tempo che stiamo vivendo.[…]Ed è da tavole antiche che il fare di Bruno Benfenati trae ispirazione, quel declinare che sembra indugiare tra citazionismo e anacronismo ma che intende invece accarezzare le radici della storia per portare nelle proprie scritture il segno dell’epoca che le ha generate».

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