Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Quando c’era la “trasparenza” nell’URSS

L’esempio della Glasnost’ cambiò il destino di Michail Gorbaciov, quello del suo “continente” e del mondo occidentale.
Fig. 1 Kazimir Malevič. Quadrato bianco su fondo bianco, 1918

Lo sappiamo: le guerre sono pericolose e contaminanti, allora perché l’OMS non ha istituito una patente d’idoneità tra i belligeranti?

Che ne so, un tampone igienico-mentale per gli aggressori, un esame del sangue per consanguinei, un test d’intelligenza con un QI superiore ad almeno 150 punti per i nemici, oppure perché per difenderci dalla violenza non ci vaccinano tutti, con la trasparenza?

A dar retta ai Catari la maggior, parte dell’umanità ha “Il tocco del male”*; infatti è assodato che la nostra terra, grazie alla civiltà dei consumi, sia ormai tossica ed epidemica, distrutta dai nostri cervelli disturbati, dalle nostre anime corrotte, così arrese al diabolico (e non sto parlando dello scudetto 2022 vinto dal Milan), che il nostro futuro sarà la festa dei morti.

In finale di partita siamo dentro “la guerra dei mondi” tra blocchi continentali alieni, ma universi paralleli, eppure due mondi divisi, fissi o fessi ugualmente: Occidente, Oriente; America-Europa, Russia e Cina; i media tifano al match nucleare, avremo così un grande auditel?

Dalla serie “visti da vicino”: Michail Sergeevic Gorbaciov premio Nobel per la Pace ed ex Presidente dell’URSS, nel 1996 venne a Todi, con la sua deliziosa moglie Raissa; Michail, nel nostro ottocentesco Teatro Comunale, tenne un esuberante discorso seguito da affollate interviste.

Il famoso Presidente Sovietico era panciuto, non alto, con una faccia sferica e bonaria, sempre pronto a rispondere con un sorriso aperto, era stempiato e sulla fronte teneva quella insolita voglia viola, simile alla geografia delle due Coree, non era un “leader macchiato”**, su di lui, quella patacca, faceva l’effetto di una gloriosa medaglia e… non appariva macchia caduta dal cielo!

 

Fig. 2 Michail Gorbaciov, anni ‘90

In quella prolusione teatrale Gorbaciov si dilungò in intrinseci particolari storici, spiegò quel termine-manifesto rivoluzionario anche più della mia spirituale giovinezza ribelle: la sua famosa parola-programmatica: Glasnost’ = trasparenza, apertura, liberazione.

Conseguentemente, l’ex-presidente spiegò anche l’altra parola funzionale alla Glasnost’: la Perestrojka = ricostruzione, ristrutturazione, due nuove parole che riformarono e misero fine al disfaccelo economico dell’antiquato Partito Comunista, gestito da una precedente nomenklatura burocratica gerontocratica e ancora staliniana.

E proprio quelle sue espressioni rivoluzionarie di “trasparenza” e “ricostruzione” infiammate di spirito, dette da lui così tempestivamente, furono così coraggiose e visionarie, che rasero a zero gli ideali e le figure dei partiti dittatoriali dell’Internazionalismo proletario statalisti e burocratizzati, dando il via ad un volto umano del comunismo novecentesco.

Fu quello slogan russo che provocò la fine della guerra fredda, la rottura del muro di Berlino e il crollo definitivo dell’Unione Sovietica con la cancellazione del Patto di Varsavia; l’esempio della Glasnost’ cambiò il destino di Michail Gorbaciov, quello del suo “continente” e del mondo occidentale.

Più tardi, nell’assolata piazzetta Jacopone, in quella mattinata tuderte di Michail, per me esaltante, riuscii a dargli la mano e quel pezzo d’emozione epocale sta ancora qui nel mio cuore e nella mia mente, ad agitarmi ancora.

Artisti trascendenti e trasparenti ce ne sono sempre stati molti nella Storia dell’Arte Moderna***, ma io sono affezionato a quel periodo storico russo quando nasce il Suprematismo e soprattutto a quei due artisti geni Vasilij Kandinskij, Kazimir Malevič.

In breve vi ricordo che la nascita dell’astrattismo in Russia era sì, legato da fervori marxisti e rivoluzionari, ma spinti ancora più da un profondo pensiero mistico per la tradizione iconica ortodossa e in parte sotto l’influenza del neoplatonico simbolismo della Teosofia di Madame Helena Blavatsky anche lei russa nata a Dnipro, in Ucraina nel 1831.

Kazimir Malevič nato a Kiev nel 1879, a partire dal 1913 con il suo stile Suprematista farà le scenografie e i costumi della rappresentazione teatrale la “Vittoria sul sole” dove apparve il primo “quadrato nero”; viveva l’arte come <<Azione pura, come conoscenza di sé creazione non oggettiva>> nel 1915 a Mosca per la sua esposizione collettiva più importante, scriveva nel catalogo-manifesto <<Senza colori, l’infinito abisso è davanti a voi>>; sappiate che dal 1935 fino al 1962 l’Unione Sovietica proibirà la pubblicazione delle sue opere.

Fig. 3 Kazimir Malevič Quadrato nero su fondo bianco, 1915

Nato a Mosca nel 1866 Vasilij Kandinskij, intorno al 1910 fu il primo ad interpretare la pittura come Arte Astratta con forme punti e linee°; dipinse come se avesse voluto concepire uno spartito musicale per il suo amato violoncello.

Con il testo “Lo Spirituale nell’Arte” intuisce il colore da un punto di vista vibrazionale-emozionale-psicologico, noi oggi, diremmo una visione gestaltica; ai segni attribuisce energie radianti, eccentriche, centrifughe e centripete, onde cinetiche come movimenti orizzontali o in avanti, ma soprattutto ritmo, infatti i suoi titoli sono ravvicinati ai suoni delle note: “improvvisazioni”, “composizioni”, “impressioni”.

“L’artista deve essere cieco alle forme già note o meno note, sordo alle teorie ed ai desideri della sua epoca, deve fissare gli occhi sulla sua vita interiore, tendere l’orecchio alla necessità interiore” (Vasilij Kandinskij).

Nel 1937 a Monaco i nazisti organizzano una grande esposizione di arte degenerata contro le nuove avanguardie, sulle pareti facevano bella mostra anche 50 opere di Kandinskij.

Fig. 4 Vasilij Kandinskij Composizione VIII

Che tempi! Là dove facevi quadri talmente belli e trasparenti che venivi messo in galera, qui oggi invece purtroppo… i nostri non sono nei musei internazionali.

Nei primi anni Ottanta fui coinvolto nella conoscenza con un’altra stella della cultura luminosa russa, “il Tartaro volante” del teatro Kirov di Leningrado, Rudolf Nureyev, un personaggio controcorrente e “trasparente”.

Lo incontrai a Roma, alla Galleria Ugo Ferranti, dove partecipavo ad una esposizione collettiva in onore della memorabile artista seicentesca Artemisia Gentileschi, femminista ante litteram, mostra organizzata insieme al gallerista parigino Yvon Lambert e con un manifesto di Cy Twombly.

Nureyev era un curioso appassionato d’arte: dalle intere giornate passate da giovane al Louvre ad incantarsi davanti a “La zattera della Medusa” di Géricault, a quella dedizione per la contemporanea, perché a New York era diventato grande amico di Andy Warhol; Rudolf di statura media, vestiva attillato e si muoveva di continuo come un “colibrì”.

Eppure era famoso con il nome in codice “corvo bianco”°°: sfidò il KGB e con molto scandalo, passò all’Occidente, oltre la cortina di ferro, prese coscienza e i suoi salti in alto divennero il distacco, ecco un uomo libero…

Fig. 5 Rudolf Nureyev.

Con una muscolatura felina Rudolf si muoveva a scatti veloci e a passi felpati con traiettorie spaziali invisibili concave e convesse, era difficile vedere Nureyev che camminasse, era qui, era là.

Da glaciale predatore aveva occhi verdi perforanti e portava con fierezza uno sgarro evidente tra il naso e il labbro superiore a destra, frutto di una vita spericolata… che Dio aiuti gli audaci?

La rottura di Gorbaciov, il distacco di Nureyev, la vita interiore fuori dalla propria epoca di Kandinskij con un linguaggio e una musica come silenzio, inoltre la conoscenza di sé e la creazione non oggettiva di Malevic, sono i soliloquia:°°° della Crescita Trasparente.

Già alla fine degli anni Ottanta diedi vita in arte alla mia rivoluzione trasparente, con opere dai titoli come “Vista senza veste”, per una visione diamantina del vero.

Come hai fatto? Beh… iniziando a far osservare attraverso il “visibile” artistico l’invisibile reale, ma in che modo?

Ero io che illuminavo l’invisibile di “senso”; è come avere i raggi x trascendenti negli occhi e vedere l’arte non come fine di un qualsiasi potere mimetico, ma come mezzo per essere più umani, come autocoscienza spirituale.

Eccoci… la Visione Trasparente: nella trasparenza puoi vedere tutto il reale più vero, avrai un’assenza delle immagini (conosciute), ma conquisterai una presenza delle loro essenze.

Nel mio “Breviario di Teoestetica” del 1994*°, scrissi un saggio sul Color Bellezza indicandolo come il colore della “chiarezza intelligente”; cito: <<La forma, se c’è, dev’essere trasparente>>.

Non ho mai brevettato il “Color Bellezza” perché preferisco la leggenda alle insegne.

Tras-parente=attraverso l’apparire, ma anche attraverso i parenti, ebbene tutto e tutti per me son parenti, per questo, dopo una società liquida iniziai a pensare ad una società trasparente e realizzai soldi e bandiere trasparenti.

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Videoclip “Cinetrasparenze” trailer di “Trame intense” proiezione sperimentale di Bruno Ceccobelli, 1971/1972 (tecnica: materiali vari attraversati dalla luce).

Se pensate che le ho sparate grosse, allora tenetevi quelle vecchie ciabatte di Putin, Biden, Xi Jinping, ecc… pieni di idee supersoniche.

 


Note

*“Il Tocco del Male” film del 1998, regia di Gregory Hoblit, Stati Uniti, produzione Warner Bros..
**“Leader Macchiato” dispregiativo usato dai suoi nemici russi.
***“The Spiritual in Art Abstract Painting 1980-1985” esposizione itinerante: al Los Angeles County Museum of Art nel 1986; al Museum of Contemporary Art Chicago nel 1987 e al Gemeentemuseum Den Haag di L’Aia nel 1987, alla quale ho partecipato con una mia opera.
°Vasilij Kandinskij testi base: “Lo Spirituale nell’Arte” del 1912; “Punto, Linea, Superficie” del 1926.
°°“Nureyev – The White Crow” film di Ralph Fiennes, del 2018.
°°°“Soliloquia” testi di Sant’Agostino di Ippona.
*°“Breviario di Teoestetica” testo presente nel mio libro “Gratia Plena” EFFE Fabrizio Fabbri Editore, del 2008.

15 Giugno 2022

Bruno Ceccobelli

Bruno Ceccobelli nasce a Montecastello di Vibio, (PG), il 2 settembre 1952. Vive e lavora a Todi. Deve molto all’artista Toti Scialoja, col quale si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ama e studia artisti come Malevich, Kandinskij, Klee, De Chirico, Brancusi, Beuys, Miró, Dalí, Tàpies, Magritte. Completa la sua eclettica formazione giovanile con lo studio delle filosofie orientali Zen e Taoismo. Dalla seconda metà degli anni Settanta fa parte degli artisti che si insediano nell’ex-pastificio Cerere, a Roma, nel quartiere San Lorenzo, un gruppo di creativi poi noti come “Nuova scuola romana”. La sua ricerca è inizialmente di tipo concettuale, per poi giungere a un’astrazione pittorica che approda a un vero e proprio simbolismo spirituale.

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