Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Carne da macello

"Se io e te siamo una cosa sola: non posso farti male senza ferirmi" Mahatma Gandhi

Fig. 1 Damien Hirst, In nomine patris, 2004-2005

Nel 1853, da “I racconti di Sebastopoli”, Lev Nikolaevic Tolstoj ci testimoniò la guerra dello Zar Nicola I in Crimea; il famoso scrittore russo era allora un sottotenente d’artiglieria, aveva venticinque anni, nel suo giovane fervore, in quella città portuale del Mar Nero, era felice della sua missione patriottica, difese bene il bastione numero 4 di Malakoff.

La guerra di Crimea scaturì da una disputa sui luoghi santi della cristianità in territorio turco; i russi lottavano contro i turchi, gli inglesi, i francesi e i piemontesi di Cavour; esito del conflitto: la vittoria della coalizione occidentale e la sconfitta dei russi.

Questa trapassata vicenda storica vi ricorda qualcosa rispetto all’odierno “laz-zarino”, amante dei versi del sommo scrittore della madre patria, Tolstoj?

Lev Nikolaevic, in Crimea, dopo aver assistito impassibile alle prime sanguinose soppressioni, nonostante il suo entusiasmo bellicoso, in seguito ai continui massacri e alla sua battaglia persa, si convertì ad un apostolato di pace e diviene predicatore della rivoluzione d’amore cristiana e finì per rinnegare le guerre, considerate come unico fine del perfido patriottismo.

Tolstoj, nel tempo, intorno al 1880, con una maturità anarchica, aspirò ad una perfezione morale; osservava che le abitudini a nutrire idee fisse portano l’umanità alle peggiori efferatezze, come quelle di sgozzare gli animali per poi mangiarli, così ben descritto nel suo doloroso racconto “…il primo gradino…”* come nell’episodio al macello di Tula.

Fig. 2 Annibale Carracci, La bottega del macellaio, 1585 circa

Scrisse che se la gente avesse potuto vedere attraverso pareti di vetro dentro quella macelleria, l’orrore del sangue di quelle bestie innocenti, avrebbero reso tutti vegetariani… e armoniosi pacifisti.

Tolstoj, consapevole che solo una rinascita spirituale, poteva portare alla salute e alla santità, ne indicò le tappe, a partire dal digiuno al vegetarianesimo.

Equazione valida anche per me: tutti i guerrafondai massacratori sono dei macellai, concepiscono solo un mondo crudele, un “mondo cane”, da spavento!

Le guerre sono una Macelleria Sociale e la Storia dell’Arte forse inconsapevolmente, ce ne riporta numerosi esempi, anche nelle pitture dette Nature Morte a volte saturate da carne cruda.

Tra gli artisti che si sono confrontati con questi tragici squarci anatomici ci sono pittori per lo più importanti come: Annibale Carracci, Rembrandt, Francisco Goya, Chaïm Soutine, Giorgio De Chirico, Mario Mafai, Francis Bacon, Damien Hirst, etc.

Fig. 3 Rembrandt van Rijn, Bue macellato, 1655

Nel 1989 ero a Barcellona per una mia esposizione alla Galleria Thomas Carstens dal titolo “Nascere dentro, rinascere alto” presentata da Alberto Boatto**; nello stesso periodo mi capitò di visitare la sconcertante esposizione di Jannis Kounellis nel nuovo Museo al porto della città catalana.

Il clou dell’esposizione del maestro Jannis era focalizzato in una installazione con una decina di quarti di bue sanguinolenti, in fila, agganciati ad una parete grigia scura, di ferro; le mie sensazioni furono talmente forti che non riuscii a capacitarmi di nessun pensiero, ne ero atterrito, ferito.

Fig. 4 Jannis Kounellis, Barcellona, 1989

Nel 1989 cadde il muro di Berlino e iniziò il disfacimento dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia.

In quella mia esposizione, contemporanea a quella di Kounellis, avevo portato un quadro dal titolo “Precedente ritrovato”*** a cui tenevo molto e che, ancora oggi, ritengo un valido paradigma esistenziale per una continua rinascita spirituale.

Fig. 5 Precedente Ritrovato, Bruno Ceccobelli, 1989

C’è da sempre, in quell’umanità del ramo scimmiesco, l’idea che vivere glorificando la dittatura dell’ignoranza etico-economica, sia “bello”; come se stare in quel mainstream che ha creduto, dall’Illuminismo in poi, nella dittatura della scienza razionale e del banale esistenzialismo ateo dello spreco, possa rendere felici e contenti.

Allora chiunque, incoscientemente o coscientemente, viva e prosperi in un sistema basato sull’economia capitalistica e le sue leggi “ragionevoli” dello sfruttamento, giustificando la legittimità della proprietà privata, non si stupisca se vive già in una condizione di perenne guerra.

I dotti potenti del materialismo vivono il giogo delle forze cieche del nonsense speculativo e vedono nella natura solo una natura morta che talora superficialmente, a loro piacere e con compiacimento si può: offendere, avvelenare, torturare, uccidere.

La vera storia umana è basata, come scriveva Tolstoj nel suo capolavoro del 1894 “Il Regno di Dio è in voi”, su di un progresso guidato dalla tolleranza e dalla “Nonviolenza”****, dalla pazienza e dalla bontà, quelle che il Mahatma Gandhi, ispirato da Tolstoj, chiamava Satyagraha cioè la “resistenza attiva” contro il male o più semplicemente “insistenza per la verità” corroborata da un altro concetto etico induista Sarvodaya che significa “benessere per tutti”.

<<Se io e te siamo una cosa sola: non posso farti male senza ferirmi>>

 Mahatma Gandhi

Intendere la natura come “nemica” o mezzo meccanico, corpo estraneo da sé, fino a farne una spoglia da sfregiare, infischiandosene della sua sacralità, della sua anima, e senza temere quel giudizio di Dio (o Karma) che tutti ci lega, è una bestemmia.

Dopo un macello, dopo una guerra, chi resta, non ha che il dovere di ricostruire sublimando il male e la sua violenza.

Da questo si evince che la vera forma di governo per l’umanità deve essere necessariamente ugualitaria e pacifica, la vera lotta per la rivoluzione, per un vero cambiamento, è metafisica e l’arte e la poesia hanno questo dovere da promuovere prima dei conflitti, costantemente: una amorosa “immaginazione preventiva”*****.

Fig. 6 Francis Bacon, Figura con carne, 1954

Ci sono uomini che per mestiere e karma sbudellano animali e altri uomini più malati, schiavi di se stessi che per mestiere incarnano la parte del nemico (satana uguale a nemico), che camminano sui cadaveri dei malcapitati calpestando così le icone di Dio.

Matto mattatoio, l’umanità materialistica bruta, intelligenza incapace di relazionarsi e fare ponti.

Le sicurezze ideologiche sono i “mali pensieri”, pedestre frane della ragione, i nonsense, come le forme chiuse e il design.

Non carcasse, ma “Opere Aperte” allo spirito divino! Se non vogliamo essere tutti colpevoli, imprigionati nella mala carne, proviamo ad essere delle impalpabili nuvole tinte d’altruismo disinteressato, che se sbiadite, si lasciano colorare dai raggi solari della coscienza in continua mutazione, mosse sì dal vento del proprio destino, ma non vittime dell’odio.

Se c’è dell’osceno nell’uomo è il suo cadavere, esso offende la vita, perché non siamo semplici contenitori di anime, non siamo manifestazione dei tempi perduti o un sogno rinnegato, ma siamo lo splendore di un’anima incarnata.


*Lev Tolstoj, ”Perché non mangio la carne: Il primo gradino. Saggio per una vita buona”, 1892.

**Alberto Boatto (1929-2017) scrittore e critico d’arte si interessò attivamente al dadaismo, alla Pop Art e all’Arte Povera, nonché mio professore all’Accademia di Belle Arti di Roma.

***Precedente Ritrovato, opera di Bruno Ceccobelli, 1989, tecnica mista su legno, 117 x 106 cm. Alcuni cenni iconografici dell’opera che riporta ai valori e stilemi del sacro: ci sono, nello sfondo del quadro, evidenti simboli ieratici come una croce che viene centrata da una palla nera aureolata, metafora di un bersaglio in guerra; sotto ad essa un cartiglio con un simbolo fatto da pesci tipo yin­­-yang o vuoto-pieno, metafora di un tempo con flussi ciclici; sulla sinistra le gambe di un uomo eretto; a destra il medesimo ricade su se stesso cioè (riflette, contempla) avente una testa di uccello, simbolo della sublimazione spirituale, solo questa può comunicare con la terra consacrandola, e il colore nero del personaggio è simbolo dell’ignorare.

****Fondatore del Movimento Nonviolenza Aldo Capitini altro apostolo gandhiano del dopoguerra italiano.

*****Ufficio per l’Immaginazione Preventiva – Struttura situazionista-organizzativa fondata da Benvenuti, Catalano, Croce e Falasca, con sede alla Galleria G.A.P., Roma; di cui dal 1971 al ‘75 feci parte anche io.

15 Aprile 2022

Bruno Ceccobelli

Bruno Ceccobelli nasce a Montecastello di Vibio, (PG), il 2 settembre 1952. Vive e lavora a Todi. Deve molto all’artista Toti Scialoja, col quale si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ama e studia artisti come Malevich, Kandinskij, Klee, De Chirico, Brancusi, Beuys, Miró, Dalí, Tàpies, Magritte. Completa la sua eclettica formazione giovanile con lo studio delle filosofie orientali Zen e Taoismo. Dalla seconda metà degli anni Settanta fa parte degli artisti che si insediano nell’ex-pastificio Cerere, a Roma, nel quartiere San Lorenzo, un gruppo di creativi poi noti come “Nuova scuola romana”. La sua ricerca è inizialmente di tipo concettuale, per poi giungere a un’astrazione pittorica che approda a un vero e proprio simbolismo spirituale.

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