Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Hong Kong – Crocevia di culture verso il futuro

Laura Scaringella

Lo sviluppo dell’arte di Hong Kong ha raggiunto un punto critico negli anni ’80 e ’90. Numerosi giovani artisti, diplomatisi ad Hong Kong o rientrati in città dopo aver studiato all’estero, si sono dedicati all’esplorazione di nuove forme ed espressioni artistiche attraverso le loro creazioni (installazioni, nuovi media, fotografia digitale, etc). Tutto ciò ha portato nuova linfa alla creazione artistica di Hong Kong.

“New Horizons: Ways of Seeing Hong Kong Art in the 80s and 90s” tenuta presso L’Hong Kong Museum of Art (HKMOA) e curata da Janet Fong esamina i punti di svolta cruciali, le nuove tendenze e sensibilità nell’arte contemporanea di Hong Kong negli anni ’80 e ’90. Partendo dalle esperienze del curatore come punto di partenza, la mostra mette in luce le scoperte creative dei giovani artisti locali nell’utilizzo dei diversi media che hanno fatto da base alla nascita di nuove sperimentazioni artistiche e a nuove generazioni di artisti. Oltre alle opere d’arte di sette artisti e dei collettivi di artisti piu  rappresentativi, la mostra presenta una rivisitazione di spazi artistici iconici dell’epoca, nonché una sezione d’archivio che mostra i cambiamenti significativi nella scena artistica di Hong Kong.

Gli artisti in mostra sono: Chan Yuk-keung, Choi Yan-chi, May Fung, Ellen Pau, Joseph Fung, i membri fondatori e la 2a generazione di Para/Site (Tsang Tak-ping, Leung Chi-wo, Sara Wong, Patrick Lee, Man Ching-ying, Phoebe, Leung Mee-ping e Leung Po-shan, Anthony) e i co-fondatori di NuNaHeDuo (Lee Ka-sing, Holly Lee, Patrick Lee, Lau Ching-ping e Wong Kai-yu Blues).

La mostra include una nuova edizione dell’installazione multimediale di Chan Yuk-keung, “Vertical Rye Field”, che è stata presentata alla Triennale di Arte Contemporanea dell’Asia Pacific Triennial of Contemporary Art nel 1996; entrambe le versioni del 1989 e del 2016, nonché una nuova versione del 2021 del lavoro di installazione video di May Fung, “She Said Why Me”; una serie di lavori fotografici in bianco e nero, “Shenzhen”, di Joseph Fung che è stato tra il primo gruppo di fotografi di Hong Kong ad entrare nel continente dopo la politica delle porte aperte, insieme a lavori che hanno girato in tutto il mondo come “Boston/ Yanggong Series” e una serie di immagini digitali 3D, “The Butterfly Dream Series”; l’opera iconica di Ellen Pau, “Recycling Cinema”, che è stata presentata al primo Padiglione di Hong Kong alla 49a Biennale di Venezia nel 2001 ed è ora presentata per la prima volta in un formato a 245 gradi; e la reinterpretazione di Choi Yan-chi del suo lavoro di installazione “Butterfly Dream as Smoke”.

Oltre alle creazioni innovative degli artisti, la mostra ha ricostruito il progetto site-specific “Coffee Shop”, ideato nel 1998 dai membri fondatori di Para Site (ex Para/Site), tra cui Tsang Tak-ping, Leung Chi-wo, Sara Wong, Patrick Lee, Phoebe Man, Leung Mee-ping e il membro attivo Anthony Leung. Trasformando lo spazio artistico in un caffè improvvisato, gli artisti espongono le loro opere sperimentali nella sede per invitare gli spettatori a interagire con l’opera e il sito. La mostra ha anche ricostruito lo spazio artistico del NuNaHeDuo Center of Photography negli anni ’90 e mette in mostra le opere fotografiche dei cinque membri co-fondatori Lee Ka-sing, Holly Lee, Patrick Lee, Lau Ching-ping e Blues Wong. La ricercatrice della mostra Lo Yin-shan ha compilato un’unità d’archivio intitolata “Discourse of Reimagined Hong Kong Art Communities”, mostrando documenti, pubblicazioni, immagini e oggetti storici che ha raccolto attraverso diversi canali, oltre a un diario fotografico da 1994-2000 presentato dal Professor David Clarke. Una sezione archivistica che permette quindi una lettura dell’arte contemporanea di Hong Kong negli anni ’80 e ’90 da diversi punti di vista e che rimane come studio e riconoscimento per le nuove generazioni.

15 Febbraio 2022

Laura Scaringella

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