INCODEC
a cura di Ivan D’Alberto, Giovanni Paolo Maria De Cerchio,
Martina Lolli e Martina Sconci, prefazione Alessandra Arnò
Duration
06-20 Dec 2014
Location
Address
Strada Pultone 2 - Penne (PE) []
Author
inangolo
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Codice evento KQEEMW - ID 3524
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IN-CODEC CODIFICHE E DECODIFICHE DELLA VIDEO ARTE ITALIANA Alessandra Arnò Che cos’è un codec? Un codec è un programma o un dispositivo che si occupa di codificare e/o decodificare digitalmente un segnale (tipicamente audio o video) perché possa essere salvato su un supporto di memorizzazione o richiamato per la sua lettura. Filosoficamente è quell’opportunità che ci permette di vedere e soprattutto capire quello che altrimenti sarebbe incomprensibile ad una prima visione. Negli anni sessanta e settanta i pionieri della video arte italiana erano empaticamente connessi con i quanto succedeva a livello mondiale. Diversi modus operandi ma la stessa voglia di sperimentare il mezzo, il linguaggio video e le sue potenzialità. In seguito l’ambito di ricerca si è diversificato seguendo lo sviluppo delle nuove tecnologie negli anni ottanta, e successivamente negli anni novanta con il cambio generazionale. Il boom dell'arte video negli ultimi decenni è inversamente proporzionale al suo mercato e ciò ne ha successivamente decretato il crollo. La video arte è un’arte immateriale, mutabile e nella sua fragilità nasconde la sua potenza. Ha un supporto quasi inesistente, è un feticcio collezionabile mancato, che non sempre attrae il compratore d’arte. Gli artisti hanno accusato il contraccolpo del mercato, e a cavallo del nuovo millennio molti hanno deciso di usare altri media. Punto e a capo, si ricomincia. Nuove idee, nuove sperimentazioni. Ora quella fragilità che caratterizzava l’esperienza passata è diventata la sua forza, in un’era dove la connessione e la condivisione di contenuti dettano strategie culturali e di mercato, la videoarte, con la sua essenza immateriale si impone sempre di più anche oltre i confini del sistema dell’arte. Negli anni siamo stati addomesticati alla visione, e ogni giorno passiamo ore ad osservare contenuti multimediali per lavoro, per passione o curiosità. L’opera video ha possibilità di essere onnipresente simultaneamente sui nostri schermi e device, abituandoci a un tipo di visione “altro”. Molte realtà in Italia stanno lavorando per diffondere la videoarte tra il grande pubblico dentro e fuori i luoghi istituzionali. Tale impegno è assolutamente indispensabile e apprezzabile perché attualmente, la complessità del linguaggio e le poetiche sviluppate dagli artisti, hanno bisogno di mediatori per poter essere diffuse, fruite e soprattutto apprezzate. La video arte italiana ha quindi bisogno di queste chiavi di lettura per essere valorizzata e collocata nel contesto storico in cui ci troviamo. Ha bisogno di questi codec necessari per la digestione di una delle forme artistiche più complesse e in continua evoluzione e contaminazione con altri mezzi, ma sempre più vicina alla vera essenza immaginativa. INCODEC a cura di Ivan D’Alberto, Giovanni Paolo Maria De Cerchio, Martina Lolli e Martina Sconci, prefazione Alessandra Arnò vernissage sabato 6 dicembre ore 18.30 Angelo Bucciacchio Mandra Cerrone Di Bernardo Rietti Toppeta Franco Fiorillo Piotr Hanzelewicz How to Cure our Soul Bruno Imbastaro Minus.log Andrea Panarelli Scacchioli - Core Enzo Testa Michela Tobiolo patrocini Comune di Penne Centro di Archiviazione e Promozione della Performing Art (CAPPA) Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila (MuSpAC) Visualcontainer www.inangolo.it info@inangolo.it
IN-CODEC CODIFICHE E DECODIFICHE DELLA VIDEO ARTE ITALIANA Alessandra Arnò Che cos’è un codec? Un codec è un programma o un dispositivo che si occupa di codificare e/o decodificare digitalmente un segnale (tipicamente audio o video) perché possa essere salvato su un supporto di memorizzazione o richiamato per la sua lettura. Filosoficamente è quell’opportunità che ci permette di vedere e soprattutto capire quello che altrimenti sarebbe incomprensibile ad una prima visione. Negli anni sessanta e settanta i pionieri della video arte italiana erano empaticamente connessi con i quanto succedeva a livello mondiale. Diversi modus operandi ma la stessa voglia di sperimentare il mezzo, il linguaggio video e le sue potenzialità. In seguito l’ambito di ricerca si è diversificato seguendo lo sviluppo delle nuove tecnologie negli anni ottanta, e successivamente negli anni novanta con il cambio generazionale. Il boom dell'arte video negli ultimi decenni è inversamente proporzionale al suo mercato e ciò ne ha successivamente decretato il crollo. La video arte è un’arte immateriale, mutabile e nella sua fragilità nasconde la sua potenza. Ha un supporto quasi inesistente, è un feticcio collezionabile mancato, che non sempre attrae il compratore d’arte. Gli artisti hanno accusato il contraccolpo del mercato, e a cavallo del nuovo millennio molti hanno deciso di usare altri media. Punto e a capo, si ricomincia. Nuove idee, nuove sperimentazioni. Ora quella fragilità che caratterizzava l’esperienza passata è diventata la sua forza, in un’era dove la connessione e la condivisione di contenuti dettano strategie culturali e di mercato, la videoarte, con la sua essenza immateriale si impone sempre di più anche oltre i confini del sistema dell’arte. Negli anni siamo stati addomesticati alla visione, e ogni giorno passiamo ore ad osservare contenuti multimediali per lavoro, per passione o curiosità. L’opera video ha possibilità di essere onnipresente simultaneamente sui nostri schermi e device, abituandoci a un tipo di visione “altro”. Molte realtà in Italia stanno lavorando per diffondere la videoarte tra il grande pubblico dentro e fuori i luoghi istituzionali. Tale impegno è assolutamente indispensabile e apprezzabile perché attualmente, la complessità del linguaggio e le poetiche sviluppate dagli artisti, hanno bisogno di mediatori per poter essere diffuse, fruite e soprattutto apprezzate. La video arte italiana ha quindi bisogno di queste chiavi di lettura per essere valorizzata e collocata nel contesto storico in cui ci troviamo. Ha bisogno di questi codec necessari per la digestione di una delle forme artistiche più complesse e in continua evoluzione e contaminazione con altri mezzi, ma sempre più vicina alla vera essenza immaginativa. INCODEC a cura di Ivan D’Alberto, Giovanni Paolo Maria De Cerchio, Martina Lolli e Martina Sconci, prefazione Alessandra Arnò vernissage sabato 6 dicembre ore 18.30 Angelo Bucciacchio Mandra Cerrone Di Bernardo Rietti Toppeta Franco Fiorillo Piotr Hanzelewicz How to Cure our Soul Bruno Imbastaro Minus.log Andrea Panarelli Scacchioli - Core Enzo Testa Michela Tobiolo patrocini Comune di Penne Centro di Archiviazione e Promozione della Performing Art (CAPPA) Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila (MuSpAC) Visualcontainer www.inangolo.it info@inangolo.it