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Marco Grechi

Mark’s visual Franciscanism arrives in Venice

Curated by Ariadne Caccavale
Mark’s visual Franciscanism arrives in Venice
This event is part of the program for the Grenada Pavilion at the 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia.
Type
Site-Specific Event
Artists
Curators
Duration
Tuesday 06 Ott 2026
Scheduling
16:00-18:00
Location
Spazio Berlendis
Address
Cannaregio 6301/A - 30121 VENEZIA [VE] Italia
Further information
Contact
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Codice CWNEMJ - ID 4077 - UM 2026-09-26 02:38:19
Translation not available, Italian version shown

Il 6 ottobre 2026, alle ore 16:00, lo Spazio Berlendis (Cannaregio 6301/A, Venezia) ospiterà l’approfondimento critico con Marco Grechi, in arte Mark. L'appuntamento si inserisce nella programmazione di eventi del Padiglione Grenada presente alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte, La Biennale di Venezia.

 

L'atto pittorico si configura per Grechi come un cammino di trasmutazione dell’anima, volto a intercettare una bellezza capace di alleggerire l'esistenza. Dipingere risponde alla vocazione intrinseca di fermare lo sguardo, chiudendo e riaprendo gli occhi per generare un’apparizione che supera i confini della cornice. In tale poetica, l'inserimento di supporti grezzi e umili come sacchi, stoffe o pietre rappresenta una precisa dichiarazione formale. Questo linguaggio materico stabilisce, difatti, un dialogo ideale con le storiche sperimentazioni di Alberto Burri o Antoni Tàpies, e si appropria della radicalità tipica dell'Arte Povera, seppur nella visione dell'autore si carichi di una differente valenza spirituale. I frammenti plastici cessano di essere semplici scarti per trasformarsi in veicoli di un autentico "francescanesimo" visivo, dove le componenti più semplici del creato vengono elevate a epifania dell'Assoluto. Nella poetica dell'autore la materia si fa compagna di viaggio attraverso un gioco spontaneo, ereditato dall'infanzia.  Come tiene a spiegare il Maestro, dietro il segno si intuisce una dimensione privata, legata a uomini che tentano di camminare "Oltre" l'apparenza e la mera percezione. Le stratificazioni cromatiche accumulano campiture piatte e texture dense, traducendo in sfumature acustiche ed emotive concetti non esprimibili a parole. Accanto alla ricerca non figurativa, Mark coltiva un filone che indaga scenari domestici e lacustri, come il silenzio delle case o le barche in riva al lago. Ne scaturiscono visioni liriche in cui luci e ombre assecondano il cuore, offrendo una dolcezza consolatoria che non nega la ferita della carne, ma la culla. L'itinerario visivo della sua produzione si tramuta in un invito a compiere salti quantici attraverso dimensioni generate da colori e forme. Il fulcro della ricerca risiede nel tentativo di sorvegliare il caos, un'attitudine racchiusa nel gesto del maestro che imbratta mani e vestiti con la medesima purezza di un fanciullo intento a impastare la terra. Le tele testimoniano questo transito emotivo in cui linee approdano a spazi inediti capaci di illuminare la mente, confermando l'assunto filosofico secondo cui gli esseri umani «non sono fatti in serie, ma sul serio». Il dipinto, che sarà mostrato al pubblico in occasione dell’approfondimento critico sul maestro, condotto da Ariadne Caccavale, ospitato il 6 Ottobre alle ore 16.00 presso lo Spazio Berlendis in Cannaregio (VE), si offre come una partitura visiva che intreccia forme antropomorfe, elementi vegetali e accenni astratti. Sulla superficie emergono figure forgiate mediante l'innesto di catrame, chine e sabbia. Queste presenze sagomate sembrano galleggiare in una densa atmosfera verdeggiante, evocando una tridimensionalità sospesa tra apparizione e realtà. La lacerazione visiva inferta dai materiali industriali non esclude la ricerca di armonia; al contrario, accoglie la caducità terrena per mutare lo spazio in un luogo di pacificazione. Come acutamente descritto dal critico d’arte Gianni Dunil: «l’emergere di un mondo altro, con uno sguardo rinnovato, è “la messa in opera della verità”, dove la Bellezza della composizione non esclude la lacerazione, la miseria, la finitudine, la ferita ma la ospita con dolcezza, consolandola». L'incipit della Divina Commedia di Dante Alighieri viene preso a prestito come metafora di una rinascita espressiva sbocciata a metà della vita. Tutta la poetica del Maestro è un ritorno all’essenziale, così egli dichiara «Cammino, raccolgo, ascolto: radici, tralci, alghe. Elementi vivi, fragili, spesso dimenticati, diventano parte di un processo in cui la materia naturale si trasforma in segno, in presenza. Non cerco di dominarla, ma di farmi attraversare. Ogni opera è per me come un dialogo silenzioso con ciò che è più profondo, più ancestrale» e ancora «Per me rimangono la terra, il pane, il recupero di stoffe, le tinte naturali: ciò che ci appartiene e resiste. Elementi primari che custodiscono memoria e origine. Ogni gesto, ogni elemento, è un ritorno all’essenza. Solo liberandoci dell’inutile, possiamo tornare a ciò che siamo davvero. In questo nuovo spazio, la materia può diventare incontro, memoria, radice».

 

BIOGRAFIA

Marco Grechi è nato a Brescia, dopo gli studi superiori in agraria ha lavorato a stretto contatto con il mondo animale e vegetale all'interno della pianura padana. La produzione del Maestro è documentata in autorevoli pubblicazioni: si segnala, tra le altre, l'inserimento nell'Atlante dell'Arte Contemporanea (Giunti editore). I suoi lavori vantano inoltre una nota critica a firma di Vittorio Sgarbi.

L'artista conta un fitto itinerario espositivo in istituzioni nazionali e internazionali. Dopo gli esordi presso la Espace Art Gallery di Bruxelles (2023), il Teatro Ariston di Sanremo (2023) e il Tour USA (2023-2024) che ha toccato Los Angeles, New York, Washington e Miami, la sua ricerca ha trovato spazio al Galata Museo del Mare di Genova (2024), alla Galleria Thuillier di Parigi (2024) e al Museo Diocesano di Mantova (2024). L'anno successivo si registrano la mostra personale presso Zerouno Barletta (2025), la partecipazione a World Art Dubai (2025), l'approdo al Three Shadows Arte Centre di Pechino (2025) e l'esposizione al Museo Diocesano di Terni (2025), culminando nella Biennale d'Arte della Fondazione Modigliani a Roma (2025). Il percorso recente include infine la mostra personale alla Galleria Artemida in Milano (2026).

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