La ricerca artistica di Carradori, le cui prime esposizioni risalgono al 1977, affonda le radici in esempi del secondo Novecento: nelle sue sperimentazioni si avvertono echi dei monocromi di Rothko, del dripping di Pollock, dell’informale materico di Burri e si percepisce la potenza comunicativa dell'Espressionismo. La produzione dell’artista spazia dal registro figurativo a quello astratto, tra pittura e scultura, con un'impostazione gestuale e viscerale in cui il colore è steso attraverso pennellate corpose, arricchite da tagli, spatolate e sgocciolature, fino all'utilizzo di oggetti estranei sul supporto. L'intenzione è dar vita a opere spontanee ed emotive, in cui la materia disgrega l’impaginato pittorico, portando in risalto l'impulsività del creatore. Filo conduttore di tutta la produzione è un approccio istintivo, in cui la materia sembra prendere il sopravvento sulla rappresentazione. Dietro il segno, però, si intuisce sempre una dimensione privata: prima ancora di farsi linguaggio pubblico, per Carradori il gesto artistico è stato per anni confidenza silenziosa con sé stesso, da qui ogni opera conserva il carattere di un diario, sprigionando un'emotività diretta, non mediata da intenti dimostrativi. Nella componente astratta della sua ricerca, Carradori procede per stratificazioni successive: una prima stesura cromatica, spesso brillante e vitale, viene poi assorbita da campiture scure che ne cancellano ampie porzioni, in un gioco continuo di costruzione e decostruzione dell'immagine. Il colore si accumula per passate corpose e sovrapposizioni, alternando velature sottili a impasti densi, in una tensione costante tra il controllo del tratto e l'imprevedibilità della sostanza. Accanto all'astrazione, il maestro coltiva un filone figurativo in cui la stessa carica istintuale si piega alla resa di volti e presenze umane: i lineamenti si deformano, sintetizzano, caricandosi di un'intensità febbrile, in bilico tra evocazione e smaterializzazione. Ne nascono ritratti e figure isolate, private di ogni dettaglio superfluo, ridotte all'essenziale fino ad assumere un'aura quasi archetipica, capace di comunicare un'emozione condivisa più che un'identità individuale. Il metodo si estende anche alla dimensione plastica dei lavori: Carradori applica lo stesso istinto compositivo alla materia tridimensionale, lavorandola con tagli, spatolate decise e manipolazioni duttili, e incorporando talvolta oggetti estranei applicati direttamente sulla superficie. Quest’ultima viene trattata come un organismo vivo, segnato da incisioni e aggregazioni di materiali eterogenei, in una ricerca di volume che trasferisce nello spazio la stessa energia gestuale della tela. Tutto nasce da un gesto istintivo che disgrega ogni rappresentazione ordinata, lasciando emergere forme spontanee, cariche di intensità. In occasione dell’approfondimento critico a Venezia sarà mostrato un lavoro del Maestro dal titolo “La fleur du mal” che è insieme tributo e provocazione: un dialogo silenzioso con il celebre scritto di Charles Baudelaire, di cui la composizione riprende il titolo. Il tentativo di sfuggire all'angoscia e alla noia della vita moderna spinge l'autore a trovare la bellezza nella corruzione e nel peccato: temi che nell'opera si traducono in uno sfondo tormentato, dove neppure l'astrattismo permette di eludere, in quelle sagome nere, le ombre di tremendi presagi. Con una mirabile riduzione formale, a parlare non sono più persone, ma vuoti spaziali.
BIOGRAFIA
Remo Carradori inizia giovanissimo a esporre, già nel 1977, prendendo parte alla Biennale di Fotografia in Spagna. Segue una lunga pausa dalla scena pubblica, durante i quali non smette di produrre, seppur facendolo in forma intima e privata. Torna a partecipare a manifestazioni visive nel 2017 presso Palazzo Fruscione: da quel momento la sua presenza nel contesto pubblico diventa costante. Nel 2018 riceve il Premio alla Carriera nella Sala Stampa della Camera dei Deputati; nel 2019 il Premio Internazionale Arte Italia dall'Istituto Italiano di Cultura di Atene; nel 2022 il “Prix Grand Artiste” a Cannes. Tra le mostre più rilevanti che lo hanno visto figurare citiamo, a titolo non esaustivo, diverse edizioni dell'Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma, oltre a iniziative in sedi come Palazzo Albrizzi Capello (Venezia, 2018); Istituto Italiano di Cultura di Atene (2019); Palazzo della Cancelleria Vaticana (Roma, 2020); Castello Sforzesco di Novara (2022); Palazzo Ruspoli a Nemi (2023); Palazzo Chigi ad Ariccia (2023); Palazzo Cesarini Sforza a Genzano (2023). Nel 2022 la monografica “Remo Carradori. Luce e colore, l'inafferabile ambiguità del vero” presso Studio C di Piacenza e nel 2025 si annovera la personale "Opera con vista" al Museo Diocesano e Capitolare di Terni. Tra le tappe estere che hanno visto in esposizione la sua ricerca si citano: Francia, Grecia, America, Lussemburgo. L’artista è recensito in diversi numeri dell’Atlante dell'Arte Contemporanea, Giunti editore. Da segnalare, nel 2021, la donazione di un'opera a Sua Santità Papa Francesco.