IDENTITIES BEYOND BORDERS

Curated by Benedetta Carpi de Resmini
IDENTITIES BEYOND BORDERS
On April 9 the exhibition Identities Beyond Borders will open at the Italian Cultural Institute in Paris. The exhibition is promoted by the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation
Type
Group Exhibition
Curators
Genres
Performance art
Installation
Photography
Drawing
Painting
Video Art
Duration
09 Apr-01 Giu 2026
Vernissage
Thursday 09 Apr 2026 Time not defined
Location
Hôtel de Galliffet
Address
Istituto Italiano di Cultura, Hôtel de Galliffet, 50, rue de Varenne – 75007 Parigi - Parigi [] France
Opening hours
lunedì-venerdì, 10:00-13:00 e 15:00-18:00
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Author
RPpress
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Codice CNBEMO - ID 3810 - UM 2026-04-07 15:55:53
Translation not available, Italian version shown

Nato come percorso itinerante tra Berlino, Vilnius e La Valletta, il progetto ha proseguito il suo viaggio internazionale approdando prima a Belgrado e ora a Parigi, negli spazi storici dell’Hôtel de Galliffet. In una città profondamente segnata dalla tradizione rivoluzionaria e dal dibattito culturale europeo, la mostra propone una riflessione sul modo in cui le identità individuali e collettive si trasformano nel tempo tra memoria storica, mobilità e processi di traduzione culturale.

Il percorso espositivo si apre con Fibonacci di Mario Merz, opera simbolo della Collezione Farnesina, che introduce una visione organica e interconnessa del mondo. Attorno a questo nucleo si sviluppano tre sezioni tematiche: Radici di resistenza, Geografie del distacco ed Ecologie instabili.

Nella sezione Radici di resistenza, il corpo e il linguaggio diventano strumenti di emancipazione attraverso le opere di Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori, in dialogo con artiste di generazioni successive come Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo.

La sezione Geografie del distacco esplora l’identità come condizione mobile e in trasformazione. In occasione della tappa parigina si arricchisce con opere inedite di Marta Roberti e Paola Gandolfi, selezionate appositamente per dialogare con gli spazi dell’Istituto. In questa prospettiva, le geografie non sono solo territori fisici ma geografie interiori, psicologiche e relazionali: paesaggi dell’anima in cui memoria, esperienza e immaginazione ridefiniscono continuamente il senso di appartenenza.

Roberti presenta per la prima volta lavori tratti dal video di animazione Un’ape su un viso che piange (2025), dove figure umane e animali evocano una relazione di ascolto e metamorfosi tra specie. Paola Gandolfi espone due serie fotografiche tratte dai video In tempo per modifiche temporali e Chiamata urbana urgente, in cui l’artista mette in scena sé stessa in diverse fasi della vita, trasformando il corpo in archivio di memoria e identità.

La sezione Ecologie instabili affronta il rapporto tra essere umano e ambiente attraverso le opere di Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Elena Mazzi, Laura Pugno e Iginio De Luca, indagando il paesaggio come ecosistema fragile e in trasformazione.

Chiude il percorso l’installazione sonora della poesia Io sono una carta (1976) di Tomaso Binga, che intreccia linguaggio, corpo e politica in un gesto poetico di resistenza. Nel contesto parigino, segnato dalla memoria delle trasformazioni sociali e del 1968, la voce di Binga risuona come un invito a ripensare l’identità come spazio critico e generativo.

In ultimo in occasione dell’inaugurazione, Paola Gandolfi presenterà una performance dal titolo In tempo per modifiche temporali, ideata appositamente per la mostra, che vedrà protagoniste insieme a lei l’attrice Cristina Spina, nel ruolo di sua madre, e Dominique Smersu, nei panni di suo padre. La performance mette in scena tre generazioni a confronto, esplorando il rapporto complesso e stratificato tra memoria familiare e identità. Come afferma l’artista, il legame tra madre e figlia è «una materia difficile da tenere in mano, da plasmare, da comprendere: scivola e brucia insieme… una materia che devasta e rapisce». Attraverso il linguaggio della performance, Gandolfi trasforma questa relazione in un gesto scenico e simbolico che intreccia autobiografia, memoria e rappresentazione aprendo uno spazio di riflessione sul modo in cui le identità si costruiscono nel dialogo.

Attraverso il confronto tra artiste e artisti di generazioni diverse, Identità Oltre Confine costruisce una narrazione che mette in relazione storia, memoria e immaginazione, aprendo nuove prospettive sul ruolo dell’arte contemporanea nel leggere le trasformazioni del presente.

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