I cinque artisti si confrontano sul concetto di DISARMONIA. Ad unirli, c’è la comune ispirazione e ricerca sul significato di “segno, scrittura, spazio, materia
Type
Duration
05-25 Mag 2016
Location
Address
via Ercole Bombelli 22 - Roma []
Author
artefuoricentro
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Codice AFLEMO - ID 2703 - UM 2016-04-29 05:28:28
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L’evento è il quarto appuntamento di Dialoghi 2016, ciclo di quattro mostre in cui i 20 artisti dall’Associazione culturale Fuori Centro si sono divisi in gruppi di affinità per documentare i Differenti gradi di percezione nei percorsi e negli obiettivi della propria ricerca nell’ambito della sperimentazione contemporanea. Franca Bernardi, Antonio Carbone, Giuliano Mammoli, Luciano Puzzo, Alba Savoi hanno deciso che non bisogna lasciare al solo anacronismo la difesa della pittura anche se, per i nostri, la pittura non si trincera nei confini della tradizione. Le ricerche che ciascuno di loro porta avanti dimostrano abbondantemente che la pittura, pur non essendo più l’iconosfera della nostra società, ha ancora molto da dire all‘uomo del ventunesimo secolo. Che cosa dice? Vediamo quali parole le mettono in bocca i cinque artisti di questa mostra. Franca Bernardi, con la sua Età Assiale, dichiara senza mezzi termini che è il filo rosso dell'arte quello che ancora può mettersi dalla parte opposta dello sfarinamento del mondo. Antonio Carbone, con Segno, Scrittura, Parola ci ricorda la verità semplice e profonda che sta al centro della vita. Al di sopra il "cielo" ; al di sotto “l’armadio" dei ricordi e dell’esistenza reale. Il bello è che il mondo inferiore della vita è contaminato da elementi "celesti”. Per fortuna, dunque, la vita inautentica viene invasa dall’autenticità che, non a caso, e guidata dall‘arte. Giuliano Mammoli, in Iter ci dice che il nostro viaggio terreno si presenta come spezzettato; regio dissimilitudinis, infatti, Agostino dice del regno del contingente. Nonostante ciò una infinita liricità può vivere all'interno di un tale mondo. In questi termini resuscita l'antica (e fascinosa) favola della pittura come poesia. Lo fa però adottando la strategia dell’impurità diffusa dalle avanguardie storiche fin dai primi del novecento. Luciano Puzzo, con L’Eco, ritiene che l'arte non possa che identificarsi con il Grande Rifiuto, per dirla con l'inattuale Herbert Marcuse. NO in tutte le possibili declinazioni. Rifiuto dell'attuale assetto della società o della realtà in quanto tale? A noi e all'artista l‘ardua sentenza. Ecco dunque l'arte che è pensiero, filosofia, ragionamento su ciò che ci circonda. Alba Savoi, con la sua Continuità dei segni ci dice molte cose; una, in particolare, ne vogliamo segnalare in questa sede: la ricchezza decorativa dei suoi "segni continui” è abolita l'anoressia che anima l‘attualità delle neoavanguardie; ne scaturisce una prassi dell’opulenza che cancella qualsiasi desertificazione calvinista ed esibisce quel piacere il cui desiderio, afferma Giacomo Leopardi, é infinito e illimitato. Detto questo, non possiamo lasciare i nostri autori senza accennare ad Arturh Danto che è scomparso da poco e con il cui pensiero dobbiamo tutti fare i conti. Il critico americano sostiene che, dopo la pop art, essendosi ormai confusi l'opera e l'oggetto comune, la definizione dell'arte é demandata esclusivamente alla filosofia. I cinque artisti respingono con forza una tale prospettiva; all'interno delle loro ricerche l'arte non si confonde con il mondo e rivendica la propria superiorità riguardo alla deiezione quotidiana. Fuoriesce da questo quadro Franca Bernardi che riesce a contaminare il mondo esterno con il filo rosso della propria creatività. Comunque posizione conservatrice? Agli occhi delle neoavanguardie senz’altro, solo che é ormai acclarato che le neoavanguardie non sono la verità assoluta dato che la verità assoluta è creduta solo dall'imbecillità dei diversi fondamentalismi. C’é posto quindi per le molteplici scelte e passioni. Le une e le altre indicano, come sempre, l'inesauribilità e l’abissalità della ricerca. Quella ricerca che, come dice Ugo Foscolo vivrà "finché il sole risplenderà su le sciagure umane”.
L’evento è il quarto appuntamento di Dialoghi 2016, ciclo di quattro mostre in cui i 20 artisti dall’Associazione culturale Fuori Centro si sono divisi in gruppi di affinità per documentare i Differenti gradi di percezione nei percorsi e negli obiettivi della propria ricerca nell’ambito della sperimentazione contemporanea. Franca Bernardi, Antonio Carbone, Giuliano Mammoli, Luciano Puzzo, Alba Savoi hanno deciso che non bisogna lasciare al solo anacronismo la difesa della pittura anche se, per i nostri, la pittura non si trincera nei confini della tradizione. Le ricerche che ciascuno di loro porta avanti dimostrano abbondantemente che la pittura, pur non essendo più l’iconosfera della nostra società, ha ancora molto da dire all‘uomo del ventunesimo secolo. Che cosa dice? Vediamo quali parole le mettono in bocca i cinque artisti di questa mostra. Franca Bernardi, con la sua Età Assiale, dichiara senza mezzi termini che è il filo rosso dell'arte quello che ancora può mettersi dalla parte opposta dello sfarinamento del mondo. Antonio Carbone, con Segno, Scrittura, Parola ci ricorda la verità semplice e profonda che sta al centro della vita. Al di sopra il "cielo" ; al di sotto “l’armadio" dei ricordi e dell’esistenza reale. Il bello è che il mondo inferiore della vita è contaminato da elementi "celesti”. Per fortuna, dunque, la vita inautentica viene invasa dall’autenticità che, non a caso, e guidata dall‘arte. Giuliano Mammoli, in Iter ci dice che il nostro viaggio terreno si presenta come spezzettato; regio dissimilitudinis, infatti, Agostino dice del regno del contingente. Nonostante ciò una infinita liricità può vivere all'interno di un tale mondo. In questi termini resuscita l'antica (e fascinosa) favola della pittura come poesia. Lo fa però adottando la strategia dell’impurità diffusa dalle avanguardie storiche fin dai primi del novecento. Luciano Puzzo, con L’Eco, ritiene che l'arte non possa che identificarsi con il Grande Rifiuto, per dirla con l'inattuale Herbert Marcuse. NO in tutte le possibili declinazioni. Rifiuto dell'attuale assetto della società o della realtà in quanto tale? A noi e all'artista l‘ardua sentenza. Ecco dunque l'arte che è pensiero, filosofia, ragionamento su ciò che ci circonda. Alba Savoi, con la sua Continuità dei segni ci dice molte cose; una, in particolare, ne vogliamo segnalare in questa sede: la ricchezza decorativa dei suoi "segni continui” è abolita l'anoressia che anima l‘attualità delle neoavanguardie; ne scaturisce una prassi dell’opulenza che cancella qualsiasi desertificazione calvinista ed esibisce quel piacere il cui desiderio, afferma Giacomo Leopardi, é infinito e illimitato. Detto questo, non possiamo lasciare i nostri autori senza accennare ad Arturh Danto che è scomparso da poco e con il cui pensiero dobbiamo tutti fare i conti. Il critico americano sostiene che, dopo la pop art, essendosi ormai confusi l'opera e l'oggetto comune, la definizione dell'arte é demandata esclusivamente alla filosofia. I cinque artisti respingono con forza una tale prospettiva; all'interno delle loro ricerche l'arte non si confonde con il mondo e rivendica la propria superiorità riguardo alla deiezione quotidiana. Fuoriesce da questo quadro Franca Bernardi che riesce a contaminare il mondo esterno con il filo rosso della propria creatività. Comunque posizione conservatrice? Agli occhi delle neoavanguardie senz’altro, solo che é ormai acclarato che le neoavanguardie non sono la verità assoluta dato che la verità assoluta è creduta solo dall'imbecillità dei diversi fondamentalismi. C’é posto quindi per le molteplici scelte e passioni. Le une e le altre indicano, come sempre, l'inesauribilità e l’abissalità della ricerca. Quella ricerca che, come dice Ugo Foscolo vivrà "finché il sole risplenderà su le sciagure umane”.