Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Rosso, storia di un colore da Tiziano a Valentino

Colore caldo per eccellenza, il rosso è da sempre associato alla passione. Squillante o spento attira sempre l’occhio di chi guarda

Il grande scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe, autore de I dolori del giovane Werther (1774), così parlava del colore rosso: “L’azione di questo colore è particolare come la sua natura. Esso dona un’impressione tanto di gravità e dignità che di eleganza e grazia. E produce la prima nel suo stato scuro e concentrato, la seconda nel suo stato chiaro e rarefatto. Così, la dignità della vecchiaia e l’amabilità della giovinezza possono vestirsi di un unico colore” (Johann Wolfgang Goethe, La teoria dei colori, Il saggiatore, Milano, 2014). Il rosso è il colore che rinvia al sangue e al fuoco e, come sottolinea Goethe, può avere sia una versione notturna, cupa che può essere collegata alla morte sia una diurna e luminosa che può alludere all’ardore e all’impulso sessuale. In Oriente “è inoltre il colore del sangue, della vita, della bellezza e della ricchezza; è il colore dell’unione (simbolizzati dai fili rossi del destino orditi nel cielo). Colore della vita, è anche colore dell’immortalità, ottenuta con il cinabro (solfuro rosso di mercurio) con il riso rosso della Città dei Salici” (Jean Chevalier-Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, RCS libri S.p. A. Milano, 1997). Per la psicoanalisi il rosso è il colore che designa l’esuberanza e la sessualità ma può indicare la rabbia.

Il rosso è, insieme al giallo, il colore caldo per eccellenza. Secondo Giovanni Bellini, scopritore della prospettiva cromatica, i colori caldi si avvicinano al riguardante mentre quelli freddi, come il blu, se ne allontanano: “Il senso della distanza è creato dal passaggio graduale dei toni del colore, dal marrone dei primi piani all’azzurro del cielo, perché i colori caldi avvicinano, quelli freddi allontanano. Questa scoperta del Bellini non è la conseguenza di ricerca scientifica; tuttavia, forse intuitivamente, egli crea la prospettiva cromatica che diventerà una caratteristica della pittura tonale veneta” (Piero Adorno, L’arte italiana, Casa editrice G.D’Anna, Messina-Firenze, 1987).

Il colore rosso ha una tradizione antica nell’arte. Esso era fondamentale per la pittura vascolare greca. I vasi venivano dipinti con due colori, il rosso e il nero. In Attica le ceramiche nel VI secolo erano a figure nere su fondo rosso. A questo genere di opere appartengono il vaso Francois, conservato al museo archeologico di Firenze, e l’anfora con la raffigurazione di Achille e Ajace intenti nel gioco dei dadi del museo etrusco-gregoriano del Vaticano. Nel 530 a.C. la pittura subisce una rivoluzione copernicana. Non più figure nere su fondo rosso ma figure rosse su fondo nero. Alla base di tale cambiamento vi era una motivazione eminentemente pratica. Con tale tecnica si otteneva una maggiore impermeabilizzazione del vaso e quindi una migliore possibilità di vendita dello stesso. Ad Eufronio è attribuito il cratere con la Lotta tra Ercole e Anteo. Questa tecnica garantisce vantaggi anche  a livello artistico poiché “si viene così definendo un’impostazione spaziale, analogamente a quanto avviene in scultura con la volumetria della statua attica” (Piero Adorno-Adriana Mastrangelo, Dell’arte e degli artisti, G.D’Anna casa editrice, Firenze, 2002).

“Lei, la gemella, aprendosi al dialogo, ha lasciato scivolare sulla spalla un immenso drappo sostanziato nella materia più preziosa mai prodotta dalla pittura, che è proprio il ‘rosso Tiziano’, alchimia di vermigli striati di aranci” (Flavio Caroli, La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli, Electa, Milano, 2001). Parlando della figura femminile seminuda di Amor sacro e amor profano (1515) il critico d’arte Flavio Caroli esalta lo splendido rosso del mantello che scivola via dalla spalla della donna. Si tratta, come ricordato dallo studioso, del famoso “rosso Tiziano” uno splendido rosso ravvivato da incandescenti bagliori dorati o arancioni. Un altro importante storico dell’arte, Piero Adorno, sottolinea come per l’ Assunta dei frari (1516-1518) l’artista di Pieve di Cadore ricerchi una dichiarata teatralità e “per giungervi Tiziano usa colori avvampanti, come i rossi delle vesti o l’oro solare della luce che avvolge la Madonna” (Piero Adorno, op. cit.). Il maestro del tonalismo veneto mostrava una predilezione per il rosso venato da lampi dorati. Basta a confermare questa preferenza la sinfonia cromatica della tela raffigurante Carlo V a cavallo (1548) che contraddistingue la gualdrappa del cavallo e il pennacchio dell’elmo e la fascia dell’imperatore immortalato al ritorno dalla vittoriosa battaglia di Muhlberg. Nell’ultima fase della sua gloriosa carriera Tiziano, in virtù di una padronanza tecnica straordinaria, arriva a dipingere applicando i colori sulla tela a ‘ditate’ ottenendo così una pittura dalle forme sfaldate. Lo stile sfatto di tali lavori viene accompagnato da tinte sbiadite color mattone.

Il colore rosso ha un suo posto anche nella letteratura italiana. Nel 1878 Giovanni Verga pubblica su una rivista la novella Rosso Malpelo che andrà in seguito a far parte della raccolta Vita dei campi. L’incipit del racconto mostra chiaramente come la cultura popolare siciliana dell’epoca attribuisse al colore rosso caratteristiche negative: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; e aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo” (da Mario Pazzaglia, Scrittori e critici della letteratura italiana, Zanichelli editore, Bologna, 1993). La prima parte della frase esprime l’idea che la capigliatura rossa sia un difetto fisico mentre la seconda stabilisce una relazione, per noi moderni inaccettabile, tra i capelli rossi e la malignità. Verga riportava quelle che erano le credenze popolari, alle quali lui probabilmente non credeva, ma che riferiva in maniera oggettiva, in nome di quell’impersonalità che era la cifra stilistico-letteraria della corrente verista. Il colore rosso dei capelli sembra essere una condanna alla quale il malcapitato giovane non può sottrarsi. Anche il duro lavoro in miniera sembra per lui essere legato a motivazioni cromatiche: “e sembrava fatto apposta per quel mestiere persin nel colore dei capelli” (da Mario Pazzaglia, op. cit.). E’ un cerchio dal quale il ragazzo non può uscire, con quella chioma Malpelo può solo lavorare in una cava. Egli è considerato un “diverso” solo perché ha i capelli rossi. Possiamo forse rinvenire le ragioni di un tale pregiudizio nel fatto che tale colore è associato a sentimenti impetuosi che possono, quindi, assumere significati negativi quali la rabbia, la collera e la vergogna. Inoltre in Occidente il diavolo viene spesso colorato di rosso e di nero. Originariamente, infatti, era raffigurato con il corpo nero e la testa rossa. In epoca protestante, poi, fanno la loro comparsa i diavoli interamente rossi.

Il rosso diviene per Alberto Burri il mezzo per veicolare il sentimento del dramma esistenziale.  Le plastiche straziate dalla fiamma ossidrica mostrano bruciature e lacerazioni che simboleggiano le sciagure che sconvolgono la vita umana.

Sempre al passo con le conquiste scientifiche della sua epoca, Lucio Fontana guarda all’universo infinito nella sua ricerca spazialista. E l’infinito effettivamente raggiunge nei tagli dei suoi concetti spaziali. L’artista di Rosario di Santa Fe’ affermava riferendosi ai sui buchi e tagli “Passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere” (in Maurizio Calvesi-Paul Ginsborg, Novecento – Arte e storia in Italia, Skira editore, Milano, 2000). Le fenditure di Fontana incidono tele monocrome, giocate preferibilmente sul rosso o sul bianco.

Agostino Bonalumi, per le sue tele estroflesse, ottenute con l’introduzione di sagome di legno o metallo sul retro della tela, opta per l’assolutezza del monocromo, declinato di solito sul rosso, sul bianco, sull’azzurro o sul giallo.

Il grande stilista Valentino (Valentino Garavani) ha un suo colore personale, il “rosso Valentino”. Questa tonalità sfugge a qualsiasi tentativo di definizione. E’ una creazione che non rientra nelle consuete tavole cromatiche ed è impresa ardua trovarne il corrispettivo in pittura. Si tratta di una sfumatura che colpisce e seduce, grazie alla sua potente e prorompente energia. Passione, erotismo, il rosso Valentino è un’esplosione di vita, le donne fasciate da tale tonalità non passano mai inosservate. A ispirare il grande couturier sarebbe stata una serata al Teatro dell’Opera di Barcellona, durante la quale Valentino sarebbe rimasto estasiato per il rosso dei costumi di scena. Inoltre, tra gli spettatori, lo stilista avrebbe notato un’anziana signora vestita audacemente di rosso che le rimase impressa nella memoria. Da quel momento l’uomo decide di trovarne una sfumatura che diviene il suo marchio di fabbrica. La sua nuance si inquadra a metà strada tra il carminio, il porpora e il cadmio. Si tratta di un punto di rosso lucente che fa risplendere chiunque lo indossi. Con il passare degli anni il “rosso Valentino” è diventato un simbolo della Maison.

Il rosso si presenta agli osservatori in varie versioni. Ecco le tonalità più comuni:

  • Amaranto: Colore derivato dai fiori di una pianta erbacea. Si colloca tra il rosso e il cremisi.
  • Bordeaux: Gradazione di rosso che si avvicina al bruno.
  • Carminio: Ricavato dalla cocciniglia, il carminio è un rosso vivo.
  • Cremisi: Materiale colorante dal quale si estrae un rosso vivo.
  • Granata: Tonalità di rosso che ricorda la melograna.
  • Magenta: la definizione magenta si riferisce al colore dei pantaloni dei soldati francesi che nel 1859 presero parte alla battaglia svoltasi nella città lombarda di Magenta. Si tratta di una gradazione cremisi intensa.
  • Mattone: Sfumatura di rosso che ricorda il colore del mattone cotto.
  • Pompeiano: Una qualità di rosso accesa e lucida che richiama lo sfondo di alcuni affreschi rinvenuti a Pompei.
  • Scarlatto: Il termine scarlatto indica una tonalità di rosso vivo brillante.

15 Maggio 2022

Fabio Massimo Penna

Laureato in Lettere, è giornalista pubblicista ed editor. Ha scritto su varie testate sia cartacee che online, occupandosi prevalentemente di arte, cinema e letteratura. Il suo interesse è rivolto in particolar modo alle contaminazioni e interconnessioni tra le varie forme espressive e creative.

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