Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Rosso PVC

Alberto Timossi crea sculture ambientali di grandi dimensioni in pvc rosso, situando i suoi interventi tra Minimalismo e Land Art. Il suo lavoro assume le caratteristiche che lo contraddistingueranno a partire dal 2006.

Alberto Timossi, nato a Napoli nel 1965, è noto per le sue sculture realizzate con tubi in pvc verniciati di rosso, crea installazioni ambientali che si situano in quel contesto che comprende Minimalismo e Land Art.

Perché il rosso? Perché è il colore che lui ritiene funzioni di più in relazione con l’ambiente.

Ma durante la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Carrara si concentra sulla figura lavorando creta, gesso, cemento, guardando a Marino Marini e ad artisti medioevali come Viligelmo, nel recupero della tradizione.

Dal 1989, trasferitosi a Roma dopo gli studi, comincia un nuovo percorso con le “figure – macchine”, da una sua definizione, trattando gli stessi materiali. Mentre subito dopo avviene una forte accelerazione nella sua ricerca: le forme pesanti a terra cominciano ad alleggerirsi e inizia ad utilizzare il tondino di ferro, prima come struttura interna della scultura rivestita da superfici di lamiere, rame, ottone, con parti in legno, e poi lasciando definitivamente la forma esterna per concentrarsi solo sull’interno con tondino di ferro e corda o con tondino di ferro e cavo d’acciaio.

Proprio in questo periodo, compare per la prima volta il rosso in un’opera in ferro e corda del 2000 presentata alla Plaza Gallery di Tokyo in una mostra a cura del Museo di Villa Croce di Genova. Il rosso nelle installazioni ambientali compare nel 2003 in un lavoro in acciaio realizzato per l’Albergo Albornoz di Spoleto.

Da questo momento in poi decide che il suo interesse sono le sculture ambientali e qui utilizza il rosso perché è un colore deciso che può stare all’aperto, ma lo abbandona subito dopo. Capito il suo interesse per le installazioni di grandi dimensioni inizia ad utilizzare il pvc, materiale industriale che appartiene alla città, di solito è nascosto sottoterra, e serve alla sua funzionalità, ne rappresenta la pulsazione: Timossi lo fa emergere: “Così i tubi “decidono” che vogliono esprimersi anche a livello estetico ed escono fuori dal sottosuolo, dai muri, creando una situazione scultorea installativa” dalle sue parole. Il rosso insieme al pvc compare per la prima volta in Innesti, scultura realizzata per il Pastificio Cerere nel 2006 e a cura di Lorenzo Benedetti. Qui il rosso è importantissimo, è essenziale per dominare le macchie, i muri scrostati, l’ambiente post industriale di un luogo che non era ancora stato restaurato. 

Questi grandi tubi rossi determinano un cambiamento che avviene nel tessuto della città perché essa si sta preparando a trasformarsi, a diventare qualcos’altro, proprio come nella pianta dove l’innesto la cambia generando un frutto o un fiore: è il grande tema che affronta nella sua ricerca, il cambiamento. Gli Innesti continueranno a dominare il suo lavoro per un po’ di anni, l’ultima grande scultura che chiude questo ciclo è Illusione del 2015, fortemente voluta da Takeawaygallery, che cura il progetto.

Qui il tema del cambiamento è essenziale, mentre già erano comparsi i Flussi. Illusione è un’installazione ambientale di grandissima dimensione: è un tubo enorme di 85 mt di lunghezza totale e 63 cm di diametro. Rappresenta un segno che vuole dire qualcosa sullo sfruttamento del territorio e vuole ricucire la ferita della montagna, però è anche una vena che tu scavando trovi, lo scheletro della montagna. Qui il rosso è il segnale di qualcosa che muta, la natura, ma anche il colore del non ripensamento, della decisione estrema, del non ritorno. La prima scultura della serie dei Flussi è del 2013: i tubi di Timossi erano montati sull’acqua a villa Contarini di Piazzola sul Brenta per la Prima Biennale di Scultura. La particolarità dei Flussi è che l’artista inserisce curvature nel tubo: l’idea è che l’acqua modelli e ammorbidisca la scultura, generando un cambiamento.

Qui inizia una nuova fase in cui l’interno comincia a muoversi perché doveva esservi corrispondenza con l’esterno, dichiara: “È per me molto interessante lavorare l’interno per dare il senso del corpo umano, delle viscere, qui è essenziale il rosso perché sottolinea questa volontà.” Tappa fondamentale del suo percorso è Fata Morgana/ Dentro l’Antropocene installazione realizzata presso il lago del Col d’Olen in Val d’Aosta nel 2017 a cura di Tekeawaygallery.  Il tema della mutazione, riferito alla nascita e alla ragion d’essere della scultura nel rapporto con la natura, è visto da un punto di vista ambientalista, ma non nel senso politico, nel senso: “Di osservazione sottile, leggera che non giudica, ma che cerca di capire che cosa stia succedendo” dalle parole dell’artista. Fata Morgana si struttura in modo che sul lago generato dalla caduta delle rocce, si profili un canneto artificiale, dove il rosso domina. È la stessa natura che fa nascere un canneto artificiale e diventa testimone di una mutazione. La natura sta modificando sé stessa: il clima, l’aria, l’acqua, il ghiacciaio che si scioglie; sta mutando il suo tessuto cognitivo e generativo. Il rosso qui è un segnale di pericolo, della passione; è un colore deciso e non ambiguo, che allerta e che si impone come monito della presenza artificiale del pvc. In Fata Morgana/ La fonte sospesa viene replicato in maniera ridotta l’intervento della Val D’Aosta all’interno della Fontana della Minerva all’Università della Sapienza di Roma nel 2018, installazione a cura di Marcello Barbanera. 

L’importanza storica di questa fontana si esprime nella presenza della scultura della Minerva di Arturo Martini, e Timossi ha voluto creare una sollecitazione per gli studenti, un oggetto di studio e ricerca, che fossero un segnale del cambiamento in atto a livello ambientale, per questo ha disposto gli elementi in un’ideale linea di galleggiamento in maniera che il baricentro fosse sospeso a metà, così che alcune parti galleggiassero e altre fossero librate nell’aria: quell’equilibrio che dovrebbe esserci purtroppo ora manca in natura. Il rosso qui è decisivo perché è in contrasto con il bianco del marmo dell’architettura della Città Universitaria, e poi, in questa occasione, Timossi si è dovuto confrontare con la storia. Riguardo al rapporto tra colore rosso e storia, racconta: “Ho sempre amato la pittura pompeiana, fin da quando ero ragazzo: può darsi che il rosso pompeiano mi abbia emozionato a tal punto da ritrovarlo in maniera inconsapevole poi successivamente. In realtà il rosso che ho utilizzato per la mia mostra Innesti al Pastificio Cerere non era quello di adesso, ma era quello tipico di Pompei, scuro. 

Oggi uso un colore vivo detto industrialmente rosso segnale.” L’installazione Spilli del 2018 è stata realizzata nel Lago Ex Snia a Roma situato tra il Pigneto, via di Portonaccio, via Prenestina e via di Casal Bertone. Questo lago nasce da un errore umano, ma è diventato un vero ecosistema naturale con 180 specie di piante e 50 di uccelli dove sono state avvistate anche delle volpi. L’intervento in pvc rappresenta la caratteristica artificiale che si coniuga con il cemento del lago e si contrappone agli elementi naturali del lago all’interno della città. Timossi ha abbandonato consapevolmente la deformazione del tubo in favore della geometria perché lo spillo assume una precisa valenza, dichiara: “Avevo banalmente pensato che il luogo era importante da segnalare e mi sono riferito a Google che utilizza gli spilli per indicare la presenza di luoghi importanti. Il colore rosso è sempre un motivo di allerta ed attenzione, di denuncia e avvertimento.” Vi è poi la collaborazione con il musicista Simone Pappalardo che ha lavorato insieme a Timossi per performance e opere interattive e che qui rende udibili i rumori dell’acqua dentro i tubi dai bordi del lago. 

La scultura pensata per Tiptoe e Virgola Rossa in occasione della Sesta Edizione dell’Apuania Land Art Festival ad Alberobello nel 2018 era composta di tre parti che potevano essere assemblate con l’apertura di rami verso il cielo, come è stata montata originariamente davanti ad un trullo, o con la forma di una capanna che indicava un punto nel cielo, come è stata poi montata in un giardino. Il rosso era essenziale nel suo rapporto con il bianco del trullo, ma anche con la natura che ha accolto l’installazione successivamente, perché il verde ed il rosso sono complementari. Mentre Segnacoli è stata realizzata nel 2019 sul Kothon dell’isola di Mozia ed era a cura di Lorenzo Nigro e Giuseppe Capparelli. Il Kothon, è la vasca sacra del luogo creata dai Fenici: la utilizzavano per riti sacri e da essa vedevano le stelle cercando la costellazione di Orione che per loro rappresentava il Dio Baal, che adoravano. In questa installazione i suoi Flussi erano bassi per rispettare l’ambiente, erano disposti in maniera casuale, tranne tre, che rappresentavano la costellazione di Orione, ed erano ventisei perché ventisei secoli sono passati dalla fondazione del Kothon, da cui il titolo Segnacoli che indicava il passare del tempo. Dalle parole dell’artista: “Il rosso è qui indispensabile. Altri colori si sarebbero confusi con il terriccio, i riflessi del cielo, i resti archeologici. Se fossero stati neri sarebbero sembrati tronchi acquatici in ombra, se fossero stati marroni si sarebbero allineati con il colore del terreno, se fossero stati gialli avrebbero richiamato il colore dei resti archeologici, se fossero stati blu si sarebbero confusi con la volta del cielo.” L’ultima direzione del lavoro di Timossi sono i Contaccolpi in esposizione permanente alla Fondazione Orestiadi di Gibellina a partire dal 2021.

L’artista racconta così cosa vuole esprimere: “Il Contraccolpo non è più un cambiamento di osservazione e contemplativo, ma è fisico e violento: è uno sforzo, qualcosa che avviene sotto i tuoi occhi e che determina una mutazione forte. L’elemento industriale non è più modificato dall’acqua morbida e fluida. Vi è l’unione tra antico naturale, il marmo, la pietra, con il prodotto industriale, il pvc; si mettono in contrasto, unendoli, l’elemento ancestrale con l’elemento nuovo.

La parte meno controllabile dall’uomo, la pietra naturale, è accolta dal pvc controllato dall’uomo, proprio perché fatto dall’industria. C’è l’eterna lotta tra i due che si scontrano: l’uno deforma l’altro e l’altro si predispone ad accoglierlo. Quindi il marmo deforma il pvc, da materiale forte ed eterno, e il pvc, più duttile, è pronto a riceverlo: quest’ultimo è solo apparentemente debole perché è anch’esso un materiale ‘eterno’.” Qui il rosso ha un’accezione drammatica, sottolinea un evento da cui non si può più tornare indietro, e allo stesso tempo, manifesta quella violenza che è avvenuta, la sottolinea, la rende evidente, la porta all’esasperazione. 

Le pagine sono poi un’ulteriore derivazione dei Contraccolpi: “Ho trasportato a parete quello che è il contraccolpo, immaginando che invece di essere opera a tutto tondo e a sé stante, diventasse una sorta di pagina scritta in cui il contraccolpo determini una narrazione: è la pagina che racconta, come se fosse un testo poetico.” L’ultima mostra di Timossi, ancora in corso, è la collettiva N Gradi di separazione a cura di Michela Becchis a Palazzo Capizucchi a Roma. In questo caso l’artista ha lavorato con il figlio Marco che si sta specializzando nella realizzazione di app sonore che possano essere utili nel quotidiano. Il lavoro si chiama Oracolo perché si riascolta semplicemente ciò che si è detto e che quindi si vorrebbe sentire. 

Marco ha creato un software per sonorizzare la scultura del padre, che in questo caso è una Pagina, ma liscia perché pronta per accogliere la narrazione dello spettatore. Il meccanismo si attiva con la registrazione di una frase di chi deve interagire con l’opera, frase che poi si sollecita con un sensore sulla scultura e, a seconda di dove avviene la sollecitazione, la frase viene riportata in diverse maniere: ad esempio, dalla fine all’inizio o da metà alla fine. Il ragazzo ha infatti diviso la scultura in varie parti sonorizzandola in maniere differenti. Il rosso qui rappresenta la passione di un legame affettivo che si trasforma nella passione del rapporto con sé stessi per l’intimità che emerge dalle frasi che si pronunciano. Alberto dice: “Quest’opera l’ha voluta fortemente mio figlio. È stata un’operazione molto bella, non soltanto per tornare a sondare le possibilità del suono, ma anche perché è una scultura ambientale che occupa questa grande sala e crea un percorso tra i vari elementi dell’installazione. Ed è stata poi un’esperienza bella nel rapporto umano con mio figlio.” 

15 Maggio 2022

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri è nata a Roma il 09/03/1975. Si è laureata all’Università La Sapienza di Roma in Lettere e Filosofia con indirizzo Storia dell’Arte Contemporanea. È artista, scrittrice e giornalista. Ha pubblicato i libri La voglia di urlare nel 2012, E così la bambina è caduta nel 2014, Palermo mon amour nel 2020, Raggiro del mondo in 80 giorni firmato insieme a Giorgio Fabretti nel 2020 e Poesie di quarantena nel 2021. Lavora presso le riviste Inside Art, art a part of cult(ure), Lebiennali.com ed E-zine. Molte le personali e le collettive in Italia e all’estero.

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