Contemporary Art Magazine
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n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Natino Chirico e la foglia d’oro

Un artista che ama da sempre l'arte bizantina attraverso cui trova l'ispirazione per il suo lavoro pittorico

Natino Chirico, classe ’53, nasce a Reggio Calabria e, dopo il liceo artistico e una breve parentesi nello studio dell’Architettura a Messina, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, per proseguire all’Accademia di Belle Arti di Brera e infine di Roma, dove si trasferisce nel 1975.

Ora vive e lavora tra Roma e Perugia. Inizia ad esporre nel 1973 e nella sua vita artistica sarà sempre accompagnato dalla sincerità di intenti che completa una continua sperimentazione. Diverse le prime esperienze: disegnatore nel campo della moda per Gianni Versace e Ken Scott, illustratore in campo editoriale, creatore di opere pittoriche, grafiche e scultoree per numerose grandi aziende; ma abbandona tutto ciò per seguire la pittura. Dal 1977 diventa protagonista il disegno con grandi lavori a matita sanguigna, mentre gli anni ’90 sono essenziali per il ritorno alla pittura con una nuova predisposizione per materia e colore: dapprima si dedica al mare e dal 1998 inizia cicli pittorici dedicati al cinema.

Da sempre ha ammirato l’arte bizantina con i suoi meravigliosi sfondi dorati e ha colto la modernità di questo materiale che crea contrasto e al tempo stesso esalta la pittura; “La luce che l’oro dona alle opere è magica, e l’oro ha sempre una sua eleganza”, commenta l’artista.

Per questo inizia fin da subito a lavorare con la foglia d’oro, oltre che come sfondo, anche come fosse un colore o per rivestire delle sagome ritagliate dai suoi disegni. L’artista racconta: “Ho iniziato a utilizzare questo materiale come fascia di luce in opere monocromatiche, poi come sfondo e rivestimento.” E continua: “Il suo uso è legato all’ispirazione del momento. La foglia d’oro col tempo è diventata per me sempre più un elemento di dialogo con la materia pittorica.” In ogni ciclo di dipinti utilizza, nei vari modi da egli descritti, la foglia d’oro.

Ha immortalato, tra i tanti, Totò, De Filippo, Fellini, la Magnani, Charlie Chaplin, e sempre con forza e solarità come se i suoi dipinti fossero circondati da un’aura metafisica. Altra componente essenziale è l’inclinazione onirica che si sposa con una dimensione concettuale, nonostante le sue opere siano figurative. Il dinamismo nasce da un gioco di colori che sono frutto di un profondo lavoro. I volumi e gli spazi rendono una tridimensionalità nell’intimità dei dipinti.

Negli anni a cavallo del 2019 inizia un ciclo sulle forme primarie, cerchio e ovale, che sono una “risposta a un oggi incerto che richiede riflessione e ritorno a elementi e valori di base”, secondo Chirico. Del 2019 è poi la mostra “Il connubio” allo Spazio Cima di Roma.

In questa occasione l’artista collabora con il fotografo Giorgio Guglielmini. Sulle fotografie di Guglielmini Natino interviene lasciando intatta la bellezza degli scatti e donando nuove impressioni che fanno dialogare i due lavori.

Mentre, di qualche anno prima, il 2016, è la personale “Jazz In Colours” a Palazzo degli Oddi-Fondazione Marini Clarelli Santi di Perugia, ispirata ai miti del genere musicale quali Louis Armstrong, Ray Charles, Miles Davis, Charlie Parker. Chirico dichiara: “Mi sono fatto suonare come una chitarra dal ritmo che i grandi artisti mi davano guardando alle loro vite e i loro volti. Non ho voluto fare una mostra di ritratti, quello che parla è il colore e il ritmo che i miti della musica hanno suscitato in me che mi sono lasciato trascinare dalla loro elettricità e dalla loro grinta.” Una dichiarazione importante rilasciata dall’artista in questa occasione, fa capire tutta la sua poetica: “La pittura è una pratica molto antica, cerco sempre stimoli in altre forme d’arte, prima il cinema, ora la musica, altra espressione straordinaria, che possono convivere e darsi a vicenda emozioni.” 

Molte le mostre di Natino Chirico in varie parti del mondo: Reggio Calabria, Roma, Milano, Napoli, Torino, Venezia, Catania, Cosenza, Perugia, Todi, Parigi, Varsavia, Bruxelles, Berlino, New York, San Francisco e Mosca.

E in Argentina, nel 2019, ha realizzato una serie di performance per i cento anni dalla nascita di Fellini, prima a La Plata, poi a Rosario ed infine a Buenos Aires.  In queste occasioni preparava la tela con uno o due colori e interventi materici in foglia d’oro o d’argento, per poi intervenire con la materia cromatica in dipinti che ricordavano il regista.

A Buenos Aires ha esposto anche in una personale dal titolo “Cento anni di Federico Fellini” all’Istituto Italiano di Cultura. Esperienza forte in cui sono state realizzate diverse grandi opere. Per ritornare un po’ più indietro nel tempo, nel 2005, Natino ha iniziato a inserire nei suoi dipinti una nuova figura: “Il tuffatore”, immagine tratta dalla tomba del tuffatore conservata al Museo archeologico nazionale di Paestum, manufatto dell’arte funeraria della Magna Grecia.

Ma come mai questa scelta? Chirico risponde: “È un inno alla vita, ad avere coraggio e tuffarsi nelle novità.

Bisogna avere coraggio come ho fatto io nelle scelte della mia vita. Penso che il mondo sia di chi osa.” Infine di questo 2022 è il Manifesto del Premio Sila che è realizzato con due tuffatori e il titolo è “Insieme”: “Nella vita bisogna stare insieme. Uniti si è più forti. C’è bisogno di sinergie”, il commento di Natino Chirico.

15 Luglio 2022

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri è nata a Roma il 09/03/1975. Si è laureata all’Università La Sapienza di Roma in Lettere e Filosofia con indirizzo Storia dell’Arte Contemporanea. È artista, scrittrice e giornalista. Ha pubblicato i libri La voglia di urlare nel 2012, E così la bambina è caduta nel 2014, Palermo mon amour nel 2020, Raggiro del mondo in 80 giorni firmato insieme a Giorgio Fabretti nel 2020 e Poesie di quarantena nel 2021. Lavora presso le riviste Inside Art, art a part of cult(ure), Lebiennali.com ed E-zine. Molte le personali e le collettive in Italia e all’estero.

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