Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

La pittura, il cibo e la quotidianità. Sergio Ceccotti e Massimo Catalani

Esploriamo il lavoro di due pittori appartenenti a generazioni diverse, Sergio Ceccotti e Massimo Catalani, che hanno affrontato il tema del cibo in due maniere differenti.

Sia Sergio Ceccotti (1935) che Massimo Catalani (1960), sono due pittori romani della nostra contemporaneità, appartenenti, però, a due generazioni diverse. Interessante fare un parallelo tra i due artisti su di un elemento del loro lavoro che ricorre, il cibo. Ceccotti crea Nature morte già negli anni ’60, mentre Catalani esordisce con quadri in cui sono presenti gli alimenti a inizi anni ’90. Ma i percorsi che li hanno portati a lavorare con questo tema sono del tutto diversi. Ceccotti inserisce i cibi nei suoi quadri per evitare che essi diventino troppo freddi e intellettuali, per evitare una sorta di impersonalità in alcune opere. Per lui il cibo è importante perché è vita, anche se ha una vita più transitoria della nostra; e poi, dalle sue parole: “il cibo dipinto mi ha sempre attratto per la varietà di forme, di luci e di colori che danno la possibilità di arricchire la superficie del quadro, ma anche evocano le gioie della vita.” Catalani, invece, reinventa un modo di dipingere che reagisca alle nuove avanguardie del dopoguerra per riavvicinare l’arte al pubblico in maniera ironica e attraverso archetipi riconoscibili, dalle sue parole: “Sempre molto in empatia con il pubblico, è stata importante la cipolla perché veicolo di riconquista di uno spazio condiviso. Era comprensibile e non era un gadget.” Di Massimo Catalani sono poi famosi i Piatti nati in contrapposizione al cibo dei Fast-food: sono gli anni in cui apre il primo McDonald in Italia, a piazza di Spagna a Roma. Mentre il cibo si trasforma, trasforma i nostri corpi e l’ambiente in cui viviamo, e questo non può che far parte del suo lavoro. Entrambi i pittori ritraggono alimenti della vita di tutti i giorni, Ceccotti dipinge “i cibi abituali” senza precludersi però altre propensioni, Catalani dipinge, senza porsi limiti, ma soprattutto le pietanze della nostalgia, del convivio tradizionale, mentre i giovani di oggi si creano nuovi modi di mangiare e nuove nostalgie, vuole così fermare un punto nella storia della cultura. Sia Ceccotti che Catalani lavorano con una quotidianità che si trasforma sotto i loro sapienti occhi di pittori. I quadri di Ceccotti, come i suoi atelier dove sono sempre presenti alimenti, ad esempio, sono immaginari e non rappresentano l’ambiente in cui lavora. Essendo un pittore della vita quotidiana, i cibi assumono un valore rilevante nelle sue opere. Dalle sue parole esplicative di qualcosa che ci può accompagnare nella vita di tutti i giorni: “se proprio la mia pittura dovesse paragonarsi a un genere letterario questo sarebbe il romanzo. Prova ne sia che nei titoli dei miei quadri ricorre spesso la parola “romanzo”.” In Catalani vi è una sublimazione del quadro ed egli la racconta così: “Le tecniche che scelgo sono in genere lentissime e stanziali. Pertanto spesso, indifferentemente, mi trovo a girare un colore o una minestra. Lavoro e mangio nello stesso luogo. La mattina arrivo a studio con le buste della spesa da cui escono i sedani e gli odori. Sento il sublime solo quando sono al sicuro di fronte all’incommensurabile, che può anche essere un pomodoro. Sublime è la caccia quando riesce, la ricerca del cibo giusto in quel momento come i nostri antenati quando trovavano un fungo, una lepre o una mela.” Anche le tecniche sono diverse: Ceccotti è un pittore tradizionale che dipinge esclusivamente con l’olio, in genere su tela, ma talvolta anche su carta o cartoncino, mentre Catalani dipinge con una tecnica personale, ovvero, con la spatola, il cemento, le sabbie, le argille e le terre naturali, modo inventato un giorno in un cantiere edile. Una grande diversità tra i due artisti si può trovare poi in merito alla progettualità: mentre per Ceccotti è importantissima: il suo lavoro è attraversato da una lunga meditazione prima che sia realizzato il quadro, depurando, modificando, eliminando parti dell’idea iniziale; per Massimo Catalani è, invece, estranea la progettualità anche se vi è comunque, nel suo lavoro, una preparazione. Dunque due artisti che, pur nella loro diversità, sono accomunati dalla fascinazione per il cibo e la quotidianità, andando nel profondo del tema con originalità e passione.  

15 Marzo 2022

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri è nata a Roma il 09/03/1975. Si è laureata all’Università La Sapienza di Roma in Lettere e Filosofia con indirizzo Storia dell’Arte Contemporanea. È artista, scrittrice e giornalista. Ha pubblicato i libri La voglia di urlare nel 2012, E così la bambina è caduta nel 2014, Palermo mon amour nel 2020, Raggiro del mondo in 80 giorni firmato insieme a Giorgio Fabretti nel 2020 e Poesie di quarantena nel 2021. Lavora presso le riviste Inside Art, art a part of cult(ure), Lebiennali.com ed E-zine. Molte le personali e le collettive in Italia e all’estero.

Commenti

Numero Corrente

Oro

“Quando l'oro parla, l'eloquenza è senza forza.”

(Erasmo da Rotterdam)

15 Luglio 2022

Occhio sul mondo

Uno sguardo sugli eventi internazionali

In Biennale

LA BIENNALE DI VENEZIA 2022 - I PROTAGONISTI

Disclaimer Fotografie

Le fotografie presenti in questo articolo sono di pubblico dominio oppure state fornite dall’autore dell’articolo che ne assume la piena responsabilità per quanto concerne i diritti di riproduzione. Questo disclaimer è da considerarsi piena manleva nei confronti dell’editore. Se il tenutario dei diritti volesse richiederne l’eliminazione o l’apposizione di particolari crediti è pregato di scrivere a redazione@e-zine.it