Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

Francesco Zizola, nella trasparenza dell’acqua la sua poesia

L’acqua con la sua trasparenza lussuosa si fa nera di fronte alla profondità del mare.

Tutto cominciò quando aveva appena otto anni e voleva sapere cos’era la Shoah. Le varie spiegazioni ricevute in famiglia o dall’insegnante, ovviamente imbarazzati, creavano solo molta confusione e non riusciva proprio a capire cosa fosse. Finché non vide una foto dei campi di concentramento; allora sì, improvvisamente capì, improvvisamente un pugno sui suoi occhi spauriti.

Francesco Zizola, nato a Roma il 20 dicembre del 1962, capì così cosa fosse la fotografia. Ma fu al liceo che partecipando a un progetto scolastico con una storia fotografica iniziò il suo percorso. Oltretutto il cineforum della scuola, dove furono invitati, tra gli altri, Gillo Pontecorvo, Ettore Scola e Marco Bellocchio, lo avvicinarono al neorealismo,  e lo sensibilizzarono verso il mondo dell’immagine. Durante l’Università, Zizola è laureato in Antropologia Culturale, a una marcia della pace da Perugia ad Assisi fece il suo primo servizio, che riuscì a vendere all’”Espresso”, al “Quotidiano dei lavoratori” e al periodico “Astrolabio”. Oggi pubblica su tutti i più importanti giornali del mondo e ha vinto 10 volte il premio World press photo, una volta come foto dell’anno (con l’immagine dei bambini in Angola mutilati dalle mine antiuomo)  e le altre come vincitore delle varie categorie, più sei Picture of the Year International. Ha documentato la condizione dell’infanzia nelle favelas, le Maldive che finiscono sott’acqua, i migranti che cercano di arrivare in Europa, ma anche l’Uzbekistan, la Cina, la Somalia, il Bangladesh, l’Iraq, la Thailandia, il Sudan, la Libia, il Kosovo, il Kurdistan, l’Indonesia, il Kenya…

Ora si occupa di un progetto che ha chiamato Hybris e che nasce 8 anni fa ed è ancora in corso. Si occupa del rapporto dell’uomo con la natura nella contemporaneità, con un’analisi così poetica, artisticamente estraniante, ma anche approfondita e documentata che lascia esterrefatti. Quest’ultimo lavoro, “Mare Omnis”, che fa parte di Hybris, in mostra alla galleria “Il Cembalo” di Roma fino al 30 giugno, assolutamente da non perdere, si basa su una serie di immagini della pesca tradizionale al tonno in Sardegna (in Sicilia non esiste più), riprese dall’alto con il drone: non si possono non chiamare opere d’arte. L’acqua con la sua trasparenza lussuosa si fa nera di fronte alla profondità del mare, ma lascia che le reti, con le loro inebrianti evoluzioni si possano ammirare, come fossero costellazioni, come fossero quadri di Mirò, e la trasparenza che ci lascia incantati dai bianchi e dai neri riesce a inventarsi nuove forme di pesci che sotto la sua superficie, come fosse di lenti magiche si deformano e si slanciano in sagome che corrono veloci.

Per utilizzare i droni professionali, con peso superiore ai 250 grammi,  serve un patentino. Zizola ha usato l’esacottero DJI in grado di trasportare un peso fino a 6 chili, in questo caso una fotocamera Hasselblad digitale medio formato da 50 megapixel (il glorioso marchio svedese Hasselblad, protagonista dagli anni Cinquanta della scena professionale, ha partecipato con le sue fotocamere alle missioni della Nasa Apollo 8, 9, 10, 11, fino ad Apollo 17). Questo drone può operare in un’area di circa 5 chilometri e ha un’autonomia di 35 minuti. La superba qualità delle immagini dall’alto dell’antica pesca al tonno sono anche una testimonianza di un’arte trasmessa solo con l’esperienza, chiamata “ingegno” dai pescatori, che consentiva di selezionare il pescato e salvare l’ecosistema marino. La moderna tecnica dei pescherecci, dopo aver catturato insieme alle specie edibili tartarughe, delfini e squali, li elimina già privi di vita. Al recente Salone del libro di Torino, questo grande fotografo italiano ha presentato questo suo lavoro nel libro “Aguanta”, stampato con cura certosina e accompagnato da descrizioni della pesca in sardo e in inglese, con un omaggio a un racconto di Emilio Salgari che com’era suo costume, aveva descritto minuziosamente questo rito dei pescatori sardi senza esserci mai stato.

(per gentile concessione del quotidiano “La Ragione”)

15 Giugno 2022

Roberto Vignoli

Roberto Vignoli ha lavorato con le agenzie fotografiche Image Bank, Action Press, Granata Press, Grazia Neri, MaxPPP, Luz Photo, per 12 anni e' stato responsabile degli Esteri all'ufficio fotografico dell'"Espresso", ha fatto piu' di cento mostre fotografiche in Italia, Francia Ungheria, Argentina, Cuba, Stati Uniti, Turchia e Australia, insegna fotografia di architettura al Centro Sperimentale di Fotografia a Roma e collabora con il quotidiano "La Ragione".

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