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Antonio Tropiano

Antonio Tropiano. Restante: la scultura tra pensiero e materia

A cura di Alberto Dambruoso, Silvio Pasqualini
Antonio Tropiano. Restante: la scultura tra pensiero e materia
Restante presenta quattro sculture di Antonio Tropiano, nelle quali il legno diventa un mezzo per esplorare la memoria, il tempo e la società contemporanea. La mostra unisce il rigore della lavorazione artigianale e il pensiero umanistico
Tipologia
Mostra personale
Artisti
Curatori
Generi
Scultura
Periodo
26 Set-26 Ott 2026
Vernissage
Sabato 26 Set 2026 18:00-20:00
Location
Blue Gallery
Indirizzo
Dorsoduro 3061 - 30122 Venezia [VE] Italia
Orari di apertura
Martedi - Domenica 11-13 - 15-19 Lunedi Chiuso
Ulteriori informazioni
Contatti
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Codice CWUEMQ - ID 4075 - UM 2026-09-25 19:04:17

Alla Blue Gallery di Venezia, dal 26 settembre al 26 ottobre 2026, la mostra Restante presenta quattro sculture di Antonio Tropiano, artista calabrese dalla formazione singolare, sospesa tra filologia, storia dell’arte e tradizione della scultura lignea.

Curata da Alberto Dambruoso e Silvio Pasqualini, con un testo poetico di Teresa Murgida, la mostra mette in luce una ricerca nella quale la precisione tecnica della lavorazione del legno diventa strumento per interrogare il presente.

Dambruoso definisce Tropiano un artista capace di «coniugare con sapienza ed equilibrio pensiero e forma», portando la tradizione della scultura lignea a «gradi di elevatissimo rigore compositivo». Le sue opere partono spesso da forme semplici e riconoscibili — una foglia di fico, un alveare, un appendiabiti, un sacchetto di carta — per trasformarle in immagini cariche di significati.

Il titolo Restante nasce dal concetto di ciò che sopravvive alla sottrazione: il frammento, lo scarto, ciò che rimane dopo il gesto dello scalpello. Per Tropiano la scultura è un «campo di possibilità infinite», mentre il vuoto non rappresenta un’assenza, ma uno spazio ancora aperto all’eventuale.

Le quattro opere in mostra affrontano temi profondamente contemporanei. Edenismi riflette sulla difficoltà di distinguere il vero dal falso nell’epoca dell’informazione globale e dell’intelligenza artificiale; Appendihabitat guarda alla fragilità della dimensione comunitaria attraverso la metafora di un alveare appeso a un appendiabiti; Metà Morfosi mette in scena, con ironia grottesca, le trasformazioni dell’uomo immerso nella società tecnologica e iperconnessa; Cenoscopio, infine, invita lo spettatore a guardare dentro un sacchetto vuoto, trasformando il vuoto stesso in una riflessione sulla possibilità del contenere.

«Le sue sculture agiscono come dei dispositivi», scrive Dambruoso, capaci di «stimolare nello spettatore l’insorgere di una coscienza critica».

È proprio il rapporto tra pensiero e materia ad aver interessato Silvio Pasqualini, che riconosce in Tropiano una figura rara: un artista per il quale la formazione umanistica entra direttamente nel fare. «Oggi l’artista deve essere un intellettuale», afferma Pasqualini, e Tropiano «scolpisce il linguaggio, il tempo e la memoria».

 

La sua pratica, radicata anche nell’eredità familiare del nonno ebanista e falegname, riafferma così la centralità della mano e dell’agire umano, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità.

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