Inoltre, E-zine e di conseguenza Menexa Srl non sono responsabili per eventuali danni morali o materiali che possano derivare ai visitatori durante la partecipazione a tali eventi.
"Pittura come modalità di osservazione". Dal 15 marzo al 12 aprile 2026, lo spazio espositivo della Porta del Cielo a Treviglio ospita una mostra dal forte impatto spirituale: l’omaggio di Gaetano Fiore al maestro divisionista Gaetano Previati.
In occasione dell’Anno Zenaliano, indetto per commemorare i 500 anni dalla morte di Bernardo Zenale, il cui polittico di San Martino opera nel rigore del Rinascimento lombardo, la mostra dialoga e raccoglie l'eredità spirituale trasfigurandola attraverso il linguaggio contemporaneo. L'esposizione di Gaetano Fiore si configura come un pellegrinaggio visivo che riannoda i fili della tradizione sacra europea — da Previati a Sutherland — filtrandoli attraverso la lente esistenziale di Rainer Maria Rilke.
Fiore opera come un astronomo del cielo interiore che, disponendo di un potente microscopio, rende visibile l'inafferrabile: lo spirituale che si fa figura in Croce, albero della vita. Di forte impatto, quasi drammatico e talora spettrale, la pittura di Fiore rimanda a un'antica modernità che affiora dal sommerso. I riferimenti pittorici sono adesso Previati e Sutherland nella prospettiva di un nuovo spazialismo dinamico. Il colore è immanente, totale. Il tessuto assorbe la luce e vibra.
La mostra
- 14 scrigni-icona (Via Crucis): Un’installazione dove tracce d'argento su carta e legni di mare levigati si uniscono in una "architettura del dolore". Il ramo diventa un segno grafico tridimensionale che attraversa lo spazio sacro, evocando l’oggetto rilkiano (il Dinggedicht) che nella sua umiltà racchiude un’essenza divina.
- L’opera "Crucifige": Una monumentale Crocifissione dove una deflagrazione di blu cobalto rompe il silenzio del disegno. La pennellata filamentosa trasfigura il corpo di Cristo in una luce che "non consola, ma scava", richiamando la lezione di Sutherland dove il dramma sacro si fa organico e quasi vegetale.
Tra il segreto custodito negli scrigni e l'urlo luminoso della grande tela, lo spettatore è invitato a riscoprire il sacro non come dogma, ma come presenza viva, tattile e profondamente umana.