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Progetto di: Loredana Galante e Anna Nutini
Data: dal 14 al 28 novembre 2026
Sede: Galleria Civica d’Arte Albani - Via Giuseppe Mazzini 7 – 61029 - Urbino (PU)
Artiste: Elisa Cella, Loredana Galante, Anna Nutini, Vania Elettra Tam
Testo critico in catalogo di: Anna Chiara Cimoli
Inaugurazione sabato 14 Novembre 2026 ore 18.30
con Reading teatrale di Silvia Sala da “Il libro dell’Inquietudine” di Fernando Pessoa
Con il Patrocinio del Comune di Urbino
In collaborazione con: Associazione Culturale UBIK
Col sostegno di: KM0 Officina Gastronomica, Palazzo Giusti Suites, Albergo San Domenico
Info: IAT 0722 2613 - iat@urbinoservizi.it
Orari: tutti i giorni dalle 16.30 alle 18.30
Grafica: MetAlternativa
FARE LUNGHE PASSEGGIATE SOLO PERCHÉ SIAMO STANCHE DI CAMMINARE
Quattro artiste, quattro visioni, un percorso che continua
Elisa Cella, Loredana Galante, Anna Nutini e Vania Elettra Tam
Galleria Civica d’Arte Albani, Urbino
“L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi”, scrive Fernando Pessoa nel Libro dell’inquietudine. Da questa frase nasce Fare lunghe passeggiate solo perché siamo stanche di camminare, mostra collettiva che riunisce le ricerche di Elisa Cella, Loredana Galante, Anna Nutini e Vania Elettra Tam e che approda ora negli spazi della Galleria Civica d’Arte Albani di Urbino, dopo la prima tappa dello scorso giugno alla Casa di Rigoletto di Mantova, patrocinata dal Comune di Mantova.
Il progetto prosegue così il suo percorso, mantenendo intatto il nucleo da cui ha preso forma ma lasciandosi attraversare, di volta in volta, dagli spazi e dai contesti che lo accolgono. Una mostra pensata non come punto d’arrivo, ma come esperienza in movimento: un invito a rallentare, osservare, sostare e lasciarsi sorprendere dalle possibilità che nascono quando quattro differenti sensibilità artistiche entrano in relazione.
Il titolo, mutuato da Pessoa, porta con sé una condizione di inquietudine che qui non viene intesa come immobilità o disorientamento, ma come apertura. È proprio nell’incertezza, negli scarti e nelle contraddizioni che può nascere uno spazio nuovo per la ricerca, per il dialogo e per l’incontro.
Le opere delle quattro artiste attraversano linguaggi e immaginari differenti, costruendo però una trama comune. Elisa Cella sviluppa geometrie e forme che, a partire da riferimenti scientifici, si trasformano in possibili cosmogonie e in occasioni di reincanto; Loredana Galante costruisce opere in cui la dimensione poetica e performativa invita lo sguardo a superare la superficie e a soffermarsi sulle relazioni; Anna Nutini porta in scena corpi contorti, vulnerabili e al tempo stesso liberissimi, collocati in scenari quotidiani sospesi tra ironia e paradosso; Vania Elettra Tam interviene invece sulla memoria delle immagini e sugli oggetti della vita comune, attraverso un’ironia capace di smontare, ricomporre e riscrivere narrazioni consolidate.
Quattro ricerche autonome che, nel dialogo, rinunciano alla semplice successione per diventare parte di un unico paesaggio visivo e concettuale. L’allestimento è concepito come un organismo in relazione, nel quale le opere possono contaminarsi, creare cortocircuiti, suggerire corrispondenze e aprire inattesi percorsi di lettura.
In questo attraversamento, il femminile non viene proposto come categoria chiusa o come tema da illustrare, ma come possibilità di uno sguardo, come attitudine all’ascolto, alla trasformazione e allo sconfinamento. Una dimensione capace di mettere in discussione ciò che appare già dato e di generare nuove forme di prossimità.
La tappa di Urbino rappresenta dunque un nuovo momento di questo percorso espositivo, che nasce con l’idea di poter continuare a viaggiare e incontrare altri luoghi, altri pubblici e altri contesti. Dopo Mantova e Urbino, sono allo studio ulteriori destinazioni che potranno essere definite nei prossimi mesi.
Ad accompagnare l’inaugurazione sarà un reading teatrale di Silvia Sala, tratto dal Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, che restituirà attraverso la parola e la voce quella stessa tensione poetica da cui la mostra prende origine.
Perché le “lunghe passeggiate” evocate dal titolo non sono necessariamente una fuga né uno smarrimento. Sono, piuttosto, un modo diverso di attraversare il tempo: rallentare quando tutto sembra chiedere velocità, perdersi per poter guardare meglio, camminare senza una meta precisa per lasciare spazio all’incontro e alla scoperta.
Ed è forse proprio questo l’invito della mostra: non arrivare subito, ma concedersi il tempo di camminare.