Vittorio Pavoncello

I Quadri del Silenzio

A cura di Velia Littera
I Quadri del Silenzio
Roma 2 luglio 2026 - Presso la Fondazione Marco Besso di Roma si terrà l’inaugurazione di I quadri del Silenzio, la mostra personale di Vittorio Pavoncello, a cura di Velia Littera.
Tipologia
Artisti
Curatori
Periodo
02-31 Lug 2026
Vernissage
Giovedì 02 Lug 2026 17:00-20:00
Location
Fondazione Marco Besso
Indirizzo
Largo di Torre Argentina 11 - 00186 Roma [RM] Italia
Orari di apertura
Su prenotazione
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Codice CFCEMD - ID 3956 - UM 2026-06-24 13:51:33

 

“I quadri del silenzio” è il titolo simbolico di una serie di opere autonome e insieme profondamente legate tra loro realizzate da Vittorio Pavoncello. Ciascun dipinto possiede una propria individualità, una propria misura e un proprio equilibrio interno, tuttavia, osservati nel loro insieme, essi rivelano una comune tensione poetica, come variazioni di una stessa meditazione pittorica. Non un'unica opera suddivisa in parti, ma una costellazione di presenze indipendenti che trovano nella reciprocità e nel dialogo la loro più profonda consonanza.

In questi quadri Vittorio Pavoncello si affida a una grammatica essenziale, campiture cromatiche intense e avvolgenti accolgono al loro interno superfici più chiare e luminose, dense di materia e percorse da lievi tracce del gesto pittorico. Le forme non aspirano alla perfezione geometrica, conservano una voluta irregolarità, una lieve instabilità che le rende vive, sottraendole a ogni rigidità formale, ed emergono come apparizioni discrete, presenze che sembrano abitare la tela senza mai pretendere di dominarla.

Nelle superfici bianche affiora inoltre una trama sottile e vibrante che, pur restando affidata alla materia pittorica, evoca i linguaggi visivi della contemporaneità, quasi una scrittura algoritmica o la memoria di codici indecifrabili. Una tessitura che richiama, in lontananza, la logica del QR code e apre lo spazio dell’immaginazione, suggerendo come anche l’astrazione possa farsi luogo di infinite possibilità del vedere.

Se ogni opera custodisce una propria autonomia, è però nel loro insieme che si manifesta il senso più profondo del titolo. Il silenzio evocato da questa serie non coincide con il vuoto, né con l'assenza o con il semplice tacere. È piuttosto una condizione della presenza, una forma dell'attenzione, uno spazio interiore che permette alle cose di apparire senza clamore. Il silenzio non si oppone al mondo, ma ne rappresenta una diversa modalità di esperienza.

Ogni quadro ne offre una diversa sfumatura, una particolare inflessione, una differente intensità. Come in una composizione musicale, dove ogni movimento possiede una propria autonomia ma partecipa di una medesima architettura, così queste opere costituiscono altrettante declinazioni di una ricerca unitaria. Il silenzio emerge allora come esperienza che lentamente si costruisce nel passaggio da un'opera all'altra.

La forza di questa serie di dipinti risiede nella sua capacità di sottrarre anziché accumulare. In un tempo dominato dalla sovrabbondanza delle immagini e dall'accelerazione continua dello sguardo, Vittorio Pavoncello sceglie una via opposta, quella della misura, della lentezza, della permanenza.

La materia pittorica non cerca effetti spettacolari, ma una qualità più raccolta e meditativa del vedere. Ogni tela invita a una contemplazione paziente, a una forma di ascolto visivo nella quale anche le minime vibrazioni del colore e della luce acquistano significato per chi osserva.

I quadri del silenzio si configurano così come una riflessione sulla possibilità di preservare uno spazio di consapevolezza all'interno della complessità contemporanea, non una fuga dal rumore del mondo, ma ricerca di una distanza necessaria, di una pausa che restituisca profondità all'esperienza. Perché il silenzio, più che negazione della parola o assenza di suoni, è forse la condizione che rende nuovamente possibile l'ascolto.

 

E forse è proprio questa la qualità più preziosa che queste opere sembrano custodire, la capacità di ricordare che esiste una forma di presenza che non ha bisogno di imporsi, una luce che non pretende di abbagliare e una quiete che non coincide con l'immobilità, ma con una più intensa e consapevole partecipazione al mondo.

 

 

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