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MEDEA Fragments of Memory è la mostra personale di Tamara Kvesitadze, presentata da Eka Enukidze e Hervé Mikaeloff, ospitata negli spazi di Palazzo Bragadin a Venezia dal 9 maggio al 31 ottobre 2026.
Il progetto si configura come un ambiente installativo in cui scultura, suono, architettura e memoria si intrecciano in una riflessione intensa sulla fragilità dell’identità, sul trauma della separazione e sui processi di trasformazione individuale e collettiva. Al centro della mostra vi è la figura di Medea, sottratta alla tradizionale lettura tragica per diventare simbolo contemporaneo di esilio, dislocazione e mutazione. Più che personaggio mitologico, Medea emerge come soglia interpretativa attraverso cui leggere tensioni culturali, memorie spezzate e appartenenze instabili. Il riferimento alla Colchide, territorio legato al mito e alle origini georgiane dell’artista, apre una riflessione sulle geografie simboliche dell’Est europeo e sulle stratificazioni storiche che ancora attraversano il presente. Nel percorso espositivo, Venezia assume un ruolo centrale come città-limite, sospesa tra conservazione e scomparsa, splendore storico e precarietà contemporanea. Questa tensione prende forma in un modello urbano modulare che appare e si dissolve ciclicamente, evocando una città in costante ridefinizione. Le superfici in carta rossa e blu, segnate da fratture, accumuli e incisioni, si presentano come archivi sensibili del tempo: non semplici immagini, ma tracce materiche di ciò che resta, riaffiora o scompare. Le sculture cinetiche introducono una dimensione corporea e temporale che amplifica l’esperienza della mostra. In Reptile, struttura ibrida che connette pavimento e parete, il rettile diventa simbolo arcaico di sopravvivenza e metamorfosi, una sorta di spina dorsale della memoria capace di attraversare trauma e rigenerazione. In Whirling Woman, invece, il movimento rotatorio continuo trasforma il corpo in energia circolare, liberandolo da ogni linearità narrativa e suggerendo una condizione di esilio permanente, interiore e storico. Fondamentale è anche la componente sonora affidata a Soundwalk Collective, con la composizione Medea realizzata da Stephan Crasneanscki e Simone Merli. Costruita attraverso onde radio, registrazioni ambientali e frammenti vocali provenienti dall’area del Mar Nero, la traccia sonora genera un paesaggio acustico frammentato e immersivo che non accompagna semplicemente la visione, ma la destabilizza e la espande nello spazio percettivo.
Più che una mostra tradizionale, Medea: Fragments of Memory si presenta come un’esperienza sensoriale e mentale in cui il visitatore è chiamato a confrontarsi con ciò che sfugge alla narrazione lineare. La memoria non appare come archivio stabile, ma come processo vivo, discontinuo e in continua riscrittura. Attraverso un linguaggio che unisce materia, movimento e suono, Tamara Kvesitadze costruisce un’opera potente sul destino delle identità in transito e sulle tracce invisibili che il passato continua a lasciare nel presente.