Duration
15 Nov 2019-18 Jan 2020
Vernissage
Thursday 14 Nov 2019 19:00
Location
Address
- Milano [MI]
Author
NORA comunicazione
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Codice evento NTNEMF - ID 1602
Translation not available, Italian version shown
Con la mostra “Rûh / Soul” la galleria Officine dell’Immagine di Milano ospita, dal 14 novembre 2019 al 18 gennaio 2020, la più ampia personale mai realizzata in Italia di Maïmouna Guerresi, artista italo-senegalese, a cura di Silvia Cirelli. La mostra ripercorre, con fotografie di grande e grandissimo formato (alcune opere superano i 3 metri di altezza), un video e alcune installazioni, i tratti distintivi della sua vasta carriera artistica, ponendo l’accento su un registro lessicale che combina rimandi mistici e influenze taumaturgiche. La scelta stessa del titolo – l’arabo rûh significa “spirito interiore” – identifica uno stile narrativo che si caratterizza per la spiccata sensibilità contemplativa, da sempre filo conduttore della poetica di Maïmouna Guerresi. L’artista esplora attraverso la molteplicità dei linguaggi stilistici – dal video all’installazione, dalla fotografia alla scultura – un percorso che trova nell’esaltazione della spiritualità, il motore di ricerca primario. Nel suo lavoro, il corpo diventa allegoria della dimensione interiore: il corpo come luogo d’incontro di fedi diverse, come manifestazione della forza umana, come dimora sacra in continuo divenire. Gestualità, cromatismo, scelta degli abiti e degli scenari, costruiscono un istante immortalato nella sua complessa elaborazione che regala ai personaggi una monumentalità quasi eterea, sospesa fra realtà e trascendenza. Frequenti sono i richiami alla credenza sufi, una specifica pratica mussulmana dal carattere mistico e ascetico che colloca l’uomo al centro dell’universo, in rapporto diretto con il divino. Questa ricerca d’intimo dialogo con il divino rivendica l’importanza degli elementi naturali come la simbologia dell’albero o del ramo – ben rappresentata in mostra da opere come Flow (Beyond the Border) o Queen Hathun – che diventano ponte metafisico fra il cielo e la terra; ma sorprende anche per l’impiego di altalene, trampolini o sacchi gonfi d’aria, metafore di un processo di sospensione, di sollevamento dal suolo, come nei poetici lavori Red Balance o Swing, anch’essi esposti nello spazio milanese. Nella sperimentazione di un’umanità universale, dove l’armonia fra culture e fedi diverse prende il posto della paura e della sorda negazione, l’artista conquista un’audacia espressiva carica di seducenti simbolismi e contemplazioni estetiche. Molto nota a livello internazionale, Maïmouna Guerresi (nata a Vicenza nel 1951, vive e lavora fra l’Italia e il Senegal) è tra i protagonisti dell’attuale Lagos Photo Festival, oltre ad essere inclusa nella collettiva “Modest Fashion” allo Stedelijk Museum Schiedam. Chiamata a esporre in prestigiosi musei come il LACMA Museum di Los Angeles, l’Institute du Monde Arabe IMA e il Cultural Institute of Islam ICI di Parigi, il KIASMA Museum of Contemporary Art di Helsinki, il National Museum of Sharjah, il National Museum of Bamako o il MACAAL Museum di Marrakech, i suoi lavori fanno parte di grandi collezioni pubbliche come quelle del Smithsonian African Art Museum di Washington, il LACMA Museum di Los Angeles o il M.I.A Minneapolis Institute of Art. Completa la mostra un catalogo con testo critico di Silvia Cirelli.
Con la mostra “Rûh / Soul” la galleria Officine dell’Immagine di Milano ospita, dal 14 novembre 2019 al 18 gennaio 2020, la più ampia personale mai realizzata in Italia di Maïmouna Guerresi, artista italo-senegalese, a cura di Silvia Cirelli. La mostra ripercorre, con fotografie di grande e grandissimo formato (alcune opere superano i 3 metri di altezza), un video e alcune installazioni, i tratti distintivi della sua vasta carriera artistica, ponendo l’accento su un registro lessicale che combina rimandi mistici e influenze taumaturgiche. La scelta stessa del titolo – l’arabo rûh significa “spirito interiore” – identifica uno stile narrativo che si caratterizza per la spiccata sensibilità contemplativa, da sempre filo conduttore della poetica di Maïmouna Guerresi. L’artista esplora attraverso la molteplicità dei linguaggi stilistici – dal video all’installazione, dalla fotografia alla scultura – un percorso che trova nell’esaltazione della spiritualità, il motore di ricerca primario. Nel suo lavoro, il corpo diventa allegoria della dimensione interiore: il corpo come luogo d’incontro di fedi diverse, come manifestazione della forza umana, come dimora sacra in continuo divenire. Gestualità, cromatismo, scelta degli abiti e degli scenari, costruiscono un istante immortalato nella sua complessa elaborazione che regala ai personaggi una monumentalità quasi eterea, sospesa fra realtà e trascendenza. Frequenti sono i richiami alla credenza sufi, una specifica pratica mussulmana dal carattere mistico e ascetico che colloca l’uomo al centro dell’universo, in rapporto diretto con il divino. Questa ricerca d’intimo dialogo con il divino rivendica l’importanza degli elementi naturali come la simbologia dell’albero o del ramo – ben rappresentata in mostra da opere come Flow (Beyond the Border) o Queen Hathun – che diventano ponte metafisico fra il cielo e la terra; ma sorprende anche per l’impiego di altalene, trampolini o sacchi gonfi d’aria, metafore di un processo di sospensione, di sollevamento dal suolo, come nei poetici lavori Red Balance o Swing, anch’essi esposti nello spazio milanese. Nella sperimentazione di un’umanità universale, dove l’armonia fra culture e fedi diverse prende il posto della paura e della sorda negazione, l’artista conquista un’audacia espressiva carica di seducenti simbolismi e contemplazioni estetiche. Molto nota a livello internazionale, Maïmouna Guerresi (nata a Vicenza nel 1951, vive e lavora fra l’Italia e il Senegal) è tra i protagonisti dell’attuale Lagos Photo Festival, oltre ad essere inclusa nella collettiva “Modest Fashion” allo Stedelijk Museum Schiedam. Chiamata a esporre in prestigiosi musei come il LACMA Museum di Los Angeles, l’Institute du Monde Arabe IMA e il Cultural Institute of Islam ICI di Parigi, il KIASMA Museum of Contemporary Art di Helsinki, il National Museum of Sharjah, il National Museum of Bamako o il MACAAL Museum di Marrakech, i suoi lavori fanno parte di grandi collezioni pubbliche come quelle del Smithsonian African Art Museum di Washington, il LACMA Museum di Los Angeles o il M.I.A Minneapolis Institute of Art. Completa la mostra un catalogo con testo critico di Silvia Cirelli.