Duration
30 Nov 2017-08 Jan 2018
Vernissage
Thursday 30 Nov 2017 18:30
Location
Address
- Milano []
Artists
Jean Cocteau
Curators
Gian Carlo de Magistris
Author
luciamazzilli
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Codice evento LUHEMZ - ID 1896
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La Galleria San Carlo, via Sant’Agnese 18, 20123 Milano, ospita una personale dell’indimenticabile Jean Cocteau, viaggiatore instancabile di tantissime espressioni estetiche del Novecento. Una rara e preziosa esposizione di venti opere tra disegni, pastelli grafiche e documenti. “Io sono una menzogna che dice la verità”. Questa citazione ci immerge immediatamente nella complessità del personaggio Jean Cocteau. Poeta, romanziere, drammaturgo, pittore, scultore, regista, ma anche saggista, stilista, fotografo, grafico, imprenditore, designer e altro ancora, una mente multiforme ed eclettica che si è tuffata nei diversi sentieri dell’arte non tanto per un provocatorio sperimentalismo e non solo per l’inquieta ricerca di dare forma a turbate e perturbanti emozioni. Per comprendere Cocteau non è sufficiente stigmatizzarlo nell’immagine del tormentato anticonformista, dell’irriverente ingegno, dell’oppiomane profanatore di perbenismi e convenzioni, per comprendere Cocteau non dobbiamo soffermarci singolarmente sulle sue diverse espressioni artistiche, non dobbiamo costringerlo separatamente nella definizione del poeta, o del regista o del pittore. Non ha mai “preso fiato” Cocteau, non ha mai disgiunto, frazionato, spaccato. Come ha sottolineato il critico Giancarlo Vigorelli. “... Non dimentichiamolo mai, è sempre il poeta, in Cocteau, che si fa pittore... Poesie e Pittura si scambiano le parti, convivono, sono anime gemelle in un corpo solo, e il passaggio dalla pittura al cinema è stato naturale, fatale”. Per comprendere Cocteau occorre cercare di afferrare quel filo trasparente e sottile che lega parole e immagini in un unico registro, una sorta di alfabeto che include oltre alle lettere, i segni più liberi ed evanescenti dell’anima, l’imago che abita i confini tra reale e surreale, che è costantemente in tensione verso l’impalpabile, l’inafferrabile, in quell’infinito, enigmatico e meraviglioso deserto là dove “non ci sono parole”.
La Galleria San Carlo, via Sant’Agnese 18, 20123 Milano, ospita una personale dell’indimenticabile Jean Cocteau, viaggiatore instancabile di tantissime espressioni estetiche del Novecento. Una rara e preziosa esposizione di venti opere tra disegni, pastelli grafiche e documenti. “Io sono una menzogna che dice la verità”. Questa citazione ci immerge immediatamente nella complessità del personaggio Jean Cocteau. Poeta, romanziere, drammaturgo, pittore, scultore, regista, ma anche saggista, stilista, fotografo, grafico, imprenditore, designer e altro ancora, una mente multiforme ed eclettica che si è tuffata nei diversi sentieri dell’arte non tanto per un provocatorio sperimentalismo e non solo per l’inquieta ricerca di dare forma a turbate e perturbanti emozioni. Per comprendere Cocteau non è sufficiente stigmatizzarlo nell’immagine del tormentato anticonformista, dell’irriverente ingegno, dell’oppiomane profanatore di perbenismi e convenzioni, per comprendere Cocteau non dobbiamo soffermarci singolarmente sulle sue diverse espressioni artistiche, non dobbiamo costringerlo separatamente nella definizione del poeta, o del regista o del pittore. Non ha mai “preso fiato” Cocteau, non ha mai disgiunto, frazionato, spaccato. Come ha sottolineato il critico Giancarlo Vigorelli. “... Non dimentichiamolo mai, è sempre il poeta, in Cocteau, che si fa pittore... Poesie e Pittura si scambiano le parti, convivono, sono anime gemelle in un corpo solo, e il passaggio dalla pittura al cinema è stato naturale, fatale”. Per comprendere Cocteau occorre cercare di afferrare quel filo trasparente e sottile che lega parole e immagini in un unico registro, una sorta di alfabeto che include oltre alle lettere, i segni più liberi ed evanescenti dell’anima, l’imago che abita i confini tra reale e surreale, che è costantemente in tensione verso l’impalpabile, l’inafferrabile, in quell’infinito, enigmatico e meraviglioso deserto là dove “non ci sono parole”.