Nicolò Quirico - Palazzi di parole

Nicolò Quirico - Palazzi di parole
Più riprese creano delle prospettive impossibili, mentre la stampa fotografica è realizzata direttamente sopra un collage di vecchie pagine di libri
Duration
13 May-11 Jun 2016
Location
Address
Via XX Settembre, 13 - Palermo - IT []
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Codice evento ARVEMP - ID 2693
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XXS aperto al contemporaneo presenta “Palazzi di parole” mostra personale dell’artista Nicolò Quirico. L’artista rinnova la tradizionale ricerca della fotografia paesaggistica utilizzando contemporaneamente tecniche diverse, in stretta connessione con l’aspetto progettuale e concettuale. “(…) Nicolò Quirico non va considerato un fotografo di architettura pur essendosi con questa confrontato con un approccio originale e suggestivo. Viste da lontano, infatti, le sue immagini sembrano puramente descrittive ma, osservate da vicino, rivelano una complessa struttura frutto di una personalissima ricerca che tiene conto di molti piani espressivi. (…)” (tratto da Fra classicità e audacia di Roberto Mutti) Le scene composte da più riprese creano delle prospettive impossibili, mentre la stampa fotografica realizzata direttamente sopra un collage di vecchie pagine di libri, conferisce all’immagine finale un sapore quasi fanè. L’architettura e la letteratura sono tra tra gli elementi fondanti della storia, ed è proprio questa connessione fra tecnica e progetto, quindi tra parole e immagini, a caratterizzare le opere. I testi selezionati sotto le immagini, dialogano con il soggetto, infatti, rappresentano la voce e i pensieri di chi ha vissuto e di chi vive i palazzi, traccia tangibile di una memoria storica che sull’opera crea un mormorio diffuso e generico della città. È come se l’artista intendesse eseguire un aggiornamento delle icone architettoniche: edifici del passato ed edifici contemporanei, centro città e periferia come simboli e metafore degli aspetti sociali, culturali ed economici. “(…) Ogni edificio è vita che si è scritta e si sta scrivendo; ogni pagina di libro è un mattone che costruisce un edificio della nostra cultura. (…)” (tratto da Le città visibili di Giacomo Ambrosi)