Flavia Mitolo: oltre la fisica

Flavia Mitolo

Quando incontri Flavia Mitolo la prima impressione è quella di una porta che ti si spalanca davanti, per farti entrare in un mondo che ha un solo desiderio: ascoltarti, e farsi ascoltare.

Ma questi sono due desideri! dirai tu.
In realtà, non è esattamente così: perché l’energia di Flavia Mitolo – la vedi nelle sue opere – è tale che non può esaurirsi in un’unica azione.
Invece, deve esprimersi in due direzioni, almeno: qualla verso di lei, per aprire il suo racconto di se stessa; e quella verso di te, per renderti più agevole entrare in risonanza con il suo pensiero.

O, meglio, per usare le parole che sono care a questa artista: per entrare in risonanza emozionale con lei, e creare così “bolle di consapevolezza”.

Una donna, Flavia Mitolo, che non teme i bivi.
Non sono riuscita a comprendere se li ama (direi più di sì che di no, comunque ) ma sicuramente questo ho capito: che non li teme.
Forse per quelle sue salde radici in terre tra loro lontane: la Puglia di un piccolo paese vicino a Trani, dove era nato suo padre, e la Toscana di mare e colline da dove viene sua madre.

O forse perché la sua vita l’ha portata in giro per il mondo… sta di fatto che Flavia Mitolo è un movimento nascosto, quasi carsico, ma ininterrotto: siamo onde emozionali, dice lei, d’altronde – ed il continuo respiro delle onde è infatti quello che ti si affaccia alla mente, quando la ascolti raccontare e spiegare.

Da quelle onde Flavia Mitolo allarga la propria riflessione, e si sposta – su una zattera che guida in modo sicuro – al percezionismo che da teoria filosofica vuole tradurre in espressione artistica.

Ma anche, alla evoluzione sperata di noi umani e, più immediatamente, al desiderio di una migliore apertura di Roma all’arte contemporanea.
Tutto questo, Mitolo lo persegue con due obiettivi – che in realtà, ancora una volta, sono uno solo, ossia due immagini diverse che vengono da un unico specchio:  lasciare il luogo dove si trova migliore di come lo ha trovato, e, dannunzianamente, rendere la propria vita la vera opera d’arte.

Creando, con la sua arte ma anche con il suo modo di pensare e di dire quello che pensa, visioni che possano dare e ricevere emozioni, e così regalando a chi riceve il suo racconto, momenti, bolle, in cui aumentiamo la consapevolezza di ciò che abbiamo nella nostra natura di esseri umani.
In un respiro continuo che va dall’individuale al collettivo e poi torna all’individuo, avendolo arricchito di nuove sensazioni e di nuove idee.