Se dovessi scegliere una parola sola per “dire” Fiorenzo Zaffina, quella parola dovrebbe essere: “sorpresa”.
Una sorpresa vera fu il pomeriggio in cui, andando insieme con alcune amiche e alcuni amici alla mostra al Canova22, nel luogo dove Antonio Canova aveva la sua fornace, incontrammo proprio lui, Fiorenzo Zaffina, pronto ad accogliere e a spiegare.
E poi, sorpresa: nel sentire dalle sue stesse parole qual è la sua ricerca, l’interrogativo che pone ai muri – tradizionalmente considerati muti a meno che non siano stati “drogati” da interventi umani.
Ma è proprio all’interno dei muri che Zaffina scava, per poter trovare e potere poi dire memorie umane dimenticate.
Quando ci rivediamo per questa intervista, Fiorenzo Zaffina apre per me il suo album dei ricordi…
che, in realtà, è una serie di meravigliosi cataloghi tra cui quello che si intitola “Rivelazioni” -e davvero non potrebbe avere titolo più suggestivo – che riassumono per parole e immagini molte delle sue opere precedenti a questa “Crisalide” che ora è in esposizione.
Un album che comincia con una storia ormai – fortunatamente – consegnata all’ironia del ricordo: era il 1995 quando, invitato dal Comune di Bomarzo per eseguire un’opera, Zaffina vinse il primo premio dell’evento.
L’opera consisteva in uno scavo in un muro comunale: la cifra di Zaffina infatti sta in questo, che “nella sua ricerca artistica” egli ha sempre “cercato l’anima della creazione all’interno della materia e nello spazio. Una ricerca continua di elaborazione la sua, che svuota i contenuti e che mostra come noi uomini ci avviciniamo con difficoltà all’assenza della materia. Un’indagine quindi di natura simbolica e spirituale che amplia il concetto di scultura nell’arte” (estratto dal testo in catalogo di Tonino Sicoli).
Quell’indagine, Zaffina la svolge mediante una sorta di “dissezione” dei muri: rivelando così anfratti, scenari segreti, memorie dimenticate che permettono di spingere il pensiero in altre dimensioni.
Senonché, due anni dopo – a sindaco cambiato! – l’artista si ritrovò nel bel mezzo di una bufera di carte bollate: a qualcuno infatti non era andato giù che il Comune avesse concesso la realizzazione dell’opera nel muro di un antico casale di nobile proprietà.
Come era logico attendersi, “poi finì bene”, come dice Zaffina, perché ogni accusa decadde; ma intanto, l’opera era stata demolita…
L’anno dopo, accompagnato da un’ordinanza con la quale il sindaco della città lo autorizza esplicitamente ad effettuare la propria opera, Zaffina è a Catanzaro -“città aperta alla creatività” – e scava “Eclisse”.
Comincia così un periodo di grande produzione artistica: “Fiore di muro”, alla Galleria L’Attico di Roma (1996);“Tempi ultimi”, per la XIII biennale di Penne, sempre nel 1996;”Impatto” per la XXVI biennale di Alatri;e ancora “Skreek”, nel 1997, per Officina Italia, a Cesena,e, nel 1999, “Inondazioni”, che dopo essere stato a lungo presso la Galleria di Arte Moderna comunale a Roma, ora si trova nell’entrata della Casa delle Culture a Cosenza.
Ma la ricerca di Zaffina non si ferma, perché la sua “missione” che ha come fine quello di riuscire a “vedere lo spazio da dentro” non incontra limiti di immaginazione, e quindi scavalca anche le frontiere della materia.
Così, il plexiglas diventa un mezzo per permettere la prosecuzione della ricerca, ed in maniera tale da rendere possibile un nuovo modo di “vedere attraverso”.
E dopo i blocchi – talvolta giocati sul chiaroscuro della lavorazione, talvolta enfatizzati da colori vivacissimi – arriva “Crisalide”.
“Crisalide” è l’opera che il maestro Zaffina dedica al sommo maestro, Antonio Canova, della cui morte lo scorso 2022 ha contato il duecentesimo anniversario.
E qui, la descrizione a parole diventa necessariamente riduttiva: più blocchi sovrapposti a raccontare i momenti iconici di “Amore e Psiche”, una delle opere più rappresentative di Canova, volti scavati nel vuoto, mille e mille rifrazioni in un gioco di specchi che ti porta nel mondo rarefatto del mito, e dell’amore che deve trovare dimensioni sempre nuove per potere essere vissuto.
Un racconto elegantissimo di pura magia, ed una nuova tappa nel percorso del rapporto tra umano e universo, nella comprensione sempre sorprendente e sfidante delle opere di Fiorenzo Zaffina.
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