Luigi Carboni

Ciò che da sè accade - Luigi Carboni

Ciò che da sè accade - Luigi Carboni
Periodo
22 Ott-05 Dic 2016
Vernissage
Sabato 22 Ott 2016 19:00
Location
Indirizzo
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Artisti
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Codice evento LEREMQ - ID 2482
A cinque anni di distanza dall’ultima personale bolognese, Luigi Carboni torna alla OTTO Gallery con la mostra Ciò che da sé accade. L’artista ha elaborato, per questa mostra personale, un racconto espositivo intorno all’interrogazione attuale su cosa separi veramente la pittura astratta da quella figurativa. Grandi tele ad olio e acrilico, senza timore o freno, si affiancano a dipinti di piccolo formato; le opere si mostrano con un’ampia porzione di bianco, che separa l’immagine dal bordo del quadro, creando così l’illusione di una doppia cornice. La superficie pittorica è animata da geometrie concentriche, con vibrazioni optical,che si stratificano tra loro ri/velando le immagini sottostanti: paesaggi e luoghi, figure e fantasmi occupano lo spazio in una narrazione di insieme. Su queste immagini, in maniera illusoria, appaiono delle fessure lattiginose, fori circolari, cerchi come lenti, corpi celesti perfettamente intagliati scompongono e ricompongono la forma aggredita e mutilata. Quello che caratterizza l’opera di Carboni è il fatto di aver affrontato i soggetti della pittura, sempre in bilico tra decoro, espressività vigorosa e allucinato fotorealismo,e analizzatoallo stesso tempo gli strumenti di produzione tecnica dell’immagine;questi ultimi diventano il soggetto/oggetto del quadro e si pongono al limite tra il lirismo della materia e la narrazione metafisica di storie reali. L’esposizione comprende alcune sculture, oggetti nudi, che sono diretta emanazione del processo pittorico. L’invenzione artistica in Carboni assume le caratteristiche di una riflessione concettuale, una risposta personale sul suo ruolo di consumatore di immagini in un mondo senza orizzonte storico o politico, saturo di informazioni/immagini dove l’essere umano è in contatto “con tutti e tutto, ma presente a niente”, come afferma Zygmunt Bauman nel suo libro Modernità liquida.