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Maria Calderara prosegue nella contaminazione dei linguaggi, che ha eletto a cifra distintiva del suo lavoro, anche in occasione della collezione FW 2026/27 ispirata alla poetica di Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna, nata a Salerno nel 1931).
La collezione #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27 sarà presentata venerdì 27 febbraio, alle ore 18.30, presso lo SPAZIO maria calderara di Milano (via Lazzaretto, 15). Il progetto espositivo che fa da cornice alla presentazione della collezione, sarà visibile fino al 13 marzo 2026.
«Dal punto di vista concettuale – afferma Calderara – #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27 si pone in continuità con la ricerca artistica e intellettuale di Binga, che fin dagli anni Sessanta attraverso la poesia visiva, il corpo e la parola, ha costruito una pratica fortemente politica, volta a denunciare l’esclusione endemica delle donne dal sistema dell’arte».
In questa collezione, sottili e raffinati rimandi permettono alle opere dell'artista di entrare in dialogo con gli abiti grazie ad applicazioni integrate con eleganza e sapienza. Nulla è esibito o urlato, l’intento non è quello di illustrare in maniera didascalica il lavoro di Binga, ma attraversarlo assumendone il metodo: la sottrazione di senso, la ribellione al dogma, la centralità del corpo come strumento di narrazione. Il risultato è un sistema aperto in cui ogni elemento è pensato per essere liberamente interpretato. Volumi, materiali e colori si sovrappongono senza gerarchie in una costante possibilità di riscrittura. I capi modulabili, regolabili tramite lacci ed elastici, sono pensati per adattarsi a fisicità e posture diverse. Accanto alle soluzioni continuative come il puppet dress, le gonne voluminose e i cappotti destrutturati tagliati a vivo, i pantaloni ampi con tasche introducono da questa stagione una nuova costruzione. Derivate dal tailoring maschile, le giacche senza maniche diventano gilet da donna arricchiti da un intervento dinamico sul retro. La cravatta asimmetrica e removibile si trasforma da accessorio formale per eccellenza a dettaglio cangiante e fantasioso. Mentre le giacche corte con maniche extra lunghe diventano copri-spalla funzionali e utilizzabili per diverse occasiono d’uso.
La scrittura desemantizzata di Binga viene ulteriormente stilizzata e interpretata attraverso l’inserimento di piccoli rettangoli di panno bianco a formare un tratteggio su abiti e giacche che, indossati insieme, costruiscono un discorso grafico sempre in divenire. Ma le parole di Binga si estendono anche ai gioielli. Quelle estrapolate dalla corrispondenza epistolare dell’opera Ti scrivo solo di domenica (1977-1978) diventano materia incisa su piccole placche metalliche applicate alle collane. I bijoux realizzati con materiali eterogenei, dal vetro di Murano, alle perle, sino alle catene in jersey laminato oro, raccontano un gioco di contrasti tra femminilità tradizionale e incisività concettuale.
Il panno stropicciato, il feltro, il cotone grezzo, l’ecopelle lavorata a richiamare l’iconica Carta da parato (1976-1977) dell’artista, danno conto della sempre puntuale indagine di Calderara sui tessuti, a cui si aggiunge la firma dell’artista: la «Bi» moltiplicata e ripetuta in diversi formati su maglie e pantaloni, che diventa modulo, ritmo visivo, quasi emulazione della trama di una stoffa maschile. La palette si muove tra bianco, nero e grigio, ma è anche percorsa dall’oro del chiné che dona alle superfici un effetto cromatico sfumato e irregolare. E poi il rosso, intenso e strutturale, motivo ricorrente nelle creazioni della designer.
«Il lavoro manuale impiegato nella realizzazione della collezione – prosegue Calderara – rimanda direttamente alla rimozione storica del lavoro artistico femminile, alla sua marginalizzazione. È lo stesso meccanismo che ha spinto Bianca ad adottare un nome maschile, rendendo evidente come l’accesso al riconoscimento artistico fosse, e in parte continui a essere, profondamente segnato da una disparità di genere». Questo concetto prende forma in un abito essenziale, ridotto a una struttura rettangolare, attraversata da un’apertura per il capo e due per le braccia, su cui è stampato il dittico fotografico Bianca Menna e Tomaso Binga. Oggi spose (1977). Pensato per essere indossato su entrambi i lati, il vestito invita a un gioco consapevole di ribaltamento dell’identità sfidando stereotipi consolidati.
Il progetto espositivo che accompagna presentazione della collezione è realizzato in collaborazione con l’Archivio Tomaso Binga, la galleria Tiziana Di Caro e la galleria Frittelli Arte Contemporanea.
Accompagnato da un testo critico di Francesca Interlenghi, mette insieme alcune delle opere più significative dell’artista tra cui il polistirolo Mare (1974), lavori dalla serie Grafici di storie d’amore (1972-1973), l’emblematica Scrittura Arrampicata (1976) e alcune tele tratte dalla più recente serie Lacrime di Sirena (2017-2020). Completano la mostra citazioni di lavori fondativi come Vorrei essere un vigile urbano (1995), Diario romano 1895-1995 (1995-2020) e alcuni richiami all’opera seminale Alfabetiere murale (1976).
Sono tracce, indizi che orientano lo sguardo e suggeriscono connessioni tra la materia della moda e quella dell’arte, aprendo uno spazio di lettura fluido in cui le discipline si contaminano e i confini si fanno porosi.
La presentazione della collezione presso lo SPAZIO maria calderara (via Lazzaretto 15, Milano) sarà aperta al pubblico. La sede sarà successivamente visitabile dal 2 al 13 marzo 2026, da lunedì a venerdì con orario 14.00-18.00. Ingresso libero. Per informazioni: www.mariacalderara.it.