Vincenzo Agnetti attraverso paesaggi possibili

Vincenzo Agnetti attraverso paesaggi possibili
Inaugurata il 24/01, la mostra personale di Vincenzo Agnetti, prima in Italia di una serie di eventi che avranno luogo, in spazi privati e istituzionali, per l’intera durata del 2026 e parte del 2027, in occasione del centenario della nascita dell’arti
Tipologia
Mostra personale
Generi
Fotografia
Mixed media
Periodo
25 Gen-20 Apr 2026
Vernissage
Sabato 24 Gen 2026 12:00-20:00
Location
Galleria Erica Ravenna
Indirizzo
Via della Reginella 3 - 00186 Roma [RM] Italia
Accessibilità
Location accessibile ai disabili
Orari di apertura
Lunedì-venerdì 10.30 – 13.30; 14.30 – 19.30; sabato 10.30 - 13.30
Ulteriori informazioni
Contatti
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Codice evento KZREMI - ID 3707

La Galleria Erica Ravenna è lieta di annunciare l’inaugurazione sabato 24 gennaio della mostra personale di Vincenzo Agnetti Attraverso paesaggi possibili, in collaborazione con l’Archivio  Vincenzo Agnetti.

Si tratta del primo in Italia di una serie di eventi che avranno luogo, in spazi privati e istituzionali, per l’intera durata del 2026 e parte del 2027, in occasione del centenario della nascita dell’artista (14 Settembre 1926).

La mostra in particolare si concentra su un segmento del lavoro di Agnetti che attiene all’ultimo periodo della sua produzione, nel quale l’uso della fotografia diventa un comune denominatore per sperimentazioni differenti.

Il linguaggio fotografico è utilizzato dall’artista come traccia, prova o registrazione di un’idea, di un’azione mentale o di un sistema. I paesaggi, sono dunque, paesaggi possibili, dove il registro concettuale e il recupero dell’elemento figurativo generano, parafrasando l’artista, “nuove cose”. 

Nella serie delle Photo-Graffie riprende la riflessione sul rapporto tra arte e tecnologia con riferimento alle ricerche mediologiche di McLuhan, così come la rivisitazione temporale e la critica sociale ecologica e politica costituiscono i temi cardine delle serie Dopo le grandi manovre e Riserva di caccia. Per Vincenzo Agnetti, la fotografia non è quindi fine a se stessa, né è strumento per rappresentare la realtà. È piuttosto un’espressione poetica, un mezzo concettuale subordinato al pensiero e al linguaggio: la fotografia serve a pensare, non a mostrare.

Aprono e chiudono idealmente il percorso espositivo, due feltri datati 1970, condensando nel rapporto tra linguaggio e immagine la riflessione dell’artista sul paesaggio.

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