LAKURIQ (NUDO)

A cura di Massimo Scaringella
LAKURIQ (NUDO)
Presentata presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Tirana (GOCAT), si configura come un percorso intimo nella scomposizione del corpo umano e sociale.
Tipologia
Mostra personale
Curatori
Generi
Installazione
Periodo
10 Feb-15 Mar 2026
Vernissage
Martedì 10 Feb 2026 18:00-21:00
Location
Fondazione Gocat - Piramida Center
Indirizzo
Boulevardi Deshmoret e Kombit 5 - Tirana [] Albania
Orari di apertura
10 - 14 e 17 - 20
Ulteriori informazioni
Contatti
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Codice KEYEMV - ID 3745 - UM 2026-02-16 17:46:08

“L’ uomo che non è più colui per il quale si alternano il giorno e la notte o si misurano le vicinanze e le lontananze. Egli è ora posto come cosa tra le cose, infinitamente solo. Tutto ciò che accumuna persone e cose si è ritratto in una comune profondità di cui si nutrono le radici di tutto quello che cresce.”, R. M. Rilke.

C’è in queste parole l’intuizione di un uomo/donna che si mostra ai nostri occhi attraverso il corpo o forse potremmo chiamarlo “paesaggio umano” essenza della natura. Una natura della quale noi stessi siamo parte ma che ci trascende immensamente.  Una primordialità e essenzialità dell’animo umano non solo esteriore ma più fortemente interiore, in cui la consapevolezza del nostro rapporto con la realtà sentiamo premere e assediarci fuori e dentro di noi. Quindi ricerca in noi stessi dell’urgenza di mostrare uno strato profondo di passione e di sensi, felicità e tormento. Come dimensione in cui si compi e si consuma interamente la parabola della nostra esistenza in questa terra.

Nel corso della storia dell’arte, il corpo umano ha sempre rappresentato uno dei principali territori di indagine per comprendere l’uomo e il suo rapporto con il mondo. Dall’armonia ideale dell’arte classica alla centralità anatomica del Rinascimento, il corpo è stato a lungo immaginato come luogo di equilibrio, bellezza e unità. Nella contemporaneità, tuttavia, questa visione si incrina e viene messa radicalmente in discussione. È proprio in questa frattura che si colloca la ricerca filosofica e semiotica dell’artista contemporaneo albanese Oltsen Gripshi.

Nella mostra “Nudo”, il corpo non si presenta più come una forma integra, ma come una presenza spezzata, deformata, talvolta incompleta. La frammentazione diventa un linguaggio necessario, una scelta espressiva che nasce dall’urgenza di raccontare una condizione esistenziale complessa e instabile. Attraverso il corpo, Gripshi interroga la crisi dell’identità contemporanea, i traumi sedimentati nella memoria collettiva e le tensioni generate dalla società attuale.

Presentata presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Tirana (GOCAT), la mostra si configura come un percorso intimo e al tempo stesso universale. La scomposizione del corpo riflette la frattura della sensibilità dell’artista di fronte alle fenomenologie sociali del presente: una realtà che non può più essere restituita attraverso forme armoniose e compatte, ma che si manifesta come traccia, ferita, residuo. Il corpo diventa così il luogo visibile di un vissuto interiorizzato, segnato da esperienze che lasciano impronte indelebili.

In questo contesto, il corpo frammentato si trasforma in una metafora visiva di una sensibilità vulnerabile, ma vigile. Le opere di Gripshi restituiscono anche la complessità dell’identità dell’individuo contemporaneo nella società albanese, spesso sospesa tra radici nazionali e identità assorbite altrove. Il percorso formativo dell’artista, sviluppatosi anche all’estero, ha contribuito a costruire una visione in cui l’identità non appare più come un dato stabile, ma come una dimensione fluida, stratificata e in continuo divenire.

Attraverso la scomposizione del corpo, “Nudo” racconta dunque un io che non trova più un contenitore definitivo, ma che si manifesta per frammenti. Un corpo che, pur perdendo l’illusione dell’unità, continua a esistere e a resistere, affidando all’arte il compito di custodire e trasmettere la propria presenza nel tempo.

Ed è questo il filo conduttore che lega le opere raccolte in questa mostra dal titolo “Nudo” di Oltsen Gripshi, intesa come forma di illusione e riflettendo sulla incredibile sintesi esterna ma più fortemente interna dell’animo umano.  Non è la bellezza, intesa come quella che siamo abituati a vedere sulle riviste patinate, quella che ricerca l’artista quando ci propone i suoi frammenti di corpi che sono un soggetto privilegiato della sua ricerca visiva, in cui spesso è negata l’eleganza e la grazia, che non sono visioni effimere ma il prodotto di un attento studio della forma e della simbologia. Frammenti isolati posti in un modo che spesso danno la sensazione di un vortice che divora il corpo li come soprammobili apparentemente inanimati. Ma è proprio attraverso la loro presenza che queste opere ci dicono che esistono ancora e che continuano ad avanzare verso il domani grazie all’immortalità concettuale dell’arte di Oltsen Gripshi. L’artista si assume il compito di scavare l’esteriorità del corpo per carpire le verità fuggevoli dell’anima, dando forma a una ricerca in cui la verità è sempre intuitiva, affettiva ed emotiva.

In conclusione, la frammentazione del corpo umano nella creatività contemporanea di Gripshi non rappresenta una semplice scelta estetica, ma una profonda riflessione sulla condizione dell’uomo moderno e sull’intera fenomenologia che essa produce, spesso in modo inconsapevole. Attraverso corpi spezzati, deformati o moltiplicati, l’artista racconta una realtà complessa, segnata negli ultimi mesi anche dall’esperienza dolorosa della malattia oncologica della madre.

Il corpo frammentato diventa così lo specchio in cui l’artista si riconosce, perdendo l’illusione dell’unità, ma attraverso la concettualità filosofica della propria arte tenta proprio di comprendere sé stesso. Di conseguenza, la mostra intitolata “Nudo” non sottolinea soltanto la vulnerabilità dell’essere umano, ma anche la sua capacità di resistenza. In questo caso, il corpo frammentato non è soltanto un segno di perdita, ma anche uno spazio di riflessione e di consapevolezza dell’esistenza dell’artista stesso, attraverso le sue opere, che stratificano la memoria del vissuto sia come essere umano sia come artista creatore.

 

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