Inoltre, E-zine e di conseguenza Menexa Srl non sono responsabili per eventuali danni morali o materiali che possano derivare ai visitatori durante la partecipazione a tali eventi.
La mostra nasce a seguito di una call in cui abbiamo chiesto agli artisti di rispondere ad una riflessione sul tema del confine: confini sociali, confini politici, confini economici, confini di guerra, ma anche confini personali.
I greci avevano diverse parole per definire il confine, con diverse sfumature di significato: ὅρος (horos) è il più affine a quello del nostro significato corrente, ma il più suggestivo è λιμήν (limen), che in origine significava porto, approdo, ma anche rifugio, asilo, luogo di accoglienza. Da limen deriva anche il limes romano: è un confine militare, ma anche un limite psicologico, come il piccolo Rubicone varcato platealmente da Cesare.
Erano tutti concetti strettamente connessi alla polis, che oltre a essere un luogo fisico era prima di tutto il luogo dove il cittadino esprimeva sé stesso in tutta la propria libertà di essere umano.
Non a caso, proprio Roma mette in opera il significato più vasto del confine greco attraverso l’asylum: un luogo sacro sul Campidoglio dove qualunque uomo libero aveva diritto di installarsi dichiarandosi cittadino, appartenere a quella comunità, essere contributore al benessere collettivo partecipando alle pubbliche attività. È appunto l’asilo politico, l’accoglienza nella polis.
Il confine diventa quindi il simbolo delle possibilità più che una barriera insuperabile.
Di fatto il confine è ciò che contiene l’identità ma, per sua stessa natura, è anche in continuo confronto con altre identità che sono “oltre la linea”. Insomma, è sì sacro, ma è comunque permeabile.
Ieri come oggi, il rispetto del confine è affidato alla cultura, alla sensibilità, al rispetto dell’altro, ma anche alla capacità di accoglienza e di estensione del diritto.
Il confine è uno spazio fisicamente sottilissimo, la cui protezione -nel villaggio globale del nostro presente – è affidata al senso etico e morale, alla responsabilità politica.
Gli artisti selezionati hanno esplorato il concetto sia con riferimenti naturali al nostro presente politico, sia ragionando sulla dimensione collettiva, emotiva, personale e perfino ancestrale, con un risultato che - pur selezionando un solo lavoro per artista - si presenta come un’opera corale su un tema attualissimo.
A cura di Penelope Filacchione e Angelica Zanninelli
Durante l’opening alle ore 18.00 si potrà assistere alla performance di Alessio Trevisani Der Mann im Fahrstuhl ispirata al monologo teatrale scritto da Heiner Müller, uno dei più importanti drammaturghi tedeschi del Novecento, messo in scena/sonorizzato dal compositore e regista Heiner Goebbels.
ALTRI EVENTI NELLA MOSTRA:
sabato 28 febbraio ore 17.30: letture da Verso lo sguardo, poesie di Cosimino Messina, fotografia di di Ilaria Di Giustili.
Sabato 7 marzo ore 17.30: performance. Caùl, Vita confinata.
Venerdì 13 marzo ore 18: nella mostra si inserisce un evento collegato, ma in un luogo diverso. Opening della mostra fotografica di Franz Gustincich presso Spazio Felice 52, Via Felice Cavallotti 52. A cura di Angelica Zanninelli e Penelope Filacchione, prosegue fino al 2 aprile 2026.