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Le opere presentate appartengono a una ricerca recente e si collocano in un formato medio e medio-grande, sviluppandosi sia attraverso tele sia tramite Life-Box, elementi che ampliano la pittura verso una dimensione più oggettuale. In entrambi i casi, la superficie non è mai un semplice supporto, ma uno spazio di stratificazione e deposito, attraversato da segni, velature e abrasioni.
La tecnica si basa sull’uso di pigmenti e ossidi in polvere, carbone e cenere, miscelati a basi acriliche. La materia pittorica risulta densa e irregolare, lasciando emergere una tensione costante tra controllo e casualità. Il colore non è mai puramente decorativo, ma profondamente legato alla sua componente fisica e tattile.
Le composizioni si articolano spesso in fasce orizzontali, che evocano orizzonti instabili, paesaggi interiori o superfici geologiche osservate in sezione. Le zone più chiare dialogano con campiture scure e compatte, creando passaggi graduali piuttosto che contrasti netti, come se ogni immagine fosse il risultato di un lento processo di trasformazione.
Nelle Life-Box, la profondità del supporto accentua la dimensione oggettuale dell’opera, che si presenta come un frammento estratto, quasi archeologico. La palette cromatica, volutamente contenuta, privilegia toni terrosi, grigi e blu profondi, favorendo una fruizione lenta e contemplativa.
Nel contesto di Wall, queste opere instaurano un dialogo silenzioso ma intenso con lo spazio, invitando l’osservatore a leggere le superfici come tracce, mappe incomplete o territori attraversati dal tempo, dove il significato rimane aperto e mai definitivamente fissato.