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Luca Tridente

L’arte esistenziale di Luca Tridente sbarca in laguna

A cura di Valentina Minniti
L’arte esistenziale di Luca Tridente sbarca in laguna
L'artista torinese Luca Tridente sarà protagonista di un approfondimento critico, ospitato nel Padiglione del Guatemala presente alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte, La Biennale di Venezia.
Tipologia
Evento site-specific
Artisti
Curatori
Periodo
Mercoledì 07 Ott 2026
Orario
16:00-18:00
Location
Spazio Berlendis
Indirizzo
Cannaregio 6301/A - 30121 VENEZIA [VE] Italia
Ulteriori informazioni
Contatti
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Codice CWKEMO - ID 4080 - UM 2026-09-26 21:08:39

Mercoledì 7 ottobre 2026, alle 16:00, presso Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A (Venezia), l'artista torinese Luca Tridente sarà protagonista di un approfondimento critico, ospitato nel Padiglione del Guatemala presente alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte, La Biennale di Venezia.

 

La ricerca di Luca Tridente sarà presentata, con un approfondimento critico a cura di Valentina Minniti, il 7 Ottobre alle ore 16.00 a Venezia, presso Spazio Berlendis; la sua è una pittura colta accostabile, filosoficamente parlando, a certe riflessioni di Albert Camus, per cui la frattura tra il desiderio umano volto alla ricerca di senso e il silenzio del mondo non conduce alla rinuncia, ma alla possibilità di un'azione “relazionale”. Nel lavoro dell'artista questa tensione si traduce nella distanza tra le figure e il territorio: l'uomo appare solo, ma non escluso dal mondo, e la natura in cui è immerso, con la sua capacità di permanere, apre a un possibile ritrovamento del legame perduto.

La pittura del Maestro, ereditata dal padre, si muove così lungo una dialettica costante tra finitudine e infinito, individuo e collettività, vuoto e materia: una dimensione che la critica ha definito con il termine apeiron, l'indefinito in cui il soggetto resta continuamente sospeso tra sé e il mondo. Così dichiara l’artista: “Evocare senza definire…creare senza esercizio manieristico con un gioco di ombre piuttosto che con un chiaroscuro, lasciando al fruitore la possibilità di poter continuare una storia, una narrazione.” Sul piano tecnico, Tridente intreccia grafite, carboncino, acrilico, olio, gesso e resine, mantenendo un interesse costante per la superficie e la sua fisicità. Il percorso dell’artista muove dal figurativo verso una progressiva elaborazione tesa al genere astratto, senza mai abbandonare la figura e il creato come strumenti d'indagine: la materia non ha quindi funzione decorativa, ma partecipa alla costruzione dell'immagine, restituendo la tensione tra concretezza della superficie e indeterminatezza del significato. Il colore assume inoltre un valore simbolico: il marrone si associa alla terra e alla calma, mentre il verde compare nelle opere in cui la componente bucolica si fa presenza più diretta. La tela che sarà presentata a Venezia, dal titolo “Custodi del crepuscolo”, dotata di una forte consistenza materica, mette in scena un paesaggio boschivo in lontananza, analizzato in sezione: dense pennellate verdi occupano circa i due terzi inferiori del piano, mentre gli alberi si sviluppano verso l'alto accentuando la scansione verticale della composizione. La loro struttura slanciata trova corrispondenza nelle figure umane che abitano la scena – alberi e persone condividono una medesima anatomia allungata ed esile, che richiama la ricerca scultorea di Alberto Giacometti – mentre la scansione orizzontale può inoltre ricordare, pur con un linguaggio profondamente diverso, Rhein II di Andreas Gursky. Il riferimento a Giacometti non è un episodio isolato, ma un tratto fondante del linguaggio di Tridente: i soggetti sono privi di tratti somatici raccontando così una condizione umana condivisa. L’inconsistenza colloca le figure in una dimensione quasi archetipica, dove la fragilità diventa segno. È una scelta che trova corrispondenza nella crescente centralità degli alberi nella produzione più recente considerati simbolo di resilienza, radicamento e appartenenza, in contrasto con un uomo spesso privo di collocazione stabile davanti a una natura quasi estranea a sé. Il rapporto tra figura e ambiente è qui tratteggiato a indicare da un lato la precarietà individuale e dall’altro una natura imperitura ed eterna. Afferma il critico d’arte Gianni Dunil sulla ricerca del Maestro: “A livello iconografico l’esperimento di Tridente è squisitamente filosofico approntato sulla strada dell’esistenzialismo che vede in Sartre la solitudine del soggetto, in Frankl il senso di vuoto e in Camus la perdita di senso verso il mondo. L’altrove che si percepisce diviene condizione ontologica ed è quell’oltre a cui l’uomo tende in una ricerca che sfugge e al contempo lo interroga”.

 

Breve bio Luca Tridente

Luca Tridente nasce a Torino in una famiglia già legata all'arte: il padre Guido, pittore e scultore, ha lavorato con importanti protagonisti del Novecento, tra cui Enrico Baj. Il rapporto con la pratica artistica inizia precocemente e, dal 1982, il Maestro si dedica al carboncino, alla china e all'acquerello; sul finire degli anni Ottanta si avvicina anche allo sketch e al fumetto, esperienze che contribuiscono alla formazione del suo vocabolario grafico. Dopo la laurea in psicologia, avvia all'inizio degli anni Novanta una ricerca più personale, rivolta all'indagine del proprio mondo interiore; è tuttavia nel 2010 che individua una chiave espressiva caratterizzante nella futura produzione.

Nel corso degli anni la sua attività espositiva si è sviluppata tra Italia ed estero: si citano a titolo non esaustivo, le diverse manifestazioni artistiche con la Galleria Wikiarte tra l'Expo di Bologna e Bergamo Arte Fiera (2016), seguite da un 2017 denso di personali tra cui: “Animula vagula blandula” al Palazzo di Città di Torino, con tappe a Palazzo Pfanner a Lucca e alla Galleria Wikiarte di Bologna. Un momento di forte maturità è segnato dall'antologica 2010-2024 alla Fondazione Uomo di Milano. La sua ricerca è stata ospitata in diversi contesti fieristici nazionali, tra i quali: Arte Genova, la Fiera di Montichiari, Expo Arte Arezzo. Nel 2025 è da segnalare la partecipazione alla mostra bi-personale “Apeiron” presentata negli spazi della Medina Art Gallery di Roma, segue nel 2026 la collettiva “Soglie invisibili” presso il Museo Diocesano e Capitolare di Terni e “Back to Matter- A gentle Revolution” presso Palazzo Saluzzo Paesana a Torino. Risulta recensito in diverse edizioni del Catalogo d’Arte Moderna, Cairo editore.

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