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Il progetto si sviluppa a partire da Baccanti, e propone una riflessione collettiva sul dialogo tra essere umano e mondo animale, sulla coesistenza tra specie e sulla possibilità di immaginare futuri differenti attraverso una nuova relazione con il corpo, con il movimento e con gli spazi condivisi. Il riferimento alle Baccanti di Euripide definisce il cuore della mostra. Le Menadi, seguaci di Dioniso, sono donne selvagge, animalesche e sovversive: attraverso la danza, l’estasi e la relazione con il selvatico fanno vacillare ruoli imposti e gerarchie patriarcali; nell’immaginario contemporaneo diventano figure di resistenza, liberazione e trasformazione.
Fotografia, pittura, scultura e video affrontano il tema della metamorfosi e della trasformazione del corpo secondo prospettive differenti ma complementari.
L’esposizione costruisce un dialogo intorno a una progressiva trasformazione della figura umana. Il percorso si articola in tre atti: la fotografia di Emanuele Marchetti restituisce il corpo nella sua forma più immediata e riconoscibile; la pittura di Elia Novecento è la cerniera in cui la figura comincia a scomporsi, sospesa tra riconoscibilità e astrazione; l’installazione scultorea di Arianna De Nicola conduce il corpo nella materia organica, nella natura e nel nido. La videoproiezione di Baccanti chiude il percorso come stanza d'arrivo. Nel film di Emma Scarafiotti le tensioni attraversate nei tre linguaggi si ricompongono in un unico corpo che danza. Il risultato è una riflessione sulla co-esistenza, sulla cura reciproca e sul riconoscimento dell’interdipendenza tra specie. Il corpo diventa un terreno attraverso cui ripensare la conoscenza di sé, la memoria, l’emancipazione e il rapporto con il mondo naturale.