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Elia Pellegrini

Inevitabilmente MAMIE

A cura di Ariadne Caccavale
Inevitabilmente MAMIE
Il percorso espositivo presentato a La Vaccheria ne esplora la poetica e la produzione più recente - riassunta nella dichiarazione dell’artista: libero di essere tragicamente.
Tipologia
Mostra personale
Artisti
Curatori
Periodo
16-29 Ott 2026
Vernissage
Sabato 17 Ott 2026 17:00-19:00
Location
La Vaccheria
Indirizzo
Via Giovanni l’Eltore 35 - 00144 Roma [RM] Italia
Ulteriori informazioni
Contatti
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Codice CTQEMB - ID 4115 - UM 2026-10-09 23:42:34

Dal 16 al 29 ottobre La Vaccheria di Roma ospita la mostra personale “Inevitabilmente MAMIE” di Elia Pellegrini, in arte Mamie, a cura di Ariadne Caccavale; la presenza dell’artista è fissata a sabato 17 Ottobre alla presenza delle autorità istituzionali tra cui la Presidente del IX Municipio di Roma Teresa Maria di Salvo.

Il percorso espositivo presentato a La Vaccheria ne esplora la poetica e la produzione più recente - riassunta nella dichiarazione dell’artista: “libero di essere tragicamente”, a tal proposito lui stesso spiega: “Libero di essere tragicamente non è soltanto il titolo delle mie prime mostre. È il modo in cui affronto la vita. E, per me, affrontare la vita e affrontare l’arte sono la stessa cosa. Nasce da un senso di inadeguatezza. Da quella sensazione di non riuscire a trovare il proprio posto dentro qualcosa che, troppo spesso, ci impone di essere in un certo modo. Nasce da un senso di oppressione. Un’oppressione fatta di schemi, di convenzioni, di aspettative. Dal mondo nel quale sono cresciuto e nel quale ancora oggi vivo. E allora “Libero di essere tragicamente” diventa quasi un diktat. Una necessità. Una dichiarazione di libertà. Essere liberi rispetto agli schemi. Rispetto alle convenzioni. Rispetto al giudizio degli altri. Rispetto, persino, all’idea che gli altri hanno di noi. Perché essere fedeli a se stessi significa, prima di tutto, essere liberi di essere. Liberi di essere ciò che si vuole. Liberi di essere ciò che si crede. Liberi di cambiare, di contraddirsi, di cadere, di ricominciare. Liberi, semplicemente, di essere qualsiasi cosa. E poi c’è quella parola: tragicamente. Per me non significa necessariamente qualcosa di negativo. Tragicamente significa vivere fino in fondo ciò che si è. Con tutto quello che questo comporta: la bellezza e il dolore, la forza e la fragilità, il bene e il male. È questo modo di essere tragicamente che definisce anche il mio processo creativo. Un processo vario, senza schemi, guidato soltanto dalla ricerca dell’emozione, da ciò che sono e da ciò che voglio essere in quel preciso momento. Al di là di tutto. Al di là del giudizio. Al di là di ciò che dovrei essere. Voglio che il mio modo di fare arte sia questo: tragico e libero. Libero di cambiare. Libero di sbagliare. Libero di essere incompleto, contraddittorio, fragile, vero. Perché non voglio che la mia arte mi dica chi devo essere. Voglio che mi permetta di essere. E se essere me stesso significa essere tragicamente libero, allora è esattamente lì che voglio stare”. La pittura diventa così luogo dove far emergere un’identità tanto intima quanto collettiva; in ogni opera l’autore insegue l’eclissi, la luce che diventa buio, lo svuotamento di sé, il nonsenso, lasciando che l’azione espressiva lo accompagni nella riconquista interiore. Il linguaggio di Mamie raggiunge esiti che spaziano dal figurativo all’astratto, fino alle ultime composizioni che affidano al “manichino” il senso di attesa e precarietà di un’esistenza sospesa.  Nelle parole della curatrice Ariadne Caccavale si esplica la spiegazione di ogni opera in mostra: “Inevitabilmente, ineluttabilmente e fatalmente, nel bene e nel male, l’arte costituisce per Mamie un assoluto nella sua esistenza. Ossessione e tormento, essa culla i suoi malesseri ed esterna le sue inquietudini, senza tuttavia fornire una soluzione, poiché una soluzione non vi è ai turbamenti dell’animo. La sua pittura non è dunque una efficace panacea, ma è da considerarsi, piuttosto, una testimone di ciò che agita la mente e il cuore dell’artista: colori, linee e forme nascono spesso da tensioni profonde, solitudine o ribellione contro una realtà opprimente e rendono tangibile ciò che la parola non riesce a spiegare, trasformando l'angoscia in un messaggio universale. Così monocromi vivaci e profondi occupano tutta la superficie a disposizione, mentre una gestualità di matrice espressionista disegna donne dalle sagome nervose che evocano l’iconografia – andando per similitudini - di Ippolita Sanzio, sensuale, tormentata, ambivalente nel suo essere eterea e al contempo lussuriosa. Muse seducenti quindi, dagli arti evidenti e dai seni cerchiati, Veneri steatopigie le cui forme accentuate tuttavia nulla hanno a che vedere con la fecondità e l’abbondanza.  Altre volte, invece, segni informali e cromie vibranti sembrano scontrarsi sulla tela, campo di battaglie senza vincitori né vinti, ove ognuno reclama la propria parte, riemergendo dagli abissi dell’io dell’autore. Proprio tra quelle macchie informali, tra il nero e i grigi si riconoscono e intravedono figure antropomorfe, belve non addomesticabili, ribelli e anarchiche a comporre il canto tragico dell’uomo moderno, lacerato dai silenzi, dall’assenza, dal vuoto di un’esistenza labile”. In “Shadow of myself” è racchiuso l’autoritratto dell’artista, l’ombra che si porta addosso, un passato che non passa perché ha in sé le persone più care, ormai perdute, ma anche quel vuoto che sembra appannare ogni momento di gioia. Le opere più recenti sono a completamento di un racconto esistenziale autobiografico generatore di un filo continuo che mette radici in direzioni stilistiche diverse ma tutte alimentate dalla stessa linfa. “L’Attesa” è il titolo ripetuto in diversi, ultimi, dipinti in cui i soggetti, colti in sagome nervose, sembrano personificare figure dal destino triste, macerate nel bagno della malinconia. L’uomo, in continuità con il pensiero nietzschiano, si riduce a parvenza enigmatica, ombra di essere vivente, simbolo di spaesamento in questi tempi moderni.

 

BIOGRAFIA

Mamie (nome d’arte di Elia Pellegrini) è un giovane artista già trattato in volumi specifici di settore come nell’annuario “Atlante dell’Arte Contemporanea” edito da Giunti. Ha recentemente esposto in due monografiche, tenutesi una alla Melograno Art Gallery di Livorno e la successiva al Museo Diocesano e Capitolare di Terni. Tra ottobre e novembre uscirà un approfondimento sulla poetica dell’autore sia nel mensile Art e Dossier che sul canale Sky Arte.

 

INFORMAZIONI MOSTRA

Apertura 16/29 Ottobre 2026

La Vaccheria, Via Giovanni l’Eltore 35, Roma

Orari di visita: Mart/Merc./Giov.9-13; Ven./Sab./Dom. 9-19; Lunedì chiuso

Presentazione dell’artista 17 ottobre 2026 ore 17

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