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Tommaso Panichi

Tommaso Panichi

A cura di Penelope Filacchione
Tommaso Panichi
Tommaso Panichi è autistico. Ma concepisce sé stesso come artista, senza esitazioni. Sapremo apprezzare la gioia, la forza, l’empatia e la sincerità del suo lavoro, senza paternalismo? In questo contesto: come stai tu? Come stiamo noi?
Tipologia
Mostra personale
Artisti
Curatori
Generi
Pittura
Periodo
21 Ott-07 Nov 2026
Vernissage
Mercoledì 21 Ott 2026 17:00-21:00
Location
Art Sharing Roma
Indirizzo
Via Giulio Tarra, 64 - 00151 Roma [RM] Italia
Accessibilità
Location accessibile ai disabili
Orari di apertura
mart- sab 17.00-20 Lun chiuso.
Contatti
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Codice CTPEMT - ID 4119 - UM 2026-10-10 23:32:44

Come guardare la mostra di un artista neurodivergente senza ovvietà e paternalismi?

Mi direte che, dato che ci sono infinite sfumature di neurodivergenza quante ce ne possono essere in generale tra gli esseri umani, alla fine è come guardare qualsiasi altro artista. È vero e non lo è.

La differenza sta nella relazione che si crea, nel modo in cui il suo gesto ci obbliga a rivedere le nostre categorie percettive.

Tommaso Panichi non ti lascia scappatoie: è talmente sincero, talmente immediato nel raccontare attraverso pennelli e colori il suo stesso stare al mondo, che non ci sono sovrastrutture dove nascondersi. C’è una persona in tutta sé stessa, che ti sorprende per la forza comunicativa del suo lavoro, del gesto, del colore, del segno. Ci sono i titoli (ma quanto adoro la sincerità di “Mi è uscito questo”? Sono sicura che succede a molti altri artisti, ma pochi avrebbero il coraggio di dichiararlo così apertamente), che sono un diario del suo vivere, del suo rapportarsi con l’esterno.

Tommaso lavora con l’urgenza di una persona che si sente esatta solo con i pennelli in mano, nel suo mondo di colori e tele e fogli, che poi è il suo diario quotidiano del vivere, il modo di raccontarsi a noi e di dirci come si sente. Nelle sue opere il colore non è mai soltanto una scelta estetica: diventa un linguaggio emotivo che racconta persone, luoghi, ricordi e stati d’animo. Anche l’acqua occupa un ruolo fondamentale nel processo creativo, perché lascia che il colore si espanda, si sedimenti e continui a trasformarsi nel tempo, rendendo ogni lavoro aperto all’imprevisto.

Ma Tommaso è capace, al contrario di quanto si creda di tante persone autistiche, di salutarti e chiederti “come stai?”.

Quel “Come stai?” mi ha folgorata: non una domanda che gli altri pongono a lui, ma la domanda che Tommaso pone a noi. Perché questa frasetta, che può sembrare di circostanza, capovolge la visione stessa che abbiamo dell’autismo e della neurodivergenza, sfatando il luogo comune di persone che sono ripiegate solo su sé stesse. Certo, esiste anche questo, ma non solo questo.

Anche il suo processo creativo segue una struttura precisa. Ogni lavoro nasce dalla scelta del formato, del supporto e del fondo cromatico; poi compare il suo nome, che progressivamente perde la funzione di firma per diventare immagine. Le lettere si trasformano in ritmo e segno, fino a costruire una vera e propria trama visiva. Tra gli elementi che ricorrono con maggiore frequenza compare anche il numero cinque, memoria degli anni trascorsi al Liceo Artistico Stagio Stagi di Pietrasanta, dove ogni tavola veniva identificata con nome, cognome e classe. Un gesto apparentemente semplice che continua a riaffiorare nella sua pittura come traccia della propria storia personale.

Anche questo aspetto contribuisce a sfatare un altro luogo comune. Osservando la spontaneità del suo gesto si potrebbe pensare che il lavoro di Tommaso nasca esclusivamente dall’istinto. In realtà è il risultato di un percorso lungo e rigoroso. Dalle prime esperienze di arte terapia durante l’infanzia, fino alla scelta della famiglia di trasferirsi a Pietrasanta per permettergli di frequentare il Liceo Artistico Stagio Stagi, la pittura ha rappresentato uno spazio di crescita, ricerca e formazione. Ancora oggi continua a seguire alcune discipline presso l’Accademia di Belle Arti per approfondire e perfezionare la propria pratica pittorica. Dietro l’immediatezza della sua espressione si riconoscono dunque studio, costanza e una consapevole costruzione del proprio linguaggio artistico.

Quindi: come stiamo noi davanti alla gioia, al colore, all’energia vitale di un artista che rischiamo di vedere come “diverso”? Quanto siamo capaci noi di valutare il suo lavoro per quello che è, invece che essere presi dal sentimentalismo o dal pregiudizio? È facilissimo scivolare nelle frasi di circostanza o classificarlo come “artista autistico”.

La produzione di Tommaso Panichi è copiosissima perché lo segue in ogni istante della sua vita: selezionare i suoi lavori è stato il primo “come stai?” che ho dovuto porre a me stessa. Cosa dicono la mia pancia, il mio occhio, la mia testa davanti ai suoi lavori? La mia mente è abbastanza aperta per sorridere con lui?

 

Per questo ho deciso di rivolgere a voi la stessa domanda, trasformandola nel titolo della mostra: perché la neurodivergenza, l’autismo, hanno infinite sfumature quanti i colori del cielo ed è impossibile chiuderli dentro una cornice predefinita. Tommaso ci parla, si racconta, non ha dubbi rispetto all’arte come mezzo principale del suo potenziale espressivo e umano. Lui sta benissimo con i pennelli in mano, non è davvero lui il problema. La questione è il nostro sguardo: quanto siamo disposti a liberarci dai nostri schemi mentali per vedere davvero il suo lavoro?

TOMMASO PANICHI. (Milano, 1997) vive e lavora in Versilia. Formatosi all'Istituto d'Arte "Stagio Stagi" di Pietrasanta, dal 2021 presenta il proprio lavoro in mostre e progetti espositivi. La sua produzione nasce dalla rielaborazione di esperienze vissute, luoghi e suggestioni personali, trasformati in un linguaggio astratto di immediata forza espressiva. Segno, colore e gesto costruiscono un immaginario libero e poetico, nel quale osservazione del reale e dimensione emotiva trovano una sintesi originale.

Da mercoledì 21 ottobre a sabato 7 novembre, a cura di Penelope Filacchione e Chiara Domenici

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