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Il Museo e Fondazione Venanzo Crocetti di Roma, ospita dal 17 al 29 ottobre, la retrospettiva sul celebre pittore, incisore e scultore Roberto Venturoni (1945-2011), a cura di Andrea De Liberis e Alberto Moioli, promossa da ICAS Intergruppo Parlamentare Cultura Arte e Sport con gli auspici della Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei deputati, organizzazione a cura dell’Archivio Paolo Salvati.
Il percorso espositivo è caratterizzato da 29 opere di vari formati, tutte olio su tela, con una predominanza di figurativo e paesaggistica.
Come dichiara Andrea De Liberis, curatore della mostra: “Gran parte delle opere esposte al Museo Venanzo Crocetti sono state realizzate dal 1981 al 1986 attraverso la forma paesaggista, che conserva un rapporto onirico e profondo con il cosmo legato artisticamente al compianto maestro Paolo Salvati (1939-2014) proprio sulle rappresentazioni paesaggistiche, con cui esprime un rapporto spirituale profondo, in una esecuzione di getto che non ammette ripensamenti. Numerose sono le esposizioni personali in cui ha ricevuto critiche positive, da esperti e saggisti quali Elio Mercuri, Toni Bonavita, Benito Corradini e molti altri.
L’interpretazione paesaggistica costruisce sempre di più una intensa volontà, una chiara atmosfera onirica in rapporto di fede profonda con il cosmo. Questa religiosità sacerdotale dell’arte ci racconta e ci dimostra, a noi lettori ed interpreti, l’interesse dell’artista per la rappresentazione di una campagna immersa in uno spazio solare.
Venturoni è l’artefice di questi nuovi spazi, con un perfetto equilibrio tra il cielo e la terra, una commovente partecipazione ed una nuova visione lontana dalla tradizione vedutista. La sua è una visione cosmica che si sviluppa nell’incontro tra il colore e la luce, sempre libera e sovrana. La scoperta personale di questo artista nasce da una costante osservazione interiore, da una sensibilità che si manifesta in termini artistici di grande intensità”.
Afferma, invece, Alberto Moioli, curatore anch’esso: “Il paesaggio, in Venturoni, è la lingua madre di un discorso che supera la pura descrizione visiva per toccare dimensioni spirituali e cosmiche. I colori forti ed essenziali, quella tavolozza espressionista e decisa, costruiscono un universo pittorico che porta in sé l'eco dei grandi maestri europei, da Corot e Géricault verso Ensor e Vlaminck, verso quella ricomposizione della linea espressionistica sul solido tronco della tradizione classica che è uno dei tratti distintivi di un temperamento artistico maturo. Venturoni porta in sé secoli di cultura visiva e li restituisce attraverso un gesto personale e immediato, carico di responsabilità poetica. La tradizione, per lui, è materiale vivo da plasmare con gli occhi aperti sul presente, eredità da onorare attraverso la propria interpretazione del mondo contemporaneo.”
Bio di Roberto Venturoni
Roberto Venturoni (1945–2011). Sin dalla giovinezza dimostra una vocazione totale per l'arte, orientandosi verso la pittura di genere figurativo e paesaggistico. Nel corso di una carriera intensa e variegata, sperimenta soluzioni pittoriche che spaziano dal l'Espressionismo all'arte informale, affermandosi come pittore, incisore e scultore di rilievo, nel panorama artistico italiano e internazionale. Il percorso formativo prende avvio nel 1974 presso lo studio del maestro Silvio Bicchi dove, sino al 1978, assimila le tecniche pittoriche fondamentali. Questa prima fase è segnata dall'indagine degli ambienti di vita quotidiana: bar, sale da ballo, angoli di vita sociale animati da figure di giocatori di carte e di biliardo. La sua ricerca è orientata verso la cattura dell’essenza psicologica dell'uomo. Nel 1976 grazie all'interessamento del giornalista e critico Osvaldo Amorosino, giungono i primi riconoscimenti istituzionali dalle autorità capitoline e le prime autorevoli recensioni, tra cui spicca la firma di Toni Bonavita sulle pagine de «Il Tempo». Verso la fine degli anni Settanta, il viaggio diviene elemento strutturale della ricerca artistica: da semplice momento di svago a necessità concettuale per la pratica creativa. Le grandi capitali europee, le coste italiane della Sardegna, della Sicilia e delle isole minori, offrono una nuova grammatica visiva, fondata su effetti di luce e contrasti cromatici marcati. Marine, porticcioli e figure di pescatori si manifestano sulla tela attraverso un uso materico e sapiente della spatola, evidenziando una sensibilità paesaggistica in evoluzione. Nel 1979 decisivo è l'incontro con il maestro Luigi Guardigli presso la scuola «ELLEGI», dove segue corsi di incisione e stampa calcografica. Entrambe le tecniche entrano stabilmente nella produzione di Venturoni non come discipline secondarie, bensì come ambiti privilegiati per una ricerca strutturale sul segno e sulla materia. Un ruolo determinante nella maturazione intellettuale dell'artista è rivestito dall'amicizia con Monsignor Ennio Francia, storico dell'arte e fondatore della celebre «Messa degli Artisti» in Piazza del Popolo a Roma. È infatti l’alto prelato, nel 1980, a presentare l'artista in catalogo per la personale presso la Galleria d’arte «Il Babuino». Anche grazie a questo rapporto, Venturoni si inserisce nel panorama artistico della cultura italiana, stringendo legami con figure di spicco, quali lo storico dell'arte Fortunato Bellonzi. Dal 1981 l’artista frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Via Ripetta a Roma, sotto la direzione di Giulio Turcato, esperienza che arricchisce ulteriormente la sua padronanza nel disegno e nella forma. Gli anni Ottanta e Novanta sono caratterizzati dalla sperimentazione sistematica di nuove tecniche e linguaggi. Venturoni scopre un’affinità profonda con l'acquarello, tecnica in cui la trasparenza e l'immediatezza del gesto valorizzano la sua innata sensibilità per il paesaggio dell'Umbria e del Lazio. Nel 1986 si risveglia in lui la passione per l’incisione: frequenta il laboratorio «Four For Art» sotto la guida di Ernesto Nino Palleschi, dove perfeziona le tecniche avanzate d'incisione (puntasecca, acquaforte, acquatinta, maniera nera) che divengono mezzi privilegiati della sua indagine grafica. Ed è proprio all’interno di questa scuola che viene nominato direttore artistico (1997- 2010), ruolo che gli permette di guidarne l'orientamento critico e le ricerche metodologiche. Negli anni 2000 la ricerca artistica si estende verso la tri dimensionalità, attraverso l'impiego della terracotta. Venturoni dà così vita ad una serie di bassorilievi e sculture incentrate su tematiche sacre, come documentato dall'esposizione del 2005 presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola ad Assisi. Nello stesso anno, giunge significativo riconoscimento da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Comitato Nazionale Enea Silvio Piccolomini: l'artista è chiamato a realizzare una traduzione all'acquaforte/acquatinta dell'affresco del Pinturicchio nel Duomo di Siena, raffigurante Enea Silvio Piccolomini ambasciatore alla corte di Scozia. Le opere riferibili alle celebrazioni del Pontefice Pio II sono esposte in sedi di alto prestigio, quali il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma, l'Accademia di Raffaello a Urbino e l'Istituto Svizzero a Roma. Sempre in quegli anni Venturoni incontra e sperimenta la raffinata tecnica dell’astratto. Le opere artistiche di questa fase, contrassegnate da profonda indagine interiore e spaziale, sono accolte in importanti istituzioni museali quali il Museo Civico «Umberto Mastroianni» di Marino (RM) e il Museo Nazionale Castel Sant'Angelo di Roma. Nel 2010 il cammino artistico di Venturoni trova definitiva consacrazione in una dimensione internazionale, con una personale di opere calcografiche, presso la «Ryu Gallery» di Shizuoka in Giappone. Il lungo percorso creativo è profondamente segnato da importanti amicizie con artisti di rilievo internazionale, quali lo scultore giapponese Itaru Mishiku e con protagonisti della scena ita 51 liana, come il pittore Paolo Salvati (1939–2014), con il quale condivide stima reciproca e comunione di intenti artistici. Venturoni lascia in eredità un corpus significativo di opere presenti in collezioni museali e civiche pinacoteche. La sua produzione figura nei più autorevoli cataloghi settoriali: il Catalogo Degli Scultori Italiani (Editoriale Giorgio Mondadori) e l'Enciclopedia d'Arte Italiana (Catalogo Generale Artisti dal Novecento a oggi), testimonianza duratura di un percorso artistico e intellettuale complesso, coerente e profondamente radicato nel panorama nazionale e internazionale.
Info:
Retrospettiva Roberto Venturoni
17-29 ottobre 2026 – Inaugurazione 17 ottobre ore 17.00
Museo e Fondazione Venanzo Crocetti
Via Cassia 492 – 00189 Roma
Ingresso gratuito lunedì - venerdì: 11-13 e 15-19 / Sabato: 11-19
Promossa dall’Archivio Paolo Salvati