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Alla Blue Gallery di Venezia, una mostra che esplora il confine tra caso, memoria e creazione.
Ci sono immagini che continuano a trasformarsi molto tempo dopo essere state realizzate. È da questa intuizione che nasce Archeologia del futuro, la nuova mostra personale di Alan Rogers alla Blue Gallery di Venezia.
Il progetto prende avvio da un archivio di diapositive Ektachrome scattate dall’artista in Galles decenni fa. Digitalizzate nel 2025, alcune hanno rivelato trasformazioni cromatiche inattese: viola intensi, gialli acidi e verdi fluidi hanno dissolto i soggetti originari, dando vita a superfici che evocano paesaggi minerali, immagini astronomiche e mondi microscopici. Anziché ripristinare le fotografie, Rogers ha accolto queste metamorfosi, trasformandole in tre grandi stampe in cui il tempo diventa parte attiva del processo creativo.
Il percorso espositivo comprende anche acquerelli che riproducono le vecchie custodie ingiallite delle diapositive e dipinti a tecnica mista, nei quali la stratificazione della materia nasce invece da un gesto deliberato. Due processi apparentemente opposti, quello spontaneo del tempo e quello intenzionale dell’artista, si incontrano così in un linguaggio visivo comune.
Artista e DJ, Rogers sviluppa una ricerca che richiama la logica del remix: frammenti e immagini vengono ripresi, trasformati e sovrapposti fino ad acquisire una nuova identità. Archeologia del futuro supera così la dimensione nostalgica dell’archivio per interrogare la paternità dell’opera e il rapporto tra controllo e imprevedibilità.
Chi crea davvero un’immagine, quando il tempo continua a modificarla? Nella ricerca di Rogers, la risposta resta aperta: forse un’opera non si conclude nel momento in cui viene realizzata, ma continua a evolversi finché qualcosa non ne determina la forma definitiva.
La mostra inaugura giovedì 29 ottobre alle ore 18 alla Blue Gallery di Venezia e sarà visitabile fino al 29 novembre 2026.