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Il titolo della mostra prende avvio da una riflessione del filosofo Timothy Morton sul riscaldamento globale e sull’estinzione di massa, fenomeni enormi, distribuiti nel tempo e nello spazio, che sfuggono alla nostra percezione immediata. Sono quelli che Morton definisce Iperoggetti: entità reali, concrete, capaci di modificare la nostra quotidianità e il destino del pianeta, pur restando in parte invisibili ai nostri strumenti sensoriali.
La mostra riunisce tre artisti che, attraverso linguaggi differenti, affrontano la crisi ecologica del presente da una prospettiva decentrata, capace di mettere in discussione la centralità dell’essere umano. Le opere di Roux-Fontaine, Branca e Vicari costruiscono un sistema di richiami e corrispondenze in cui foreste, alberi, organismi vegetali, oggetti, tracce e strutture artificiali diventano immagini di una nuova condizione planetaria, fondata sull’interdipendenza tra tutte le forme del vivente.
Nei dipinti di Eric Roux-Fontaine, rigogliose foreste tropicali, giungle impenetrabili e ambienti visionari accolgono presenze umane minime, quasi irrisorie. Opere come “The Heart of the World” (2026), “Passenger” (2025) e “In the Shadow of the Stars” (2025) restituiscono l’immagine di una condizione precaria, in cui l’uomo perde la propria centralità e si confronta con l’immensità del mondo circostante. Elementi artificiali e incongrui, dal salotto abbandonato di “New Chapter” (2026) al lampadario di “The Monarch’s Chamber” (2026), introducono un senso di straniamento che trasforma la foresta in un organismo capace di assorbire architetture, oggetti e memorie culturali.
Le sculture di Mario Branca mostrano invece un universo in cui vegetazione e artefatti della civiltà industriale coesistono in strutture ibride e simbiotiche. I suoi alberi di rame, innestati su basi di cemento armato, sembrano emergere dal paesaggio antropico attraverso lenti processi di sedimentazione, ossidazione e metamorfosi della materia. Nella serie “Onirica”, alberi, sedie, nidi, chiocciole e uova compongono una narrazione sospesa, dove gli oggetti domestici perdono la loro funzione originaria e vengono assimilati da processi di crescita vegetale.
La ricerca di Marika Vicari si concentra su immagini di alberi e boschi ridotte all’essenziale. Attraverso linee sottili, filiformi, l’artista costruisce paesaggi sospesi, superfici lattiginose, foreste bianche e scenari silenziosi che evocano una natura insieme mentale e reale. Opere come “Fratture” (2026) e “Tracce” (2026) mostrano porzioni di un ordine naturale più vasto, percepibile solo attraverso indizi, assenze e tracce. La sua pittura, secca e concisa, fa emergere il tema ecologico in forma indiretta, trasformando il bosco in uno spazio di ascolto, memoria e vulnerabilità.
Vivere l’estinzione è una mostra priva di immagini catastrofiche o spettacolari della fine del mondo, che invita a riconoscere la fragilità del presente e le forme di interdipendenza che legano ogni essere vivente al destino comune della Terra.
Attraverso pittura e scultura, Roux-Fontaine, Branca e Vicari danno forma visibile a una condizione complessa, in cui la crisi ecologica diventa anche occasione per ripensare il nostro modo di abitare il mondo.
Un CATALOGO realizzato da PUNTO SULL’ARTE, con la riproduzione delle opere esposte e il testo critico di Ivan Quaroni, accompagnerà l’esposizione. Gli Artisti saranno presenti in Galleria in occasione del Vernissage sabato 19 settembre 2026.
La mostra sarà visibile fino al 24 ottobre 2026.
MARIO BRANCA è nato a Milano nel 1977 e si è laureato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2001. Fin da giovane, ha nutrito una profonda passione per le tecniche di lavorazione dei metalli, creando opere forgiate con le proprie mani. La sua produzione artistica include oltre dieci sculture monumentali progettate per spazi pubblici, insieme a opere di medio e piccolo formato, in cui la leggerezza delle linee e i vibranti cromatismi emergono come protagonisti. La sua ricerca artistica trae ispirazione dal mondo dell’infanzia, reinterpretato attraverso le parole di autori come Hemingway, Jules Verne, Eliot e Lewis Carroll, tra gli altri. Ha ricevuto numerosi premi e segnalazioni, tra cui il concorso Zurich Club Top 30, una menzione speciale per la scultura all’ultima edizione del Wannabee Prize 2011, e una commissione per una scultura monumentale per la facciata del Teatro di Pinzolo a Madonna di Campiglio (TN). Ha anche un incarico pluriennale che include 35 opere per Zurich Assicurazioni, divisione Milano. Nel 2018, ha vinto il bando per la realizzazione di un’opera presso lo stadio del fondo lago di Tesero (TN). Nel corso della sua carriera ha esposto in numerose mostre personali e collettive, tra le quali si ricordano “Ex Libris” presso l’Università Cattaolica del Sacro Cuore di Piacenza (2026) e “Memory box” al Museo Geologico Cortesi di Castell’Arquato (2023). La critica ha dedicato ampio spazio alle sue opere, con recensioni di autori come Luisa Somaini, Maria Livia Brunelli, Emanuele Beluffi, Chiara Canali, Vladek Cwalinski e Alessandra Redaelli. Attualmente vive e lavora tra Piacenza e Milano.
ERIC ROUX-FONTAINE attraverso i suoi pennelli trascende i limiti della realtà per portarci in un mondo dove le emozioni si incarnano in pigmenti e impasti. I suoi dipinti rivelano una realtà profonda, quella della nostra esistenza e della nostra relazione con la natura che ci circonda. La sua pittura si presenta come una finestra aperta sulla meraviglia di ciò che ci circonda e chi guarda spetta il compito di saper cogliere la bellezza splendente di ciò che ci rivela. Éric Roux-Fontaine nasce in Francia nel 1966. Dopo gli studi accademici decide di partire alla scoperta del mondo, visitando luoghi remoti ed entrando in contatto con le culture gitane di tutto il mondo. In una sorta di Grand Tour contemporaneo, Roux-Fontaine ha la possibilità di mettere alla prova la sua pittura con il resto del mondo. Le sue opere, dense di colori vibrati e di atmosfere surreali, sono state esposte in tutto il mondo, da Parigi a New York e ha partecipato alle più importanti fiere di settore. Vive e lavora nei dintorni di Versaille.
MARIKA VICARI nasce a Vicenza nel 1979. Dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2003, si è laureata in Progettazione e Produzione delle Arti Visive alla Facoltà di Arti e Design dello IUAV di Venezia nel 2005. Ha studiato e lavorato su progetti site-specific con artisti, curatori e fotografi internazionali tra i quali: Hans Ulrich Obrist, Lewis Baltz, Mona Hatoum, Antoni Muntadas, Antonio Arevalo, Armin Linke, Cesare Pietroiusti e Angela Vettese. Dal 2000 ha all’attivo numerose mostre personali e collettive in Europa, Stati Uniti, Messico, Brasile, Canada e Cina. Le sue opere fanno parte di collezioni sia pubbliche che private in particolare in Europa, Canada, Stati Uniti ed Emirati Arabi. Da anni è costantemente presente nelle fiere di settore. Dipinge e disegna in grande e piccolo formato con grafite su carta e su legno. I soggetti delle sue opere sono alberi filiformi sospesi in paesaggi montani indefiniti e sognanti. La sua tecnica, in continua evoluzione, prevede la produzione delle sue opere su tavole di pioppo mentre, a partire dal 2019, ha iniziato la sperimentazione su carta cotonata con una presenza sempre maggiore dell’acquerello. Questo nuovo supporto aggiunge leggiadria alle foreste rappresentate andando ad alimentare la metafora con l’essere umano e la sua fragilità e caducità. Dal 2005 è curatrice indipendente e Direttore Creativo di ART STAYS, Festival Internazionale di Arte Contemporanea che si svolge ogni anno a Ptuj, in Slovenia. Vive e lavora a Creazzo (Vicenza).