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Melting pot 18 settembre - 24 ottobre 2026 PROSA contemporanea Vernissage PROSA contemporanea presenta la mostra personale Melting pot di Enzo Casale, a cura di Alberto Dambruoso dal 18 settembre al 24 ottobre 2026. La mostra partecipa all'undicesima edizione della RAW - Rome Art Week. Attraverso l’espressione “melting pot”, che indica una società cosmopolita capace di accogliere e mettere in relazione individui di origini, culture, religioni ed esperienze differenti, la mostra indaga la possibilità di costruire un’identità condivisa, fondata non sull’omologazione, ma sulla convivenza e sul reciproco riconoscimento. Nella ricerca pittorica di Enzo Casale, l’idea di trasformazione e convivenza delle differenze diventa una delle principali chiavi di lettura della mostra, oltre che una metafora della pittura stessa: uno spazio aperto in cui forme, identità e sensibilità diverse possono sovrapporsi e trasformarsi. Nel lavoro di Enzo Casale il melting pot non è soltanto un fenomeno sociale o culturale, ma diventa una condizione profondamente umana e individuale. La figura, protagonista della sua pittura, appare infatti come uno spazio aperto, attraversato da identità molteplici, tensioni, fragilità e desideri. La pittura di Casale mette così in discussione l’idea di una stabilità e le sue figure sembrano vivere in una dimensione di passaggio, sospese tra ciò che mostrano e ciò che custodiscono, tra l’identità individuale e quella collettiva, tra la necessità di riconoscersi e la possibilità di essere altro. Come osserva Alberto Dambruoso: Le opere di Casale riflettono quindi sia gli aspetti autobiografici sia la condizione esistenziale delle tante figure ritratte, a volte svuotate dei volti e ridotte a pure sagome. Profili di persone comuni che si incontrano tutti i giorni. BIOGRAFIA Enzo Casale vive e lavora a Roma. Dopo la laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti, frequenta l’Accademia di Costume e Moda, avviando una collaborazione con diversi stilisti e realizzando collezioni per importanti industrie della maglieria e della confezione. Nel 2003 torna a dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sviluppando una ricerca personale incentrata sulla figura e sull’identità. Il suo linguaggio alterna un segno energico e possente a una dimensione più delicata e morbida, esplorando la complessità dell’esperienza individuale e la possibilità di vivere la propria identità e la propria sessualità oltre le tradizionali categorie. I suoi soggetti, spesso riservati e raccolti nei propri silenzi, emergono attraverso un linguaggio che oscilla tra immagini dichiarate e racconti più intimi e sottovoce, tra il gesto pittorico e la dimensione evocativa della poesia. Casale predilige la figurazione, sottoponendola a processi di reinterpretazione e deformazione che richiamano la cultura dell’informale europeo.La sua ricerca è stata presentata in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.Tra le più recenti, la personale del 2025 a Palazzo Izzi di Fondi, a cura di Alberto Dambruoso, e le esposizioni Sfigurazione (2023), Identità Dipinte e Trasparenze (2022), anch’esse curate da Dambruoso.Ha inoltre partecipato a importanti rassegne e progetti espositivi a Roma, Rovereto, Rende, Berlino e New York. Nel 2015 è stato artista in residenza presso i BoCs Art a Cosenza con l'associazione i Martedì Critici. Le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private. Melting pot Enzo Casale è un pittore che fin dai suoi esordi ha improntato la sua ricerca artistica sulla rappresentazione della figura umana, da lui sapientemente scandagliata sia dal punto di vista psicologico sia da quello antropologico. Dopo oltre trent’anni di pittura, l’artista ha dato vita ad una pressoché infinita galleria di ritratti contemporanei che evidenziano il suo modo di relazionarsi con l’altro e in generale con la società. Nella pittura di Enzo Casale e, di riflesso, nel suo modo di intendere il mondo, c’è posto per tutti: culture, etnie, lingue e colori diversi coabitano serenamente nelle sue opere senza distinzioni e gerarchie, in uno spazio aperto all’insegna del reciproco riconoscimento. La sua pittura diventa di fatto un “melting pot” dove, come nella mostra che qui presentiamo, troviamo accostate tra loro immagini di persone provenienti da tutte le parti del mondo. Le figure che popolano i suoi dipinti, oltre che nella loro dimensione collettiva, vanno però anche lette nelle loro singole individualità umane. In questa direzione Casale tende a far emergere per ciascuna figura la propria identità con il relativo carico di esperienze, positive e negative, accumulate nel corso della vita. Ecco allora che alcuni ritratti sembrano indicare dei caratteri risoluti e in alcuni casi anche sfrontati mentre in altri, al contrario, è presente una certa melanconia nella quale si celano probabilmente delle fragilità. Questi sentimenti vengono veicolati per mezzo della sola pittura che Casale piega alle sue esigenze a seconda di ciò che egli intende rappresentare. Così le figure nei suoi dipinti possono essere costruite attraverso una chiara definizione del volto e dei suoi dettagli quando egli mira a trasmettere una determinata sicurezza nella persona raffigurata o, viceversa, possono subire delle trasformazioni che portano la pittura quasi a dissolversi rendendo la figura quasi irriconoscibile quando egli intende esprimere incertezza o fragilità. Ma questa oscillazione tra figurazione e astrazione, questa dimensione di passaggio, riflette anche ciò che è la condizione umana, sospesa tra un’identità che si deve mostrare e un’altra che invece si tende a nascondere e custodire solo per sé. A ben vedere queste figure appena abbozzate o smangiate dal colore, si collocano in quella sottile soglia tra l’apparire e lo scomparire, instillando incertezze e dubbi sulla percezione dello stesso spettatore. Dal punto di vista formale la pittura di Casale ha subito anch’essa dei cambiamenti nel corso degli anni dovuti alle varie tecniche pittoriche da lui sperimentate. Sì perché, se il comune denominatore della sua ricerca è dato come già detto dalla rappresentazione della figura umana, è anche vero che un’altra cifra che lo identifica è data dalla sperimentazione di colori, tessuti, e tecniche più in generale, che a volte possono generare diverse versioni anche di una stessa figura. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Casale ha ricevuto una formazione classica e, di fatto, le sue opere si ispirano alle maggiori avanguardie del Novecento come l’Informale, individuabile in quelle figure materiche tendenti all’astratto o il Cubismo, che si può ben leggere in tutte quelle opere realizzate con il collage dove troviamo dei volti scomposti che a volte assumono forme mostruose. Ma Casale nella sua pittura è riuscito a fondere anche quella che è sempre stata una delle passioni seguite fin da bambino, ovvero la moda. Ed è per questo che spesso nelle sue opere si ritrovano tessuti particolari più in uso negli atelier d’alta moda che in quelli artistici tout court. Dal mondo della moda, d’altro canto, provengono molti dei modelli per i suoi dipinti, colti spesso anche nel corso di una sfilata. Colori, matite, foglie d’oro gli servono per concettualizzare parti anatomiche, frammenti di volti che potrebbero sembrare solo estetici ma, impiegati per ridisegnare un nuovo volto o parti di esso, trovano nella ricomposizione il loro senso compiuto. Gli stessi ritagli copiati e ingigantiti a mo’ di patchwork sono come enormi cerotti per suturare ferite. Le righe regolari drammatizzano il processo di frammentazione visiva e di riassemblaggio dei volti raffigurati nello sdoppiamento. Il filo diventa l’altro modo per ricomporre le fratture, ricollegare gli squarci: è rete di protezione o rete che ti intrappola. Spesso nelle opere si sovrappongono ai volti delle righe verticali o orizzontali, sorta di griglie che ricordano una gabbia: un modo per esorcizzare il senso di claustrofobia di cui soffre l’artista. Allo stesso tempo però il filo, tratteggiato sulla tela, lo riporta alle prime nozioni di disegno che gli impartiva la mamma, quando da piccolo lo incoraggiava a disegnare a tratteggio la frutta o altre cose presenti in casa. Le opere di Casale riflettono quindi sia aspetti autobiografici sia la condizione esistenziale delle tante figure ritratte, a volte svuotate dei volti e ridotte a pure sagome. Profili di persone comuni che si incontrano tutti i giorni. Il tentativo messo in atto nella pittura di Enzo Casale è quello di scoprire “verità” diverse da quelle che sembrano, spesso evidenti e per lo più scontate. L’artista cerca di far emergere dalle persone che ritrae quello che i soggetti hanno dentro, nel loro profondo: l’interiorità, in altre parole, fatta non solo di felicità e spensieratezza, ma anche e forse sempre più di frequente nella nostra attuale società, di sentimenti opposti come la solitudine e l’angoscia. Persone che passano magari inosservate ai più ma non certo all’occhio sensibile di Casale in grado di restituirci l’umanità di quelle stesse persone, anche se a volte è, come detto poco sopra, un’umanità sofferente. In questo credo sta il valore della sua pittura, dove l’etica e l’estetica si fondono in un’unica cosa. Alberto Dambruoso INFO Fino al 24 ottobre 2026 La galleria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00 e su appuntamento. Ingresso libero. PROSA_contemporanea Via Marin Sanudo 24 - Roma prosa.studiolab@gmail.com - Tel. 0039 338 4858 398 Ufficio Stampa InEvoluzionet - Studio Marta Bianchi comunicazione e immagine e-mail:studioinevoluzionet@gmail.com scrivere suWhatsapp Tel. 0039 3516113617
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