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ErbaLuce è la mostra personale di Noemi Priolo, a cura di Vincenzo Alessandria, ospitata negli spazi di Bubble Space a Venezia dal 3 maggio al 22 novembre 2026.
Il progetto si configura come un ambiente in cui materia organica, artificiale e trasformata convivono in un equilibrio instabile, aprendo nuove possibilità percettive e immaginative. Più che raccontare una narrazione lineare, la mostra costruisce uno spazio esperienziale capace di mettere in discussione i confini tra naturale e sintetico, reale e visionario. Al centro del percorso espositivo si colloca l’opera che dà il titolo alla mostra: una grande installazione scultorea composta da elementi in vetro e materiali minerali. La forma richiama una pianta immaginaria, ispirata al cardo selvatico dei paesaggi aridi del Mediterraneo. Dallo stelo emergono fiori che sembrano mani giunte verso l’alto, evocando simultaneamente il gesto della preghiera, la crescita vegetale e una tensione spirituale inscritta nella materia. La trasparenza del vetro trasforma la fragilità apparente in una presenza luminosa e tagliente, attraversata da una forza vitale sotterranea. Accanto a questa installazione si sviluppa Amor Mundi, serie di nove sculture che si propagano nello spazio con una presenza silenziosa ma persistente. Le opere, compatte e lucide, evocano forme ibride tra organismo naturale e costruzione artificiale. Estensioni filamentose e dettagli sensibili emergono dalle superfici, suggerendo processi di mutazione continua. Il titolo richiama il pensiero di Hannah Arendt e introduce una riflessione sull’amore per il mondo come pratica di apertura, trasformazione e responsabilità verso ciò che ci circonda. Chiude l’esposizione 965, lavoro costruito per accumulo, in cui piccoli elementi si aggregano su superfici dense e quasi tessili. L’opera suggerisce un processo di crescita collettiva, in continua espansione oltre i limiti fisici dell’oggetto. Attraverso la ripetizione e la proliferazione della forma, Priolo indaga il rapporto tra ordine e disordine, controllo e spontaneità, fragilità e resistenza.
Nel loro insieme, le opere danno vita a uno spazio di soglia in cui categorie opposte – naturale e artificiale, organico e sintetico, interno e fuori – si confondono. Lo spettatore è invitato a rallentare lo sguardo e ad attraversare l’ambiguità come esperienza conoscitiva. Con un linguaggio che intreccia ricerca materica, immaginario simbolico e tensione poetica, ErbaLuce propone una nuova idea di appartenenza, in cui i confini tra umano e natura si dissolvono in qualcosa di più ampio, fatto di luce, materia e respiro.