Contemporary Art Magazine
Autorizzazione Tribunale di Roma
n.630/99 del 24 Dicembre 1999

TO SEE FURTHER MATTEO BOATO JELMONI STUDIO GALLERY

JELMONI STUDIO GALLERY

MATTEO BOATO

TO SEE FURTHER

Contemporary art

from May 25th to June 12th

inauguration 25 May at 5.30pm

TO SEE FURTHER

MATTEO BOATO

Matteo Boato, lavora con la pittura creando delle messe in scena costruite e precise. Nel suo processo creativo convivono quindi una dimensione di controllo che esercita sulle persone e sugli oggetti una componente di sorpresa e imprevedibilità.

Matteo Boato, unisce alla chiarezza formale tipica dell’immagine uno sguardo personale e poetico, attraverso il quale trasforma oggetti quotidiani ed elementi naturali. I suoi lavori provocano nello spettatore una reazione ambivalente di attrazione, intimità ed estraneità rispetto ai soggetti ritratti. Boato sviluppa le sue immagini isolando o producendo dei conflitti visivi: contrasti tra materiali, tra aspetti esteriori di più soggetti. L’intento non è di illustrare una particolare idea o sostenere una posizione teorica, ma di esplorare il potenziale simbolico del medium pittorico e le modalità con cui lo spettatore può essere stimolato, se costretto a confrontarsi con queste opposizioni.

Nei lavori di Boato si può individuare una forte componente di autoriflessione. Sfida le convenzioni stilistiche di questi generi attraverso invenzioni visive che integrano elementi magici, surreali. Per Matteo Boato questi lavori rappresentano “uno strumento per esplorare il movimento, l’intervallo e la temporalità ” qualità che è difficile approfondire in modo così esplicito con la pittura. Quindi si tratta ancora di un’indagine del mezzo pittorico, ma con parametri diversi”.

L’esposizione curata da Jelmoni Studio Gallery raccoglie un corpus di circa 14 opere.

Ufficio stampa Galleria Jelmoni Studio – Milano-Londra- Berlino.

Cielo di tetti

Scoprire l’anima della città facendo rivivere gli edifici, antichi e non, facendo trasparire i pensieri, la vita,i sogni di coloro che vi hanno trascorso all’interno parte della loro esistenza. Centri storici come entità viventi, scomposti e ricomposti, in parte reinventando ne l’assetto, case che si rianimano, come in un infantile girotondo, intrecciando il loro destino con le voci, le idee, i suoni, il bisbiglìo dei loro abitanti passati e futuri. Sulla tela rivivono le loro sensazioni, i sorrisi, le emozioni, gli attriti e gli amori. Sono case arroccate, inerpicate, le une sulle altre, aggrappate alla roccia e al tempo, come fossero le tessere di un fragile e raffinato mosaico. Sono case in cammino, che vorrebbero volare, che vorrebbero danzare la loro storia; case che si ribellano perché private di calore e di voce, svuotate di umanità, di quei mille minuti mestieri che le rendevano vive, trasformate invece in merce, semplice e freddo oggetto di profitto. Dipingerle significa far parlare questi edifici, queste città, e attraverso il colore e la sua matericità dare loro voce, rendere limpido il dialogo con il passato, con le ragioni del costruito. E così i colori diventano il oro e i nostri stati emotivi, sono l’impatto e il graffio con il tempo, sono il vento che scuote la mente intorpidita, la poca capacità critica, sono la rinuncia ai gesti conformati, ai suoni senz’anima, alla non comunicazione, alla standardizzazione delle idee e dei consumi, sono sogni e progetti, sono musica, sono il sole che accompagna la nostra vita.

Matteo Boato

LA PIAZZA

La piazza è un luogo dove chiunque passi lascia un frammento di vita,uno sguardo, un pensiero, un’idea.La piazza è il luogo dove la città si incontra perché ne è il cuore. Benché le persone non si conoscano e non ci sia alcuna relazione tra di loro, esiste questo punto di comune contatto e di scambio. Infatti chi passa, chi vi accede, credo in qualche modo assorba, colga un vissuto altrui e lasci a sua volta qualcosa. Ma c’è di più: se una persona si trova da solo in quel luogo,psicologicamente non lo è, sono gli altri a non esserci, a mancare.I lavori su questo tema, spesso bi o tri-cromatici, in bilico funambolico tra disegno e pittura, attraverso l’uso di grafite e colore ad olio materico e tridimensionale, indagano l’umano vivere e la necessità di comunicazione, attenzione, verso gli uomini e verso gli altri esseri viventi. La piazza simboleggia il mondo fisico, reale, la terra dove siamo ed esistiamo. Le persone sono l’umanità tutta.Il racconto grafico/pittorico si avvale di schizzi e appunti presi dal vero,in piazza, appunto. La vera fase realizzativa, però, avviene in studio e si arricchisce di un punto di vista nuovo e non sperimentato, cioè a volo d’uccello. Il punto di vista “non visto”, fantastico, dal cielo, risulta quellodominante.In queste tele, la matericità e la conseguente presenza di ombre suggerisce questo incontro tra realtà e sogno, come se ci si trovasse in una “terra di mezzo” non ben collocabile. Colature copiose inoltre, che solcano la superficie pittorica, suggeriscono la sovrapposizione di tempi diversi, passato e presente insieme. Suggeriscono il fluire inevitabile della vita e della morte, il succedersi di generazioni che una sull’altra e, nello spazio pittorico, una accanto all’altra, dialogano.Alcune macchie o frammenti di colore suggeriscono alla mia mente dipinti di una decina di anni fa dove il quadro era carico e ridondante di colori materici, dove le campiture erano serrate. Il dipinto ora si ferma prima, direi ad uno stadio progettuale, e i pochi punti di colore “danno solo il la” a tutta questa fase successiva della realizzazione pittorica impotenza ma non più espressa, suggerendo a chi guarda i dipinti di arricchirli cromaticamente secondo il suo personale istinto.Con più vigore questi stessi, pochi frammenti di colore (spesso rossi oblu) alludono a particolari e unici momenti di intuizione, raccontano un rapporto d’amore, una attenzione speciale, una ragione di vita o un momento di verità, un’idea universale e forse eterna che sopravvive a noi e al tempo.
Le ombre reali e non dipinte sono un ponte tra realtà (la piazza da me vissuta prima del racconto pittorico) e immaginazione. Quest’ultima mi fa volare sopra il luogo urbano e mi istiga a raccontarlo da un punto di vista fantastico che potremmo anche definire sognante. L’ombra delle persone è cangiante nel quadro, dipende dall’illuminazione, e questo suggerisce secondo me una differente lettura delle stesse persone, della stessa umanità in brulicante movimento (l’apporto di una persona dipende da che punto di vista si sceglie per guardarla)..

Matteo Boato

JELMONI STUDIO GALLERY

MILANO BERLINO LONDRA

JELMONI STUDIO GALLERY


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Libero pensiero

1 Marzo 2024

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