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		<description>ArtMundCast è il nuovo podcast di Radio 21 aprile Web per E-Zine, Contemporay Art magazine.
Un posto dove l’arte contemporanea, narcisa come è sempre l’arte, si specchia, si bacia, si lamenta, si spiega, si nasconde.
Umani che fanno arte, che parlano di arte, che amano l’arte contemporanea o forse la detestano cordialmente.
Che amano parlare, che odiano parlare, che dicono più di quanto vorrebbero, che hanno la parola che non dimenticherai mai.
Hai allacciato le cinture? Partiamo.</description>
		<lastBuildDate>Thu, 26 Mar 2026 02:34:55 +0000</lastBuildDate>
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		<copyright>© 2022 E-zine</copyright>
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Umani che fanno arte, che parlano di arte, che amano l’arte contemporanea o forse la detestano cordialmente.
Che amano parlare, che odiano parlare, che dicono più di quanto vorrebbero, che hanno la parola che non dimenticherai mai.
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	<title>Flavia Mitolo: oltre la fisica</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/flavia-mitolo-oltre-la-fisica/</link>
	<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 10:59:29 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Quando incontri Flavia Mitolo la prima impressione è quella di una porta che ti si spalanca davanti, per farti entrare in un mondo che ha un solo desiderio: ascoltarti, e farsi ascoltare.</p>
<p>Ma questi sono due desideri! dirai tu.
In realtà, non è esattamente così: perché l&#8217;energia di Flavia Mitolo &#8211; la vedi nelle sue opere &#8211; è tale che non può esaurirsi in un&#8217;unica azione.
Invece, deve esprimersi in due direzioni, almeno: qualla verso di lei, per aprire il suo racconto di se stessa; e quella verso di te, per renderti più agevole entrare in risonanza con il suo pensiero.</p>
<p>
O, meglio, per usare le parole che sono care a questa artista: per entrare in risonanza emozionale con lei, e creare così &#8220;bolle di consapevolezza&#8221;.</p>
<p>Una donna, Flavia Mitolo, che non teme i bivi.
Non sono riuscita a comprendere se li ama (direi più di sì che di no, comunque ) ma sicuramente questo ho capito: che non li teme.
Forse per quelle sue salde radici in terre tra loro lontane: la Puglia di un piccolo paese vicino a Trani, dove era nato suo padre, e la Toscana di mare e colline da dove viene sua madre.</p>
<p>
O forse perché la sua vita l&#8217;ha portata in giro per il mondo&#8230; sta di fatto che Flavia Mitolo è un movimento nascosto, quasi carsico, ma ininterrotto: siamo onde emozionali, dice lei, d&#8217;altronde &#8211; ed il continuo respiro delle onde è infatti quello che ti si affaccia alla mente, quando la ascolti raccontare e spiegare.</p>
<p>
Da quelle onde Flavia Mitolo allarga la propria riflessione, e si sposta &#8211; su una zattera che guida in modo sicuro &#8211; al percezionismo che da teoria filosofica vuole tradurre in espressione artistica.</p>
<p>
Ma anche, alla evoluzione sperata di noi umani e, più immediatamente, al desiderio di una migliore apertura di Roma all&#8217;arte contemporanea. 
Tutto questo, <a href="https://romeartweek.com/it/artisti/?id=1751">Mitolo</a> lo persegue con due obiettivi &#8211; che in realtà, ancora una volta, sono uno solo, ossia due immagini diverse che vengono da un unico specchio:  lasciare il luogo dove si trova migliore di come lo ha trovato, e, dannunzianamente, rendere la propria vita la vera opera d&#8217;arte.</p>
<p>
Creando, con la sua arte ma anche con il suo modo di pensare e di dire quello che pensa, visioni che possano dare e ricevere emozioni, e così regalando a chi riceve il suo racconto, momenti, bolle, in cui aumentiamo la consapevolezza di ciò che abbiamo nella nostra natura di esseri umani.
In un respiro continuo che va dall&#8217;individuale al collettivo e poi torna all&#8217;individuo, avendolo arricchito di nuove sensazioni e di nuove idee.</p>]]></description>
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Ma questi sono due desideri! dirai tu.
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	<content:encoded><![CDATA[<p>Quando incontri Flavia Mitolo la prima impressione è quella di una porta che ti si spalanca davanti, per farti entrare in un mondo che ha un solo desiderio: ascoltarti, e farsi ascoltare.</p>
<p>Ma questi sono due desideri! dirai tu.
In realtà, non è esattamente così: perché l&#8217;energia di Flavia Mitolo &#8211; la vedi nelle sue opere &#8211; è tale che non può esaurirsi in un&#8217;unica azione.
Invece, deve esprimersi in due direzioni, almeno: qualla verso di lei, per aprire il suo racconto di se stessa; e quella verso di te, per renderti più agevole entrare in risonanza con il suo pensiero.</p>
<p>
O, meglio, per usare le parole che sono care a questa artista: per entrare in risonanza emozionale con lei, e creare così &#8220;bolle di consapevolezza&#8221;.</p>
<p>Una donna, Flavia Mitolo, che non teme i bivi.
Non sono riuscita a comprendere se li ama (direi più di sì che di no, comunque ) ma sicuramente questo ho capito: che non li teme.
Forse per quelle sue salde radici in terre tra loro lontane: la Puglia di un piccolo paese vicino a Trani, dove era nato suo padre, e la Toscana di mare e colline da dove viene sua madre.</p>
<p>
O forse perché la sua vita l&#8217;ha portata in giro per il mondo&#8230; sta di fatto che Flavia Mitolo è un movimento nascosto, quasi carsico, ma ininterrotto: siamo onde emozionali, dice lei, d&#8217;altronde &#8211; ed il continuo respiro delle onde è infatti quello che ti si affaccia alla mente, quando la ascolti raccontare e spiegare.</p>
<p>
Da quelle onde Flavia Mitolo allarga la propria riflessione, e si sposta &#8211; su una zattera che guida in modo sicuro &#8211; al percezionismo che da teoria filosofica vuole tradurre in espressione artistica.</p>
<p>
Ma anche, alla evoluzione sperata di noi umani e, più immediatamente, al desiderio di una migliore apertura di Roma all&#8217;arte contemporanea. 
Tutto questo, <a href="https://romeartweek.com/it/artisti/?id=1751">Mitolo</a> lo persegue con due obiettivi &#8211; che in realtà, ancora una volta, sono uno solo, ossia due immagini diverse che vengono da un unico specchio:  lasciare il luogo dove si trova migliore di come lo ha trovato, e, dannunzianamente, rendere la propria vita la vera opera d&#8217;arte.</p>
<p>
Creando, con la sua arte ma anche con il suo modo di pensare e di dire quello che pensa, visioni che possano dare e ricevere emozioni, e così regalando a chi riceve il suo racconto, momenti, bolle, in cui aumentiamo la consapevolezza di ciò che abbiamo nella nostra natura di esseri umani.
In un respiro continuo che va dall&#8217;individuale al collettivo e poi torna all&#8217;individuo, avendolo arricchito di nuove sensazioni e di nuove idee.</p>]]></content:encoded>
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Ma questi sono due desideri! dirai tu.
In realtà, non è esattamente così: perché l&#8217;energia di Flavia Mitolo &#8211; la vedi nelle sue opere &#8211; è tale che non può esaurirsi in un&#8217;unica azione.
Invece, deve esprimersi in due direzioni, almeno: qualla verso di lei, per aprire il suo racconto di se stessa; e quella verso di te, per renderti più agevole entrare in risonanza con il suo pensiero.

O, meglio, per usare le parole che sono care a questa artista: per entrare in risonanza emozionale con lei, e creare così &#8220;bolle di consapevolezza&#8221;.
Una donna, Flavia Mitolo, che non teme i bivi.
Non sono riuscita a comprendere se li ama (direi più di sì che di no, comunque ) ma sicuramente questo ho capito: che non li teme.
Forse per quelle sue salde radici in terre tra loro lontane: la Puglia di un piccolo paese vicino a Trani, dove era nato suo padre, e la Toscana di mare e colline da dove viene sua madre.

O forse perché la sua vita l&#8217;ha portata in giro per il mondo&#8230; sta di fatto che Flavia Mitolo è un movimento nascosto, quasi carsico, ma ininterrotto: siamo onde emozionali, dice lei, d&#8217;altronde &#8211; ed il continuo respiro delle onde è infatti quello che ti si affaccia alla mente, quando la ascolti raccontare e spiegare.

Da quelle onde Flavia Mitolo allarga la propria riflessione, e si sposta &#8211; su una zattera che guida in modo sicuro &#8211; al percezionismo che da teoria filosofica vuole tradurre in espressione artistica.

Ma anche, alla evoluzione sperata di noi umani e, più immediatamente, al desiderio di una migliore apertura di Roma all&#8217;arte contemporanea. 
Tutto questo, Mitolo lo persegue con due obiettivi &#8211; che in realtà, ancora una volta, sono uno solo, ossia due immagini diverse che vengono da un unico specchio:  lasciare il luogo dove si trova migliore di come lo ha trovato, e, dannunzianamente, rendere la propria vita la vera opera d&#8217;arte.

Creando, con la sua arte ma anche con il suo modo di pensare e di dire quello che pensa, visioni che possano dare e ricevere emozioni, e così regalando a chi riceve il suo racconto, momenti, bolle, in cui aumentiamo la consapevolezza di ciò che abbiamo nella nostra natura di esseri umani.
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	<title>Cristiano Tassinari</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/cristiano-tassinari/</link>
	<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 15:38:25 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Residente a Berlino, ma nato a Forlì e spesso in Italia per esposizioni delle sue opere a Milano, Bologna ma anche a Roma, Cristiano Tassinari affascina con il suo racconto figurativo ma anche di parole:  memoria presa in prestito che diventa la sua &#8211; esattamente come ci capita quando guardiamo nel nostro bagaglio di ricordi, trovandoci anche quelli provenienti dai racconti dei nostri cari.</p>
<p>La mostra &#8220;Assolo #3 &#8211; C di Ciliegia&#8221; è stata alla Galleria Francesca Antonini, via Capo Le Case 4, lo scorso autunno: immagini belle a vedersi, come bello è leggere le parole con cui l&#8217;artista aggiunge particolari alla narrazione figurativa.</p>
<p>E bellissimo il percorso cui Tassinari ti invita, risvegliando, con i suoi, i ricordi che anche noi custodiamo, a volte senza saperlo, nel luogo dove nascono pensieri e sentimenti.</p>
<p>Artmundcast ha intervistato <a href="https://l.instagram.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.cristianotassinari.org%2F&amp;e=AT2Q3MLiiBPcYGpI2TFjem8Aby1kVB76xmGytV1P1RnLqckY4faEUsebIrygm9-8sn7F7ma_wOTT4XKUfJP7XXWu6pBx2QfGH45FCYo">Cristiano Tassinari</a>, per sentire da lui la genesi di questo modo di fare arte: sia sotto il profilo del tema che le sue opere raccontano, un tema intimo e contemporaneamente facilmente leggibile sia sotto il profilo della sua tecnica, sia, e forse soprattutto, sotto quello dell&#8217;utilizzo di più di un mezzo espressivo.</p>
<p>Cristiano Tassinari pensa infatti che generare significati attraverso l’arte non possa essere qualcosa di statico e monodirezionale e con l&#8217;uso di materiali e tecniche diverse in qualche modo insegue un fraintendimento semantico, utile ad aprire spiragli nel pensiero di chi vede opere, come le sue, caratterizzate da una certa libertà e leggerezza.</p>
<p>L&#8217;intervista completa è sul canale YouTube di Radio 21 aprile Web.</p>]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[Residente a Berlino, ma nato a Forlì e spesso in Italia per esposizioni delle sue opere a Milano, Bologna ma anche a Roma, Cristiano Tassinari affascina con il suo racconto figurativo ma anche di parole:  memoria presa in prestito che diventa la sua &#82]]></itunes:subtitle>
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<p>La mostra &#8220;Assolo #3 &#8211; C di Ciliegia&#8221; è stata alla Galleria Francesca Antonini, via Capo Le Case 4, lo scorso autunno: immagini belle a vedersi, come bello è leggere le parole con cui l&#8217;artista aggiunge particolari alla narrazione figurativa.</p>
<p>E bellissimo il percorso cui Tassinari ti invita, risvegliando, con i suoi, i ricordi che anche noi custodiamo, a volte senza saperlo, nel luogo dove nascono pensieri e sentimenti.</p>
<p>Artmundcast ha intervistato <a href="https://l.instagram.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.cristianotassinari.org%2F&amp;e=AT2Q3MLiiBPcYGpI2TFjem8Aby1kVB76xmGytV1P1RnLqckY4faEUsebIrygm9-8sn7F7ma_wOTT4XKUfJP7XXWu6pBx2QfGH45FCYo">Cristiano Tassinari</a>, per sentire da lui la genesi di questo modo di fare arte: sia sotto il profilo del tema che le sue opere raccontano, un tema intimo e contemporaneamente facilmente leggibile sia sotto il profilo della sua tecnica, sia, e forse soprattutto, sotto quello dell&#8217;utilizzo di più di un mezzo espressivo.</p>
<p>Cristiano Tassinari pensa infatti che generare significati attraverso l’arte non possa essere qualcosa di statico e monodirezionale e con l&#8217;uso di materiali e tecniche diverse in qualche modo insegue un fraintendimento semantico, utile ad aprire spiragli nel pensiero di chi vede opere, come le sue, caratterizzate da una certa libertà e leggerezza.</p>
<p>L&#8217;intervista completa è sul canale YouTube di Radio 21 aprile Web.</p>]]></content:encoded>
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	<itunes:summary><![CDATA[Residente a Berlino, ma nato a Forlì e spesso in Italia per esposizioni delle sue opere a Milano, Bologna ma anche a Roma, Cristiano Tassinari affascina con il suo racconto figurativo ma anche di parole:  memoria presa in prestito che diventa la sua &#8211; esattamente come ci capita quando guardiamo nel nostro bagaglio di ricordi, trovandoci anche quelli provenienti dai racconti dei nostri cari.
La mostra &#8220;Assolo #3 &#8211; C di Ciliegia&#8221; è stata alla Galleria Francesca Antonini, via Capo Le Case 4, lo scorso autunno: immagini belle a vedersi, come bello è leggere le parole con cui l&#8217;artista aggiunge particolari alla narrazione figurativa.
E bellissimo il percorso cui Tassinari ti invita, risvegliando, con i suoi, i ricordi che anche noi custodiamo, a volte senza saperlo, nel luogo dove nascono pensieri e sentimenti.
Artmundcast ha intervistato Cristiano Tassinari, per sentire da lui la genesi di questo modo di fare arte: sia sotto il profilo del tema che le sue opere raccontano, un tema intimo e contemporaneamente facilmente leggibile sia sotto il profilo della sua tecnica, sia, e forse soprattutto, sotto quello dell&#8217;utilizzo di più di un mezzo espressivo.
Cristiano Tassinari pensa infatti che generare significati attraverso l’arte non possa essere qualcosa di statico e monodirezionale e con l&#8217;uso di materiali e tecniche diverse in qualche modo insegue un fraintendimento semantico, utile ad aprire spiragli nel pensiero di chi vede opere, come le sue, caratterizzate da una certa libertà e leggerezza.
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	<title>Claudia Pecoraro e l&#8217;arte anche contemporanea</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/claudia-pecoraro-e-larte-anche-contemporanea/</link>
	<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 08:51:08 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Claudia Pecoraro: progettista culturale,<a href="https://romeartweek.com/it/punti-di-vista/claudia-pecoraro/"> curatrice</a> e ricercatrice in museologia, esperta di inclusione, partecipazione e attivazione della cittadinanza&#8230; e archeologa.</p>
<p>Potresti forse temere, alla luce di tutte queste competenze, che parlare con lei possa risultare fin troppo denso. Invece, la densità c&#8217;è, moltissima, ed il pensiero ti colpisce per quanto è lineare, a volte ammiccante, spesso addirittura visionario.</p>
<p>L&#8217;arte contemporanea è, innanzi tutto, arte, dice Claudia Pecoraro:un conforto, qualcosa che scalda il cuore e che contemporaneamente stimola il pensiero e, anche, la visione del futuro.</p>
<p>L&#8217;arte infatti ha sempre una funzione politica, anche quando non la ricerca: politica non certo sotto il profilo della scelta di partito o di movimento di aderenza, ma nel senso greco di &#8220;questione che riguarda la vita della città&#8221; che, a sua volta, è molto semplicemente, il luogo dove viviamo.</p>
<p>E alle artiste e agli artisti Claudia Pecoraro affida convintamente un compito, quello di mettere in azione il loro &#8220;potere salvifico, quasi psicomagico&#8221;</p>
<p>con il quale esplicitare la straordinaria capacità dell&#8217;arte di fare rivoluzione per riportare l&#8217;ordine, in un movimento circolare continuo, necessario in un mondo come il nostro fatalmente connotato dal caos &#8211; oggi forse più che in altri precedenti periodi.</p>
<p>Con la sua capacità di interpretare, definire, creare, l&#8217;arte, quando esprime una vera e propria urgenza interpretativa della realtà ha un potere oracolare e sentimentale:</p>
<p>sa, cioè, parlare di futuro, dei nostri sentimenti, di quel che ci piace, temiamo, intuiamo: citando Camus, Pecoraro spiega che l&#8217;arte è necessaria là dove non tutto è chiaro, dove cioè c&#8217;è ancora qualcosa da capire.</p>
<p>Libertà e mercato, sentimento e visione, piacere di possedere e piacere di vedere: è un vero caleidoscopio quello che Claudia Pecoraro &#8220;fa girare&#8221; con la sua voce pacata e contemporaneamente stimolante in questa intervista che si conclude, come le altre di questa serie, con la domanda, che le faccio, su Roma e l&#8217;arte contemporanea.</p>
<p>Pecoraro segnala come il mercato non sia a Roma, ma come questo non sia necessariamente un male, perché rende la libertà più fruibile; ma soprattutto come sia importante che questa nostra fantastica città si liberi da quel &#8220;tanto&#8221; di ingessatura che accompagna la sua istituzionalità.</p>
<p>Iniziative come Rome Art Week sicuramente servono a spingere verso l&#8217;alto l&#8217;asticella del fermento artistico e culturale; fermento che è sicuramente aiutato dai social ed in generale dalla possibilità di fruizione online delle opere.</p>
<p>Tutto questo non può che essere positivo perché, come di molto altro, anche dell&#8217;arte contemporanea si può a ragione dire che conoscendola meglio ed in modo più diffuso potrà essere superato anche qual certo timore di non capirla che spesso la circonda.</p>]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[Claudia Pecoraro: progettista culturale, curatrice e ricercatrice in museologia, esperta di inclusione, partecipazione e attivazione della cittadinanza&#8230; e archeologa.
Potresti forse temere, alla luce di tutte queste competenze, che parlare con lei ]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia Pecoraro: progettista culturale,<a href="https://romeartweek.com/it/punti-di-vista/claudia-pecoraro/"> curatrice</a> e ricercatrice in museologia, esperta di inclusione, partecipazione e attivazione della cittadinanza&#8230; e archeologa.</p>
<p>Potresti forse temere, alla luce di tutte queste competenze, che parlare con lei possa risultare fin troppo denso. Invece, la densità c&#8217;è, moltissima, ed il pensiero ti colpisce per quanto è lineare, a volte ammiccante, spesso addirittura visionario.</p>
<p>L&#8217;arte contemporanea è, innanzi tutto, arte, dice Claudia Pecoraro:un conforto, qualcosa che scalda il cuore e che contemporaneamente stimola il pensiero e, anche, la visione del futuro.</p>
<p>L&#8217;arte infatti ha sempre una funzione politica, anche quando non la ricerca: politica non certo sotto il profilo della scelta di partito o di movimento di aderenza, ma nel senso greco di &#8220;questione che riguarda la vita della città&#8221; che, a sua volta, è molto semplicemente, il luogo dove viviamo.</p>
<p>E alle artiste e agli artisti Claudia Pecoraro affida convintamente un compito, quello di mettere in azione il loro &#8220;potere salvifico, quasi psicomagico&#8221;</p>
<p>con il quale esplicitare la straordinaria capacità dell&#8217;arte di fare rivoluzione per riportare l&#8217;ordine, in un movimento circolare continuo, necessario in un mondo come il nostro fatalmente connotato dal caos &#8211; oggi forse più che in altri precedenti periodi.</p>
<p>Con la sua capacità di interpretare, definire, creare, l&#8217;arte, quando esprime una vera e propria urgenza interpretativa della realtà ha un potere oracolare e sentimentale:</p>
<p>sa, cioè, parlare di futuro, dei nostri sentimenti, di quel che ci piace, temiamo, intuiamo: citando Camus, Pecoraro spiega che l&#8217;arte è necessaria là dove non tutto è chiaro, dove cioè c&#8217;è ancora qualcosa da capire.</p>
<p>Libertà e mercato, sentimento e visione, piacere di possedere e piacere di vedere: è un vero caleidoscopio quello che Claudia Pecoraro &#8220;fa girare&#8221; con la sua voce pacata e contemporaneamente stimolante in questa intervista che si conclude, come le altre di questa serie, con la domanda, che le faccio, su Roma e l&#8217;arte contemporanea.</p>
<p>Pecoraro segnala come il mercato non sia a Roma, ma come questo non sia necessariamente un male, perché rende la libertà più fruibile; ma soprattutto come sia importante che questa nostra fantastica città si liberi da quel &#8220;tanto&#8221; di ingessatura che accompagna la sua istituzionalità.</p>
<p>Iniziative come Rome Art Week sicuramente servono a spingere verso l&#8217;alto l&#8217;asticella del fermento artistico e culturale; fermento che è sicuramente aiutato dai social ed in generale dalla possibilità di fruizione online delle opere.</p>
<p>Tutto questo non può che essere positivo perché, come di molto altro, anche dell&#8217;arte contemporanea si può a ragione dire che conoscendola meglio ed in modo più diffuso potrà essere superato anche qual certo timore di non capirla che spesso la circonda.</p>]]></content:encoded>
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Potresti forse temere, alla luce di tutte queste competenze, che parlare con lei possa risultare fin troppo denso. Invece, la densità c&#8217;è, moltissima, ed il pensiero ti colpisce per quanto è lineare, a volte ammiccante, spesso addirittura visionario.
L&#8217;arte contemporanea è, innanzi tutto, arte, dice Claudia Pecoraro:un conforto, qualcosa che scalda il cuore e che contemporaneamente stimola il pensiero e, anche, la visione del futuro.
L&#8217;arte infatti ha sempre una funzione politica, anche quando non la ricerca: politica non certo sotto il profilo della scelta di partito o di movimento di aderenza, ma nel senso greco di &#8220;questione che riguarda la vita della città&#8221; che, a sua volta, è molto semplicemente, il luogo dove viviamo.
E alle artiste e agli artisti Claudia Pecoraro affida convintamente un compito, quello di mettere in azione il loro &#8220;potere salvifico, quasi psicomagico&#8221;
con il quale esplicitare la straordinaria capacità dell&#8217;arte di fare rivoluzione per riportare l&#8217;ordine, in un movimento circolare continuo, necessario in un mondo come il nostro fatalmente connotato dal caos &#8211; oggi forse più che in altri precedenti periodi.
Con la sua capacità di interpretare, definire, creare, l&#8217;arte, quando esprime una vera e propria urgenza interpretativa della realtà ha un potere oracolare e sentimentale:
sa, cioè, parlare di futuro, dei nostri sentimenti, di quel che ci piace, temiamo, intuiamo: citando Camus, Pecoraro spiega che l&#8217;arte è necessaria là dove non tutto è chiaro, dove cioè c&#8217;è ancora qualcosa da capire.
Libertà e mercato, sentimento e visione, piacere di possedere e piacere di vedere: è un vero caleidoscopio quello che Claudia Pecoraro &#8220;fa girare&#8221; con la sua voce pacata e contemporaneamente stimolante in questa intervista che si conclude, come le altre di questa serie, con la domanda, che le faccio, su Roma e l&#8217;arte contemporanea.
Pecoraro segnala come il mercato non sia a Roma, ma come questo non sia necessariamente un male, perché rende la libertà più fruibile; ma soprattutto come sia importante che questa nostra fantastica città si liberi da quel &#8220;tanto&#8221; di ingessatura che accompagna la sua istituzionalità.
Iniziative come Rome Art Week sicuramente servono a spingere verso l&#8217;alto l&#8217;asticella del fermento artistico e culturale; fermento che è sicuramente aiutato dai social ed in generale dalla possibilità di fruizione online delle opere.
Tutto questo non può che essere positivo perché, come di molto altro, anche dell&#8217;arte contemporanea si può a ragione dire che conoscendola meglio ed in modo più diffuso potrà essere superato anche qual certo timore di non capirla che spesso la circonda.]]></itunes:summary>
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		<ssp:title>Claudia Pecoraro e l&#8217;arte anche contemporanea</ssp:title>
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	<title>Greta Alberta Tirloni</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/greta-alberta-tirloni/</link>
	<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 15:57:36 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Greta Alberta Tirloni non ha certo bisogno di presentazioni qui su E-zine Contemporary Art Magazine, di cui è un&#8217;autrice, proprio in quanto storica dell&#8217;arte, critica e curatrice specializzata in arte contemporanea.</p>
<p>La sua formazione universitaria (Bologna Alma Mater Studiorum, Roma La Sapienza e Roma Tre) e le molte pubblicazioni &#8211; tra cui studi e saggi sull&#8217;arte italiana del XX secolo, sulla Collezione Farnesina, su Gerhard Richter e su Yves Klein, pietre miliari del contemporaneo &#8211; percorrono e sicuramente fanno da sfondo a questo incontro con Artmundcast, in cui Tirloni ci offre un&#8217;ampia panoramica sullo stato dell&#8217;arte contemporanea in Italia, ed in particolare a Roma.</p>
<p>Deliziosa la sua definizione di arte contemporanea: che è &#8220;andare sempre più oltre il quotidiano, il qui e ora&#8221;, dice Greta Alberta Tirloni, subito specificando che è anche &#8220;ricerca, innovazione e creatività, nel rispetto dello sviluppo delle tradizioni&#8221;.</p>
<p>La crescente autonomia di artiste e artisti; il moltiplicarsi delle tecniche e dei linguaggi, gli NFT e la loro capacità di avvicinare arte e giovani.</p>
<p>Tutto questo è salutato da Greta Alberta Tirloni come un fermento importante che riesce ad arricchirsi anche grazie all&#8217;aspetto positivo della globalizzazione: lo stimolo alla sprovincializzazione, e all&#8217;apertura a nuove culture e forme di pensiero.</p>
<p>Il che non toglie &#8211; né lo potrebbe &#8211; che l&#8217;arte contemporanea nel nostro Paese sia caratterizzata dal rapporto con il contesto, rappresentato dalla storia artistica italiana: insomma, un universo allargato nel quale rappresentare anche una sorta di &#8220;made in Italy&#8221; come cifra non esclusiva ma certo qualificante.</p>
<p>Quanto a Roma, Greta Alberta Tirloni ritiene che la sua centralità nell&#8217;arte sia tutt&#8217;altro che tramontata: come nello scorso secolo l&#8217;arte moderna ha avuto ottimi rappresentanti e vere e proprie punte di diamanta, anche oggi le artiste e gli artisti romani sono fonti di fermento espressivo.</p>
<p>Inoltre il sistema delle gallerie, molte anche internazionali con sede a Roma, la visibilità della Street Art, oltre ovviamente la Galleria Nazionale, il Palazzo delle Esposizioni, il Maxxi, il Macro, la Galleria di Arte Moderna di via Crispi, nonché manifestazioni come Open House, Rome Art Week &#8211; di recente moltiplicatasi con Rome Art Night, Arte in Nuvola &#8230; tengono viva e pulsante l&#8217;attenzione del mercato certo ma soprattutto della città sulla &#8220;sua&#8221; arte contemporanea.</p>
<p>E per concludere, anche uno sguardo al futuro &#8220;immediato&#8221;: la costituzione di un Distretto del Contemporaneo nell&#8217;area centro nord della città, ideato dall&#8217;ambasciatore Umberto Vattani, già ideatore della collezione Farnesina.</p>
<p>Greta Alberta Tirloni &#8211; con precisione, competenza ed anche con ottimismo &#8211;  ci porta dunque attraverso il tempo e lo spazio per disegnarci un &#8220;qui ed ora&#8221; pronto a partire per il domani.</p>]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[Greta Alberta Tirloni non ha certo bisogno di presentazioni qui su E-zine Contemporary Art Magazine, di cui è un&#8217;autrice, proprio in quanto storica dell&#8217;arte, critica e curatrice specializzata in arte contemporanea.
La sua formazione universi]]></itunes:subtitle>
	<content:encoded><![CDATA[<p>Greta Alberta Tirloni non ha certo bisogno di presentazioni qui su E-zine Contemporary Art Magazine, di cui è un&#8217;autrice, proprio in quanto storica dell&#8217;arte, critica e curatrice specializzata in arte contemporanea.</p>
<p>La sua formazione universitaria (Bologna Alma Mater Studiorum, Roma La Sapienza e Roma Tre) e le molte pubblicazioni &#8211; tra cui studi e saggi sull&#8217;arte italiana del XX secolo, sulla Collezione Farnesina, su Gerhard Richter e su Yves Klein, pietre miliari del contemporaneo &#8211; percorrono e sicuramente fanno da sfondo a questo incontro con Artmundcast, in cui Tirloni ci offre un&#8217;ampia panoramica sullo stato dell&#8217;arte contemporanea in Italia, ed in particolare a Roma.</p>
<p>Deliziosa la sua definizione di arte contemporanea: che è &#8220;andare sempre più oltre il quotidiano, il qui e ora&#8221;, dice Greta Alberta Tirloni, subito specificando che è anche &#8220;ricerca, innovazione e creatività, nel rispetto dello sviluppo delle tradizioni&#8221;.</p>
<p>La crescente autonomia di artiste e artisti; il moltiplicarsi delle tecniche e dei linguaggi, gli NFT e la loro capacità di avvicinare arte e giovani.</p>
<p>Tutto questo è salutato da Greta Alberta Tirloni come un fermento importante che riesce ad arricchirsi anche grazie all&#8217;aspetto positivo della globalizzazione: lo stimolo alla sprovincializzazione, e all&#8217;apertura a nuove culture e forme di pensiero.</p>
<p>Il che non toglie &#8211; né lo potrebbe &#8211; che l&#8217;arte contemporanea nel nostro Paese sia caratterizzata dal rapporto con il contesto, rappresentato dalla storia artistica italiana: insomma, un universo allargato nel quale rappresentare anche una sorta di &#8220;made in Italy&#8221; come cifra non esclusiva ma certo qualificante.</p>
<p>Quanto a Roma, Greta Alberta Tirloni ritiene che la sua centralità nell&#8217;arte sia tutt&#8217;altro che tramontata: come nello scorso secolo l&#8217;arte moderna ha avuto ottimi rappresentanti e vere e proprie punte di diamanta, anche oggi le artiste e gli artisti romani sono fonti di fermento espressivo.</p>
<p>Inoltre il sistema delle gallerie, molte anche internazionali con sede a Roma, la visibilità della Street Art, oltre ovviamente la Galleria Nazionale, il Palazzo delle Esposizioni, il Maxxi, il Macro, la Galleria di Arte Moderna di via Crispi, nonché manifestazioni come Open House, Rome Art Week &#8211; di recente moltiplicatasi con Rome Art Night, Arte in Nuvola &#8230; tengono viva e pulsante l&#8217;attenzione del mercato certo ma soprattutto della città sulla &#8220;sua&#8221; arte contemporanea.</p>
<p>E per concludere, anche uno sguardo al futuro &#8220;immediato&#8221;: la costituzione di un Distretto del Contemporaneo nell&#8217;area centro nord della città, ideato dall&#8217;ambasciatore Umberto Vattani, già ideatore della collezione Farnesina.</p>
<p>Greta Alberta Tirloni &#8211; con precisione, competenza ed anche con ottimismo &#8211;  ci porta dunque attraverso il tempo e lo spazio per disegnarci un &#8220;qui ed ora&#8221; pronto a partire per il domani.</p>]]></content:encoded>
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La sua formazione universitaria (Bologna Alma Mater Studiorum, Roma La Sapienza e Roma Tre) e le molte pubblicazioni &#8211; tra cui studi e saggi sull&#8217;arte italiana del XX secolo, sulla Collezione Farnesina, su Gerhard Richter e su Yves Klein, pietre miliari del contemporaneo &#8211; percorrono e sicuramente fanno da sfondo a questo incontro con Artmundcast, in cui Tirloni ci offre un&#8217;ampia panoramica sullo stato dell&#8217;arte contemporanea in Italia, ed in particolare a Roma.
Deliziosa la sua definizione di arte contemporanea: che è &#8220;andare sempre più oltre il quotidiano, il qui e ora&#8221;, dice Greta Alberta Tirloni, subito specificando che è anche &#8220;ricerca, innovazione e creatività, nel rispetto dello sviluppo delle tradizioni&#8221;.
La crescente autonomia di artiste e artisti; il moltiplicarsi delle tecniche e dei linguaggi, gli NFT e la loro capacità di avvicinare arte e giovani.
Tutto questo è salutato da Greta Alberta Tirloni come un fermento importante che riesce ad arricchirsi anche grazie all&#8217;aspetto positivo della globalizzazione: lo stimolo alla sprovincializzazione, e all&#8217;apertura a nuove culture e forme di pensiero.
Il che non toglie &#8211; né lo potrebbe &#8211; che l&#8217;arte contemporanea nel nostro Paese sia caratterizzata dal rapporto con il contesto, rappresentato dalla storia artistica italiana: insomma, un universo allargato nel quale rappresentare anche una sorta di &#8220;made in Italy&#8221; come cifra non esclusiva ma certo qualificante.
Quanto a Roma, Greta Alberta Tirloni ritiene che la sua centralità nell&#8217;arte sia tutt&#8217;altro che tramontata: come nello scorso secolo l&#8217;arte moderna ha avuto ottimi rappresentanti e vere e proprie punte di diamanta, anche oggi le artiste e gli artisti romani sono fonti di fermento espressivo.
Inoltre il sistema delle gallerie, molte anche internazionali con sede a Roma, la visibilità della Street Art, oltre ovviamente la Galleria Nazionale, il Palazzo delle Esposizioni, il Maxxi, il Macro, la Galleria di Arte Moderna di via Crispi, nonché manifestazioni come Open House, Rome Art Week &#8211; di recente moltiplicatasi con Rome Art Night, Arte in Nuvola &#8230; tengono viva e pulsante l&#8217;attenzione del mercato certo ma soprattutto della città sulla &#8220;sua&#8221; arte contemporanea.
E per concludere, anche uno sguardo al futuro &#8220;immediato&#8221;: la costituzione di un Distretto del Contemporaneo nell&#8217;area centro nord della città, ideato dall&#8217;ambasciatore Umberto Vattani, già ideatore della collezione Farnesina.
Greta Alberta Tirloni &#8211; con precisione, competenza ed anche con ottimismo &#8211;  ci porta dunque attraverso il tempo e lo spazio per disegnarci un &#8220;qui ed ora&#8221; pronto a partire per il domani.]]></itunes:summary>
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	<title>Giovani Talenti alla Galleria La Pigna</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/giovani-talenti-alla-galleria-la-pigna/</link>
	<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 16:33:43 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Giovani Talenti è il nome di una collettiva di oltre quindici artisti under 40, selezionati dalla Galleria La Pigna, per coadiuvare la visibilità di alcuni esponenti di una categoria, appunto quella dei giovani talenti, che da sempre vive la gavetta della tradizionale difficoltà a farsi conoscere per potere poi esporre le proprie opere al pubblico.</p>
<p>Radio 21 aprile Web per Artmundcast ha raccolto alcuni spunti da tre degli artisti che esporranno dall&#8217;11 al 21 gennaio le loro opere.</p>
<h3>Giulia Pissagroia</h3>
<p>Giulia Pissagroia, grafica pubblicitaria, pittrice, fotografa, ha al suo attivo diversi riconoscimenti e mostre: ha partecipato alla Rome Art Week 2022 con la personale Sensus Fugit presso il Laboratorio Fotosciamanna, e a due collettive presso la Galleria Monogramma di via Margutta per Scatti 2 e Scatti 3.</p>
<p>Fa parte della community di fotografe e fotografi di Riprendiamoci Roma e nel 2022 ha ricevuto una menzione d&#8217;onore Gold per il Budapest International Foto Awards. Inoltre e arrivata tra i fibìnalisti del Tokio Foto Awards.</p>
<p>La sua è una passione quasi &#8220;violenta&#8221; per l&#8217;arte: &#8220;non c&#8217;è giorno in cui io non mi dedichi alla ricerca artistica&#8221;, dice,</p>
<p>perché con le sue opere intende  &#8220;dare un volto al mondo interiore rendendolo così tangibile e concreto&#8221; e contemporaneamente, &#8220;tradurre la realtà, astraendola&#8221;.</p>
<p>In mostra presenta un&#8217;opera con tecnica mista, pittura e fotografia, che rappresenta il frammento di un progetto più ampio con il quale intende accostare due modi di interpretare la realtà che vede. </p>
<h3>Maria Rita Azzàro</h3>
<p>Maria Rita Azzàro è una giovane donna decisamente poliedrica: scrittrice di romanzi e monologhi teatrali, blogger, pittrice astratta e figurativa.</p>
<p>Ama utilizzare l&#8217;astrattismo per ridefinire la realtà cosí come appare ai nostri occhi, alla ricerca di un ripensamento del concetto di rappresentazione della realtà.</p>
<p>Ma non è solo astrattismo, quel che si percepisce nelle sue opere: c&#8217;è anche, e forte, una profonda attenzione alla realtà concreta ed ai suoi concretissimi problemi: specie animali in via di estinzione, il degrado ecologico, l&#8217;importanza della figura femminile, dei suoi diritti e della sua individualità.</p>
<p>L&#8217;opera in esposizione fa parte del progetto più ampio intitolato Art for Mother Earth, con il quale Maria Rita intende richiamare lo spettatore ad una impressione duratura e foriera di riflessione sui temi dei nostri tempi.</p>
<h3>Guglielmo Mattei</h3>
<p>Guglielmo Mattei dice di se stesso di essere un classico: perché ama dipingere paesaggi e ritratti, perché ama la Scuola Romana, perché insegna greco e latino.</p>
<p>Questa sua classicità però la esprime con forme solo in parte tradizionali: le sue tele sono coperte da carta, perché, dice Guglielmo, la raffigurazione artistica si distingue dalla realtà in quanto &#8220;in qualche maniera, ci si può giocare&#8221;.</p>
<p>Carta che viene lacerata, bagnata, bruciata &#8211; come anche la figura dipinta viene modificata &#8211; anche per esprimere l&#8217;inquietudine che è la cifra di questo nostro tempo.</p>
<p>Le sue opere in esposizione per Giovani Talenti sono cinque, e fanno parte del progetto Arboreto Romano: pini e palme che Mattei ama ritrarre perché ama la natura e gli alberi e perché li vede come entità capaci di rappresentare Roma anche nella sua capacità &#8211; classica! &#8211; di inclusione.</p>
<p>Guglielmo Mattei è il vincitore della ha vinto il primo Premio Internazionale La Pigna, per l&#8217;anno 2022.</p>
<p>Giovani Talenti sarà alla Galleria La Pigna dall&#8217;11 al 21 gennaio 2023.</p>
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<p>Radio 21 aprile Web per Artmundcast ha raccolto alcuni spunti da tre degli artisti che esporranno dall&#8217;11 al 21 gennaio le loro opere.</p>
<h3>Giulia Pissagroia</h3>
<p>Giulia Pissagroia, grafica pubblicitaria, pittrice, fotografa, ha al suo attivo diversi riconoscimenti e mostre: ha partecipato alla Rome Art Week 2022 con la personale Sensus Fugit presso il Laboratorio Fotosciamanna, e a due collettive presso la Galleria Monogramma di via Margutta per Scatti 2 e Scatti 3.</p>
<p>Fa parte della community di fotografe e fotografi di Riprendiamoci Roma e nel 2022 ha ricevuto una menzione d&#8217;onore Gold per il Budapest International Foto Awards. Inoltre e arrivata tra i fibìnalisti del Tokio Foto Awards.</p>
<p>La sua è una passione quasi &#8220;violenta&#8221; per l&#8217;arte: &#8220;non c&#8217;è giorno in cui io non mi dedichi alla ricerca artistica&#8221;, dice,</p>
<p>perché con le sue opere intende  &#8220;dare un volto al mondo interiore rendendolo così tangibile e concreto&#8221; e contemporaneamente, &#8220;tradurre la realtà, astraendola&#8221;.</p>
<p>In mostra presenta un&#8217;opera con tecnica mista, pittura e fotografia, che rappresenta il frammento di un progetto più ampio con il quale intende accostare due modi di interpretare la realtà che vede. </p>
<h3>Maria Rita Azzàro</h3>
<p>Maria Rita Azzàro è una giovane donna decisamente poliedrica: scrittrice di romanzi e monologhi teatrali, blogger, pittrice astratta e figurativa.</p>
<p>Ama utilizzare l&#8217;astrattismo per ridefinire la realtà cosí come appare ai nostri occhi, alla ricerca di un ripensamento del concetto di rappresentazione della realtà.</p>
<p>Ma non è solo astrattismo, quel che si percepisce nelle sue opere: c&#8217;è anche, e forte, una profonda attenzione alla realtà concreta ed ai suoi concretissimi problemi: specie animali in via di estinzione, il degrado ecologico, l&#8217;importanza della figura femminile, dei suoi diritti e della sua individualità.</p>
<p>L&#8217;opera in esposizione fa parte del progetto più ampio intitolato Art for Mother Earth, con il quale Maria Rita intende richiamare lo spettatore ad una impressione duratura e foriera di riflessione sui temi dei nostri tempi.</p>
<h3>Guglielmo Mattei</h3>
<p>Guglielmo Mattei dice di se stesso di essere un classico: perché ama dipingere paesaggi e ritratti, perché ama la Scuola Romana, perché insegna greco e latino.</p>
<p>Questa sua classicità però la esprime con forme solo in parte tradizionali: le sue tele sono coperte da carta, perché, dice Guglielmo, la raffigurazione artistica si distingue dalla realtà in quanto &#8220;in qualche maniera, ci si può giocare&#8221;.</p>
<p>Carta che viene lacerata, bagnata, bruciata &#8211; come anche la figura dipinta viene modificata &#8211; anche per esprimere l&#8217;inquietudine che è la cifra di questo nostro tempo.</p>
<p>Le sue opere in esposizione per Giovani Talenti sono cinque, e fanno parte del progetto Arboreto Romano: pini e palme che Mattei ama ritrarre perché ama la natura e gli alberi e perché li vede come entità capaci di rappresentare Roma anche nella sua capacità &#8211; classica! &#8211; di inclusione.</p>
<p>Guglielmo Mattei è il vincitore della ha vinto il primo Premio Internazionale La Pigna, per l&#8217;anno 2022.</p>
<p>Giovani Talenti sarà alla Galleria La Pigna dall&#8217;11 al 21 gennaio 2023.</p>
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Radio 21 aprile Web per Artmundcast ha raccolto alcuni spunti da tre degli artisti che esporranno dall&#8217;11 al 21 gennaio le loro opere.
Giulia Pissagroia
Giulia Pissagroia, grafica pubblicitaria, pittrice, fotografa, ha al suo attivo diversi riconoscimenti e mostre: ha partecipato alla Rome Art Week 2022 con la personale Sensus Fugit presso il Laboratorio Fotosciamanna, e a due collettive presso la Galleria Monogramma di via Margutta per Scatti 2 e Scatti 3.
Fa parte della community di fotografe e fotografi di Riprendiamoci Roma e nel 2022 ha ricevuto una menzione d&#8217;onore Gold per il Budapest International Foto Awards. Inoltre e arrivata tra i fibìnalisti del Tokio Foto Awards.
La sua è una passione quasi &#8220;violenta&#8221; per l&#8217;arte: &#8220;non c&#8217;è giorno in cui io non mi dedichi alla ricerca artistica&#8221;, dice,
perché con le sue opere intende  &#8220;dare un volto al mondo interiore rendendolo così tangibile e concreto&#8221; e contemporaneamente, &#8220;tradurre la realtà, astraendola&#8221;.
In mostra presenta un&#8217;opera con tecnica mista, pittura e fotografia, che rappresenta il frammento di un progetto più ampio con il quale intende accostare due modi di interpretare la realtà che vede. 
Maria Rita Azzàro
Maria Rita Azzàro è una giovane donna decisamente poliedrica: scrittrice di romanzi e monologhi teatrali, blogger, pittrice astratta e figurativa.
Ama utilizzare l&#8217;astrattismo per ridefinire la realtà cosí come appare ai nostri occhi, alla ricerca di un ripensamento del concetto di rappresentazione della realtà.
Ma non è solo astrattismo, quel che si percepisce nelle sue opere: c&#8217;è anche, e forte, una profonda attenzione alla realtà concreta ed ai suoi concretissimi problemi: specie animali in via di estinzione, il degrado ecologico, l&#8217;importanza della figura femminile, dei suoi diritti e della sua individualità.
L&#8217;opera in esposizione fa parte del progetto più ampio intitolato Art for Mother Earth, con il quale Maria Rita intende richiamare lo spettatore ad una impressione duratura e foriera di riflessione sui temi dei nostri tempi.
Guglielmo Mattei
Guglielmo Mattei dice di se stesso di essere un classico: perché ama dipingere paesaggi e ritratti, perché ama la Scuola Romana, perché insegna greco e latino.
Questa sua classicità però la esprime con forme solo in parte tradizionali: le sue tele sono coperte da carta, perché, dice Guglielmo, la raffigurazione artistica si distingue dalla realtà in quanto &#8220;in qualche maniera, ci si può giocare&#8221;.
Carta che viene lacerata, bagnata, bruciata &#8211; come anche la figura dipinta viene modificata &#8211; anche per esprimere l&#8217;inquietudine che è la cifra di questo nostro tempo.
Le sue opere in esposizione per Giovani Talenti sono cinque, e fanno parte del progetto Arboreto Romano: pini e palme che Mattei ama ritrarre perché ama la natura e gli alberi e perché li vede come entità capaci di rappresentare Roma anche nella sua capacità &#8211; classica! &#8211; di inclusione.
Guglielmo Mattei è il vincitore della ha vinto il primo Premio Internazionale La Pigna, per l&#8217;anno 2022.
Giovani Talenti sarà alla Galleria La Pigna dall&#8217;11 al 21 gennaio 2023.
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	<title>Ludovico Pratesi</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/ludovico-pratesi/</link>
	<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 02:13:29 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Ludovico Pratesi, curatore e critico d&#8217;arte, collaboratore del quotidiano La Repubblica, Direttore Artistico di <a href="https://www.spaziotaverna.it/">Spazio Taverna</a>&#8230; e molto molto altro, affronta con lucidità e talvolta parole affilate &#8211; d&#8217;altronde, quanno ce vo&#8217;, ce vo&#8217; &#8211; il tema della straordinaria ricchezza di Roma e della sua necessaria &#8220;gestione&#8221;.</p>
<p>
Chiamare Roma città d&#8217;arte è riduttivo, chiamarla città eterna certo affettuoso ma ancora non sufficiente: Roma ha una straordinaria unicità che permette a chi la sa vivere di aprire occhi e pensiero su passato, presente e futuro contemporaneamente.</p>
<p>
C&#8217;è però un &#8220;biglietto&#8221; necessario, per potere accedere a tanta visione: ed è la visione &#8211; se non la visionarietà &#8211; di chi gestisce e cura i suoi molti tesori di ogni tempo, una visone che deve permettere la riattivazione del passato mediante il futuro, garantendo e moltiplicando il dialogo tra quei tesori, e facendone così il nostro presente.</p>
<p>In pochi minuti Pratesi individua l&#8217;unicum di Roma &#8211; amatissima e pertanto capace di ottenere perdono anche quando deve superare alcuni difetti di organizzazione &#8211; e disegna la via per il superamento di un certo immobilismo: la polvere dei secoli non è grave quanto quella che si accumula quando manca il necessario dialogo non solo tra le istituzioni, ma anche tra le gestioni ed il pubblico, soprattutto quello dei giovani.</p>
<p>Ossia: uno sguardo sul futuro dell&#8217;arte a Roma partendo come è necessario &#8211; oltre che affascinante &#8211; dal suo passato.</p>]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[Ludovico Pratesi, curatore e critico d&#8217;arte, collaboratore del quotidiano La Repubblica, Direttore Artistico di Spazio Taverna&#8230; e molto molto altro, affronta con lucidità e talvolta parole affilate &#8211; d&#8217;altronde, quanno ce vo&#8217]]></itunes:subtitle>
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Chiamare Roma città d&#8217;arte è riduttivo, chiamarla città eterna certo affettuoso ma ancora non sufficiente: Roma ha una straordinaria unicità che permette a chi la sa vivere di aprire occhi e pensiero su passato, presente e futuro contemporaneamente.</p>
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C&#8217;è però un &#8220;biglietto&#8221; necessario, per potere accedere a tanta visione: ed è la visione &#8211; se non la visionarietà &#8211; di chi gestisce e cura i suoi molti tesori di ogni tempo, una visone che deve permettere la riattivazione del passato mediante il futuro, garantendo e moltiplicando il dialogo tra quei tesori, e facendone così il nostro presente.</p>
<p>In pochi minuti Pratesi individua l&#8217;unicum di Roma &#8211; amatissima e pertanto capace di ottenere perdono anche quando deve superare alcuni difetti di organizzazione &#8211; e disegna la via per il superamento di un certo immobilismo: la polvere dei secoli non è grave quanto quella che si accumula quando manca il necessario dialogo non solo tra le istituzioni, ma anche tra le gestioni ed il pubblico, soprattutto quello dei giovani.</p>
<p>Ossia: uno sguardo sul futuro dell&#8217;arte a Roma partendo come è necessario &#8211; oltre che affascinante &#8211; dal suo passato.</p>]]></content:encoded>
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Chiamare Roma città d&#8217;arte è riduttivo, chiamarla città eterna certo affettuoso ma ancora non sufficiente: Roma ha una straordinaria unicità che permette a chi la sa vivere di aprire occhi e pensiero su passato, presente e futuro contemporaneamente.

C&#8217;è però un &#8220;biglietto&#8221; necessario, per potere accedere a tanta visione: ed è la visione &#8211; se non la visionarietà &#8211; di chi gestisce e cura i suoi molti tesori di ogni tempo, una visone che deve permettere la riattivazione del passato mediante il futuro, garantendo e moltiplicando il dialogo tra quei tesori, e facendone così il nostro presente.
In pochi minuti Pratesi individua l&#8217;unicum di Roma &#8211; amatissima e pertanto capace di ottenere perdono anche quando deve superare alcuni difetti di organizzazione &#8211; e disegna la via per il superamento di un certo immobilismo: la polvere dei secoli non è grave quanto quella che si accumula quando manca il necessario dialogo non solo tra le istituzioni, ma anche tra le gestioni ed il pubblico, soprattutto quello dei giovani.
Ossia: uno sguardo sul futuro dell&#8217;arte a Roma partendo come è necessario &#8211; oltre che affascinante &#8211; dal suo passato.]]></itunes:summary>
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	<title>Claudio Strinati sull&#8217;arte contemporanea</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/claudio-strinati-sullarte-contemporanea/</link>
	<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 09:18:55 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Claudio Strinati, non solo storico e critico d&#8217;arte, ma anche musicologo e giornalista, ha all&#8217;attivo numerosi libri dedicati all&#8217;arte classica.</p>
<p>In questa intervista per <a href="https://e-zine.it/podcast/angelo-cricchi/">Artmundcast</a> però ci parla della sua visione dell&#8217;arte contemporanea: l&#8217;arte che si fa in questo periodo in cui viviamo, dice Claudio Strinati; ma anche arte che si condivide &#8211; ed allora, dice Strinati, io posso sentirmi contemporaneo di Picasso, o di Caravaggio.</p>
<p>Insomma, il concetto espresso è che l&#8217;arte deve sempre essere un dialogo tra chi compie l&#8217;opera e chi la guarda.</p>
<p>In questo senso diventa contemporanea, perché è ora che il dialogo avviene.</p>
<p>Certo l&#8217;attuale contemporaneità ha alcune caratteristiche, spiega Claudio Strinati, che sono quelle della tecnica: computer e intelligenza artificiale; e poi il fatto che la possibilità di vedere e di farsi vedere è decisamente aumentata per la presenza dei social e della loro utilizzazione da parte degli artisti.</p>
<p>Strinati osserva infine come Roma, tradizionalmente classicista, si stia aprendo ad una maggiore dedizione al contemporaneo: è questo un fermento che va accolto con ottimismo, perchè questa attenzione permette anche l&#8217;apertura all&#8217;arte contemporanea non solo italiana, e forse neppure solo europea, dato che anche il &#8220;resto del mondo&#8221; si esprime in questo campo e lo fa in maniera davvero interessante.</p>
<p>Artmundcast è il podcast di Radio 21 aprile Web dedicato all&#8217;arte contemporanea a Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
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<p>In questa intervista per <a href="https://e-zine.it/podcast/angelo-cricchi/">Artmundcast</a> però ci parla della sua visione dell&#8217;arte contemporanea: l&#8217;arte che si fa in questo periodo in cui viviamo, dice Claudio Strinati; ma anche arte che si condivide &#8211; ed allora, dice Strinati, io posso sentirmi contemporaneo di Picasso, o di Caravaggio.</p>
<p>Insomma, il concetto espresso è che l&#8217;arte deve sempre essere un dialogo tra chi compie l&#8217;opera e chi la guarda.</p>
<p>In questo senso diventa contemporanea, perché è ora che il dialogo avviene.</p>
<p>Certo l&#8217;attuale contemporaneità ha alcune caratteristiche, spiega Claudio Strinati, che sono quelle della tecnica: computer e intelligenza artificiale; e poi il fatto che la possibilità di vedere e di farsi vedere è decisamente aumentata per la presenza dei social e della loro utilizzazione da parte degli artisti.</p>
<p>Strinati osserva infine come Roma, tradizionalmente classicista, si stia aprendo ad una maggiore dedizione al contemporaneo: è questo un fermento che va accolto con ottimismo, perchè questa attenzione permette anche l&#8217;apertura all&#8217;arte contemporanea non solo italiana, e forse neppure solo europea, dato che anche il &#8220;resto del mondo&#8221; si esprime in questo campo e lo fa in maniera davvero interessante.</p>
<p>Artmundcast è il podcast di Radio 21 aprile Web dedicato all&#8217;arte contemporanea a Roma.</p>
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In questa intervista per Artmundcast però ci parla della sua visione dell&#8217;arte contemporanea: l&#8217;arte che si fa in questo periodo in cui viviamo, dice Claudio Strinati; ma anche arte che si condivide &#8211; ed allora, dice Strinati, io posso sentirmi contemporaneo di Picasso, o di Caravaggio.
Insomma, il concetto espresso è che l&#8217;arte deve sempre essere un dialogo tra chi compie l&#8217;opera e chi la guarda.
In questo senso diventa contemporanea, perché è ora che il dialogo avviene.
Certo l&#8217;attuale contemporaneità ha alcune caratteristiche, spiega Claudio Strinati, che sono quelle della tecnica: computer e intelligenza artificiale; e poi il fatto che la possibilità di vedere e di farsi vedere è decisamente aumentata per la presenza dei social e della loro utilizzazione da parte degli artisti.
Strinati osserva infine come Roma, tradizionalmente classicista, si stia aprendo ad una maggiore dedizione al contemporaneo: è questo un fermento che va accolto con ottimismo, perchè questa attenzione permette anche l&#8217;apertura all&#8217;arte contemporanea non solo italiana, e forse neppure solo europea, dato che anche il &#8220;resto del mondo&#8221; si esprime in questo campo e lo fa in maniera davvero interessante.
Artmundcast è il podcast di Radio 21 aprile Web dedicato all&#8217;arte contemporanea a Roma.
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	<title>Angelo Cricchi</title>
	<link>https://e-zine.it/blog/podcast/angelo-cricchi/</link>
	<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 18:39:55 +0000</pubDate>
	<dc:creator><![CDATA[E-zine]]></dc:creator>
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	<description><![CDATA[<p>Angelo Cricchi è nato a Roma, in Italia. Dopo una lunga carriera come atleta professionista, la sua passione si rivolge alla fotografia e all’arte.
Come direttore creativo ha curato lo start up di “Mia le Journal magazine” (2013/2017) e attualmente è direttore creativo di FLEWID, una pubblicazione internazionale che dal 2017 si occupa di Fluidità utilizzando i media dell’arte, della fotografia e della moda. E IRÆ un prodotto editoriale che affronta i temi della sostenibilità e dell’ambiente Come fotografo di moda ha collaborato con le più prestigiose riviste internazionali, realizzando editoriali e ritratti di celebrità. Nel 1997 Angelo Cricchi ha fondato la sua società di produzione, “Lostandfound”, per la quale ha creato campagne pubblicitarie per clienti come Kenzo, Miss Sixty e Gucci. Dal 2001, Cricchi si dedica alla regia di cortometraggi, documentari e video d’arte. I suoi lavori sono stati esposti in musei e istituzioni private in Italia, Olanda, Francia e Austria. Vive e lavora a Roma.</p>]]></description>
	<itunes:subtitle><![CDATA[Angelo Cricchi è nato a Roma, in Italia. Dopo una lunga carriera come atleta professionista, la sua passione si rivolge alla fotografia e all’arte.
Come direttore creativo ha curato lo start up di “Mia le Journal magazine” (2013/2017) e attualmente è dir]]></itunes:subtitle>
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Come direttore creativo ha curato lo start up di “Mia le Journal magazine” (2013/2017) e attualmente è direttore creativo di FLEWID, una pubblicazione internazionale che dal 2017 si occupa di Fluidità utilizzando i media dell’arte, della fotografia e della moda. E IRÆ un prodotto editoriale che affronta i temi della sostenibilità e dell’ambiente Come fotografo di moda ha collaborato con le più prestigiose riviste internazionali, realizzando editoriali e ritratti di celebrità. Nel 1997 Angelo Cricchi ha fondato la sua società di produzione, “Lostandfound”, per la quale ha creato campagne pubblicitarie per clienti come Kenzo, Miss Sixty e Gucci. Dal 2001, Cricchi si dedica alla regia di cortometraggi, documentari e video d’arte. I suoi lavori sono stati esposti in musei e istituzioni private in Italia, Olanda, Francia e Austria. Vive e lavora a Roma.</p>]]></content:encoded>
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	<itunes:summary><![CDATA[Angelo Cricchi è nato a Roma, in Italia. Dopo una lunga carriera come atleta professionista, la sua passione si rivolge alla fotografia e all’arte.
Come direttore creativo ha curato lo start up di “Mia le Journal magazine” (2013/2017) e attualmente è direttore creativo di FLEWID, una pubblicazione internazionale che dal 2017 si occupa di Fluidità utilizzando i media dell’arte, della fotografia e della moda. E IRÆ un prodotto editoriale che affronta i temi della sostenibilità e dell’ambiente Come fotografo di moda ha collaborato con le più prestigiose riviste internazionali, realizzando editoriali e ritratti di celebrità. Nel 1997 Angelo Cricchi ha fondato la sua società di produzione, “Lostandfound”, per la quale ha creato campagne pubblicitarie per clienti come Kenzo, Miss Sixty e Gucci. Dal 2001, Cricchi si dedica alla regia di cortometraggi, documentari e video d’arte. I suoi lavori sono stati esposti in musei e istituzioni private in Italia, Olanda, Francia e Austria. Vive e lavora a Roma.]]></itunes:summary>
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